domenica 9 novembre 2025

Maggioranza vincente.


            <<Dobbiamo rassegnarci>>, dicono alcuni; <<osservare le cose con un certo distacco, e poi preoccuparci soltanto di mandare avanti le nostre giornate in maniera individuale, senza mostrare mai alcuna pretesa diversa>>. Poco per volta quindi io mi sono rassegnato, perché credo che comunque non ci sia alcuna possibilità di riscatto per quello che ho cercato di essere con la mia pretenziosa coerenza per certi ideali forse del tutto fuori dal tempo, e con la mia assurda voglia di sentirmi più utile o magari anche attivo in un processo di cambiamento in cui le persone come me sono sempre lontane dal sentirsi capaci di stare all’interno dell’attualità, per quanto tutto possa mostrarsi in una fase di sgretolamento, almeno agli occhi di alcuni. Certe volte dopo il lavoro mi infilo in un caffè per uomini, dove si parla molto di cose leggere, senza mostrare mai troppo impegno, e nelle poche occasioni quando ho provato a dire qualcosa di diverso dagli altri, tutti intorno a me hanno abbassato lo sguardo e la propria voce, come ad evidenziare il grave errore in cui stavo cascando. <<Non pensare in questo modo>>, mi dicono loro; <<così ti metterai sempre al margine delle cose migliori, e sarai trattato come uno che non conta un bel niente>>. Annuisco, in questi casi, poi torno nella mia casa dove vivo da solo, ed accendo la televisione, tanto per distrarre i pensieri e riflettere su altro.

            <<Abbiamo inventato per voi un nuovo gioco stasera>>, dicono sempre dentro lo schermo; <<perché è giusto lasciare le preoccupazioni a coloro che ci dirigono, e concentrare la mente solo su distrazioni ed intrattenimenti>>. Sorrido, anche se non sarei troppo d’accordo. Non capisco però il motivo per cui mi trovo sempre polemico su quanto viene proposto, ed anche se mi impegno ad osservare quei passatempi proposti, non mi diverto poi molto, o almeno non come invece sembra proprio facciano tutti. Lo so, lo capisco benissimo che in questa maniera tendo sempre di più ad isolarmi, che con il mio modo di affrontare anche le cose comuni lascio che chi mi sta attorno prenda le distanze da me, e magari rida alle mie spalle per la mia pretesa di spiegare sempre ogni aspetto delle giornate che scorrono. <<Lascia perdere>>, dicono persino i miei vicini di casa, <<tanto non otterrai mai un bel niente nel proseguire ad incaponirti in codeste riflessioni>>. Alla fine, mi ritrovo a stare in pace con tutti soltanto quando sono da solo, quando posso pensare e mettere a punto anche con una certa intensità ciò che mi sembra maggiormente adeguato, compreso il disaccordo che medito continuamente nei confronti di ciò che sostengono gli altri.

            <<Sei strano>>, dicono a volte quelli; ed io, anche se in qualche occasione lo reputo quasi un complimento, in altri momenti mi pare che questa sia soltanto una maniera offensiva di trattare ogni mio comportamento, come se i miei argomenti non avessero nessuna ragione per essere espressi, e solo il silenzio fosse l’unico risultato plausibile per il mio modo di avvertire le cose. Allora mi osservo intorno: <<Non hai nessuna possibilità>>, sembra che dicano in molti, <<se non quella di accettare il punto di vista comune, ed infine comportarti nella maniera di tutti, anche se qualcosa prosegue a ruotare nella tua testa in maniera diversa. Con il tempo potrai migliorare, e poi renderti conto che è meglio anche per te non avere delle opinioni diverse dal pensare corrente>>. Mi sto convincendo, dico la verità, perché non posso certo proseguire ancora per molto nel mandare avanti le mie giornate come fossi una persona differente da tutti coloro che incontro, e che apparentemente sono proprio come sono io, anche se non tentano neppure di avere un’opinione più personale, come invece io troppo spesso cerco di fare. Credo che dovrei annullare poco per volta il mio pensiero individuale, ed abbracciare quello comune, anche se non sono per niente sicuro sia migliore del mio.

            In certi momenti mi ritrovo ad osservare le persone che frequentano, proprio come me, questo caffè per soli uomini, e mi pare addirittura di non avere nessun argomento da spartire con loro, tanto da sedermi ad un tavolino da solo ad osservare semplicemente i passanti che camminano sopra il marciapiede di fronte. Molto tempo addietro avevo spesso creduto che ogni opinione avesse la possibilità di essere discussa e riflettuta tra quegli individui che tendono al miglioramento costante della realtà, ma poco per volta mi sono dovuto ricredere, fino al punto di immaginare un mondo sempre più statico, concentrato sull’eliminazione costante dei dubbi e delle incertezze che nascono nella mente di qualcuno quando non riesce ad accettare il proprio percorso assegnato.

            <<Devi andartene>>, mi diranno forse un giorno di questi; <<hai dimostrato di non essere in grado di comprendere come tutto sia già stato deciso, e che la tua opinione adesso non serve proprio a nessuno, se non a confondere le idee di chi ormai ha già scelto, una buona volta, nel dimostrare il bisogno di ognuno di noi di stare dalla parte vincente della maggioranza delle persone>>.

 

            Bruno Magnolfi

giovedì 6 novembre 2025

Forse domenica.


            Vorrei andarmene, penso, anche se in quel caso non avrei la più pallida idea verso dove sarebbe possibile dirigere le mie povere ossa. La sensazione più intensa che provo generalmente è quella di non essere esattamente allineato alle persone che mi circondano, e di non sentimi capace di tirare avanti le giornate come invece vedo fare molte volte da molti altri. Sono un pesce fuor d’acqua, penso spesso, e devo al più presto possibile trovare l’elemento in cui sentirmi maggiormente a mio agio. Mi fermo anche oggi come ogni giorno nel solito circolino a buttar giù qualche birra, e tutti i frequentatori di quel locale sembrano contenti ogni volta di ritrovarsi e di scambiare tra loro i soliti discorsi. Qualcuno poi mi saluta, un paio mi battono una mano sopra la spalla, c’è aria di allegria generalmente, come sempre, eppure io continuo a pensare che non sia il posto giusto dove dovrei fermarmi a perdere del tempo. Mi siedo al bancone e calo la testa tra le mie spalle, osservando qualcosa davanti a me, come a cercare di isolarmi dagli altri, anche se penso non dovrebbe essere il caso di mostrarsi scostante in un posto del genere. Quasi tutti parlano dei fatti propri, raccontando di qualche guaio accaduto, oppure di qualche insolito colpo di fortuna, quasi a voler comunque definire degli aspetti generalmente piuttosto lontani dalla grigia normalità della giornata. Nessuno fortunatamente mi chiede niente, perché in quel caso non saprei proprio che dire.    

            Sorseggio con calma la mia birra e sorrido leggermente quando qualcuno mi lancia un saluto, ma penso fortemente che non dovrei proprio essere qui in mezzo a tutti gli altri. <<Era un pezzo che non ti facevi vedere>>, dice invece Ilio mentre si siede al mio fianco sul proprio sgabello. <<Già>>, dico io mentre penso intensamente di non avere alcuna voglia di avviare una vera conversazione con lui, peraltro come con nessun altro. <<La prossima domenica pensavamo di andare in gruppo a pescare sul fiume>>, fa lui per vedere che cosa ne possa pensare io di quell’idea, ma resto immobile e faccio subito cadere quell’argomento nel silenzio limitandomi ad annuire e a sorridere leggermente. <<Non devi darmi una risposta adesso>>, insiste lui; <<puoi rifletterci con calma, ed anche se non hai l’attrezzatura adatta non ha alcuna importanza: qualcuno di noi può prestarti tranquillamente la canna e tutto il resto che serve>>. Lo guardo un momento mentre finisco il mio bicchiere di birra, poi dico: <<Ci penserò, magari mi prende davvero la voglia di aggiungermi a voi>>, dico con calma mentre penso che quella sia l’ultima cosa a cui mi va di pensare. Invece dentro di me inizia a girare l’idea di prendere un treno, magari proprio domenica, e di andarmene da qualche parte dove non sono mai stato, senza neppure preoccuparmi di spingermi troppo lontano da qui.

            <<A te non piace pescare, mi immagino>>, insiste ancora Ilio; <<però non è male se pensi che tutto quello che c’è da fare è starsene in silenzio ognuno per conto proprio ad osservare un filo che sbuca dall’acqua>>. Annuisco, penso che in un vuoto del genere probabilmente si possa aprire lo spazio per qualche scherzo, giusto per ridere un po’, ed io in quel caso non mi sentirei per niente a mio agio. In fondo quello che mi piace di più nel fermarmi in questa birreria è pensare che da domani in avanti posso non tornarci più neppure una volta, ed evitare accuratamente persino di passare ancora da queste parti. Ritengo di essere un tipo solitario, uno che se ne sta volentieri per conto proprio, e poi penso di non essere mai stato capace di spiegare il mio vero stato d’animo neppure a chi mi gira attorno. <<D’accordo>>, gli dico; <<ci rifletterò su>>, mentre penso che domenica potrei davvero salire su un treno e farmi portare dove i binari desiderano. Mi basta andarmene lontano da qui, penso, e non preoccuparmi per niente di ritornare indietro e di sentirmi legato ad un posto come questo.

            Non mi interessa per niente che Ilio si renda conto o meno di quello che possa girarmi dentro la testa: lui è il tipo di persona che cerca di fare qualche risata coi suoi amici, e magari inventare qualche scherzetto per poter ridere anche di più, e poi non si preoccupa certo di cosa possa passare dentro la testa di chi si trova di fronte. Me ne vado, penso, non trovo niente che mi trattenga davvero da queste parti, ed anche se non so immaginare un posto verso cui andare, un posto che possa piacermi, dove possa stare bene e a mio agio, è andarmene quello che mi tira più di ogni altra cosa, e sparire dalla vista di Ilio e degli altri, senza lasciare dietro di me alcuna spiegazione. Dovrei farlo davvero, penso, perché non c’è niente che mi leghi a questi paraggi, che mi trattenga dal fare quello che mi passa da un attimo all’altro dentro la testa. Poi pago la birra e mi alzo dallo sgabello. <<Potrei venire con voi>>, dico improvvisamente a Ilio. <<Magari, se non riesco a fare una certa cosa che ho in mente da un po’. In fondo, non ci trovo niente di male nel trascorrere una domenica a pesca>>.

 

            Bruno Magnolfi

sabato 1 novembre 2025

Una volta per tutte.


            Sto fermo, osservo intorno a me le macchine e le persone che si muovono come ogni giorno in modo caotico dentro a questa città, e ritengo che tutti siano attirati da qualcosa che forse a me sfugge in questo momento, ma che vorrei prendere seriamente in considerazione una volta o l’altra. Ci sono i soldi che attraggono più di ogni altra cosa, sicuramente, ed anche se a me non sembrano un grande argomento per correre come dei pazzi attorno a qualcosa che resta comunque al disopra di chiunque e che purtroppo definisce per ciascuno gli aspetti più salienti di ogni giornata, ritengo che probabilmente sia addirittura giustificato comportarsi così. Adesso poi, mi muovo leggermente, appena di un passo in avanti, e lo faccio soltanto per osservare il tronco di un albero a bordo strada, sicuramente identico a tutti gli altri che tengono le radici affondate sotto all’asfalto, ma che insolitamente sembra abbia scelto di piegare il fusto e la chioma verso una direzione precisa. Non vorrei apparire uno sciocco, però sembra quasi che questa pianta avesse voluto indicare qualcosa durante la propria crescita, un interesse specifico, una necessità inspiegabile, una voglia poco comprensibile nel volgere sé stessa verso un punto preciso della zona urbana da cui è circondata.

            Seguo con lo sguardo il percorso tortuoso dei suoi rami e mi rendo conto che forse il suo protendersi è teso verso un albero simile a lei, non uguale però, e che rimane ad una distanza di quasi una quindicina di metri. Forse è un’attrazione naturale, rifletto, un bisogno anche del mondo vegetale di allontanare da sé la solitudine e l’isolamento, come se queste, pur essendo delle incapacità innate per avere dei veri rapporti coi propri simili, in fondo possono essere combattute in qualche maniera. Magari nell’aria le due piante riescono addirittura a trasmettersi delle essenze inavvertibili da chiunque altro, però efficaci tra loro, oppure a lanciarsi dei fiori nel periodo primaverile, magari affidandoli al vento favorevole. Forse le loro radici, sotto la crosta di asfalto di questo viale, non sono poi così distanti tra loro e col tempo sono riuscite ad allungarsi fino al punto di toccarsi a vicenda, ed intrecciare qualche sottile rizoma come per un gesto di amicizia e di fratellanza. Certo, sono uno sciocco, mi perdo in fantasie che sicuramente non hanno alcun senso, però è come se queste piante cercassero di fornire a chi le osserva un certo insegnamento, come se con la loro presenza mostrassero qualcosa a quelle persone sempre di corsa, qualcosa che di certo non riescono più a provare.

            Poi mi stringo nella mia giacca e riprendo a camminare. Non c’è una direzione precisa verso cui dirigermi, però vorrei tanto seguire l’insegnamento dell’albero e trovare un luogo dove possa fermarmi a parlare con qualcuno, scambiare delle opinioni, ascoltare le storie personali di individui con esperienze differenti dalle mie, e magari confrontarle senza fornire mai alcun giudizio. Entro in un locale dove ci sono dei tavolini ed è possibile sedersi davanti ad un caffè o a qualcosa da bere, e mi guardo attorno, cercando qualcuno che abbia le mie stesse intenzioni. Un anziano mi dice, guardandomi negli occhi per un momento, che oggi tutti hanno fretta, e che l’età alla fine dimostra invece che quella fretta è soltanto una sciocchezza incapace di produrre del bene. Annuisco, però poi cerco di spiegare che non è una questione di età, e che tutti quanti siamo circondati da una realtà talmente densa di spunti che non c’è bisogno di raggiungere la saggezza della vecchiaia per rendersene conto, e che basta soltanto imparare a soffermarsi sulle cose semplici che ci stanno attorno.

            L’anziano sembra quasi offeso, forse gli pareva più importante ciò che sosteneva lui, e alla fine si alza, mi dice buona giornata e quindi se ne va, come se non avesse travato in me una persona capace di comprendere ciò che desiderava affermare. Lo saluto a mia volta, poi mi rendo conto che è difficile trovare degli argomenti su cui si può essere tutti d’accordo, a meno che non si dimostri una superficialità che naturalmente non aiuta nessuno. Quando torno ad uscire da questo caffè mi pare di poter definire giusto il comportamento di tutti: bisogna correre, rifletto, è necessario evitare di pensare troppo agli elementi che costituiscono ogni porzione di una semplice giornata; va bene così, come se scivolare rapidamente sopra a qualsiasi argomento eviti di trattenere troppo a lungo il nostro pensiero divergente. La realtà, penso ancora, è fatta spesso in questo modo, e credo che soltanto alcune persone tra tante abbiano davvero interesse a coltivare la propria sensibilità nei confronti di ciò che è sotto agli occhi di tutti. Ma questo alla fine non ha alcuna importanza, visto che non saranno alcune tra queste persone che potranno cambiare davvero le cose. Tutto andrà avanti per proprio conto, penso infine con una certa tristezza, e gli sforzi che qualcuno farà per mostrare che esiste anche una strada diversa, probabilmente rimarranno incompresi, e forse saranno addirittura osteggiati, fino a convincere tutti quanti che la giusta direzione è quella già ormai stabilita, una volta per tutte.

 

            Bruno Magnolfi