lunedì 7 agosto 2017

Cambio di identità.

           

Sono perfettamente cosciente di ciò che mi viene riferito in questa stanza disadorna; naturalmente ascolto tutto quanto con molta attenzione ed intanto cerco di comprendere quale persona sia proprio quella che sembra aver agito esattamente come se fosse un’altra me stessa pur non essendolo. Abbasso la testa, non guardo nessuno, peraltro sono tutti uomini qua dentro esclusa me, e cerco con attenzione di non fare alcun accenno alle loro accuse, soprattutto evitando ogni espressione troppo esaustiva a margine delle parole che sottolineano tutti i fatti messi in elenco. Si comprenderà penso, prima o dopo, che non sono stata io a compiere quei gesti e quegli atti negativi. Ne sono certa, senza ombra di dubbio, per questo adesso non ho proprio niente da dire a mio discapito.
Non capisco neppure come la mia identità, o meglio quella di una donna che mi assomiglia molto, possa essere entrata in questa storia; mi pare impossibile che qualcuno mi sospetti di comportamenti così aberranti come dicono tutti, quando io non ne ricordo neppure una minima parte, tanto che pur essendo convinta che venga detta la pura verità sui fatti e su ogni vicenda, e che tutto quanto sia veramente accaduto, penso che tutto deve essere stato causato semplicemente da una persona che magari mi assomiglia e basta. Chiudo gli occhi: non è quasi possibile che possa essere accusata davvero di cose di quel genere, e forse per questo, per l’assurdità delle imputazioni che loro riferiscono, mi viene quasi da ridere. Rido difatti, anche sguaiatamente, senza decidere di fermarmi neppure quando mi invitano a farlo, ed i presenti proprio per lo stesso motivo si guardano tra loro, forse si formano così una qualche opinione più leggera nei miei confronti penso, anche se evidentemente almeno per adesso non si fidano affatto delle cose che tento di proporre a mio discapito.
Non sono io, dico alla fine, ed adesso sono loro che si mettono a ridere, visto che queste persone conoscono più cose nei miei confronti di quante almeno a tratti sembra ne sappia addirittura io stessa. Forse c'è qualcuno che ha rubato la mia identità dico, probabilmente c’è una sosia di me che sta mettendomi deliberatamente in questa posizione così difficile. Sembra un incubo, una storia impossibile messa in piedi per farmi quasi credere di essere un’altra. Riprendo a ridere, cosa mi importa, nessuno può farmi niente finché nego ogni addebito ed ogni responsabilità, anche se loro sono dei bravi poliziotti.
Dicono che ormai non ci sono dubbi e che io non possa fare altro che confessare, ma a me a queste parole viene naturale volgere lo sguardo da tutta un’altra parte, e disinteressarmi di ogni cosa. Loro scrivono, qualsiasi parola venga detta, anche quella appena accennata, o magari solo suggerita, e forse anche i miei stessi pensieri vengono tutti scritti dettagliatamente sulla carta. Poi una volta terminata la relazione mi dicono di firmarla, ma io non voglio firmare niente dico ad alta voce, e con questo ribadisco che tutto quanto hanno appena spiegato è semplicemente riferito ad una persona che non sono io, ad un’altra donna insomma. Si grattano la testa, dicono che adesso ricominceranno tutto dall’inizio, così partono a chiedermi il nome, il sesso, la data di nascita, il posto dove abito, ed è in questa maniera che io adesso mi invento di sana pianta un'identità che assolutamente non corrisponde a nessuna delle cose che loro dicono di me, riferendo dei connotati che sono di una qualche persona che nessuno neppure conosce, naturalmente perché frutto soltanto di questa mia fantasia.
Ed improvvisamente cambia tutto. Mi credono adesso, spiegano che  si sono convinti, dicono che a loro dispiace, ma che c'è stato un evidente errore di persona, poi si alzano, mi stringono la mano uno dopo l’altro, lasciano semplicemente che mi allontani, che vada via da lì. Esco quindi da quella stanza maledetta, e mi sento quasi incredula anche  se contenta: non sono mai stata così orgogliosa di me stessa come adesso penso; meglio cambiarsi personalità ogni tanto, rifletto mentre sono già arrivata in strada, almeno quando è possibile.


Bruno Magnolfi