domenica 11 aprile 2021

Solo tranquillità e sicurezza.

 

                   

            Il mio vicino di casa mi ha rivelato di provare in questo periodo un forte disagio. Naturalmente gli ho subito chiesto il motivo di tanta agitazione, ma lui non ha voluto spiegarmi un bel niente, se non che mi avrebbe chiarito tutto quanto appena gli fosse stato possibile, o meglio quando le cose per lui si sarebbero sistemate in una maniera decisamente più accettabile. Ho capito al volo che ci dovevano essere dei problemi legati alla sua famiglia, ma con lui non ho fatto alcun accenno verso questo aspetto, considerata la riservatezza con la quale generalmente in passato mi ha parlato dei suoi cugini e di quei tanti nipoti, sempre però abbassando un poco la voce, come a sottintendere quanto in realtà non trattasse quell’argomento troppo volentieri, forse proprio in considerazione del fatto che tutti loro sembrano quasi scansarlo, tanto che, a mia memoria, praticamente non si sono neanche più fatti vedere, neppure per fargli una semplice visita nelle ricorrenze o nei giorni di festa. Lui è stato sposato molti anni fa, anche se per un breve periodo, ma le cose fin da subito, poco dopo il suo matrimonio, non sembra siano andate affatto per il verso giusto con questa donna, una persona che purtroppo io non ho fatto in tempo a conoscere, e quindi il passo successivo a quell’immediato brutto periodo pare sia stato per lui il ricorso ad una frettolosa separazione, che a quanto sembra non ha lasciato in loro due neppure troppi strascichi sentimentali. Anzi, ripensandoci, la ragione esatta per cui è venuto ad abitare nell’appartamento di fianco al mio, è stata proprio quella di sistemarsi in una casa più piccola e con meno stanze di quella precedente, più adatta cioè ad una persona che vive da sola.

Adesso, il motivo per cui mi ha rivelato di questo suo nervosismo, probabilmente è legato al fatto di giustificare verso di me un comportamento più scostante del solito, almeno in questi ultimi giorni, cosa che sinceramente non avevo neanche notato; ma l'elemento che credo più saliente di tutti penso sia dato dal fatto che lui avrebbe una grande voglia di parlare dei suoi guai con qualcuno disposto con pazienza ad ascoltarlo, e non avendo sotto mano proprio nessun altro con cui aprirsi, almeno esattamente come sarebbe suo desiderio, ha pensato di usare proprio me, magari durante un giorno dei prossimi, come se fossi propriamente il suo confessore, ed è di questo pensiero adesso, se ho ben compreso, che si è premurato di mettermi al corrente. Non ho avuto niente da recriminare, e naturalmente neppure ho insistito con qualche domanda, oppure anche con delle richieste, che mostrassero un certo interesse di alcun tipo da parte mia, ed anche lui ha subito sterzato i suoi argomenti su qualcosa di più leggero, coronando le sue parole con un accento un po' spiritoso e probabilmente anche ironico, forse per stemperare l’atmosfera fattasi immediatamente pesante, salutandomi subito dopo con un sorriso e con una certa cortesia, proprio come fa quasi sempre, prima di rientrare, alla fine e piuttosto di fretta, dentro la sua abitazione. 

Non so cosa pensare: per nessuna ragione vorrei minimamente restare coinvolto a qualsiasi titolo in mezzo ai suoi guai, ed ancora meno mi piacerebbe dovergli dare dei consigli sui comportamenti che lui dovrebbe tenere verso persone che alla fine neppure conosco. Il mio desiderio più forte resta come sempre quello di stare alla larga da tutti i problemi che possono affliggere questo mio vicino di casa, anche se una certa curiosità nel conoscere la natura della sua agitazione mi pare del tutto normale, almeno da parte mia. In ogni caso è evidente il fatto che io proseguirò come sempre ad essere la stessa persona che sono stato fino ad oggi nei suoi confronti, immaginando che forse la cosa più importante che in questo momento mi viene richiesta da tutta la situazione, è proprio il cercare di essere il più possibile retto e deciso, almeno nei principi generali ai quali ho sempre prestato una fede sincera, ai miei ideali più fondanti di tutti insomma, anche per dare a chiunque mi conosca e che in qualche modo mi circonda ogni giorno, l'immagine di una persona che riesce a profondere tranquillità e sicurezza anche nelle piccole attività quotidiane.

 

Bruno Magnolfi

        

giovedì 8 aprile 2021

Azioni poco prevedibili.

 

Ormai lo guardo nella maniera esatta come si guarda un semplice insetto sotto ad una potente lente di ingrandimento. Lo vedo muoversi, dare corso giorno dopo giorno alle proprie abitudini, ai gesti consueti, alle normalità stratificate dall’uso, ed io lo osservo e lo studio, persino anticipando certe volte i suoi comportamenti, come se già conoscessi perfettamente i suoi processi mentali tipici, anche se poi non è del tutto vero, perché ogni tanto riesce in qualche modo anche a sfuggire alla mia immaginazione, con la capacità di meravigliarmi per qualche comportamento messo in opera in modo un po’ differente dal suo solito. Il mio vicino di casa è una persona prevedibile, questo è del tutto evidente, anche se in quello che fa, ogni volta che ne risulta capace, cerca con impegno di inserire una lettura personale delle proprie attività mentali e fisiche, quasi inserendovi qualche elemento vagamente estraneo a dei normali comportamenti, anche se non  giunge mai alla stravaganza, un po’ come se avesse paura di cadere nel rituale, nel risaputo, nella logica dei fatti già troppo definiti e ormai dati per scontati. Si perde nella ricerca dell’uso di parole forbite quando parla con me, oppure nell’insistenza con cui tiene pettinati i propri capelli, pur corti e anche radi, sempre in una certa stessa maniera; e poi gli abbinamenti di colore nelle sgargianti fioriture delle sue piantine, trapiantate nel giardinetto dietro casa secondo degli schemi sempre simmetrici, ed in certi casi addirittura insistenti e ripetitivi. La maggior parte delle volte non mi chiede neppure un parere su molte delle sue attività, tanto è convinto delle proprie scelte, anche se io immagino comprenda benissimo quali potrebbero essere nel caso le mie cortesi osservazioni.

Ci sono dei giorni in cui, desiderando uscire nel mio giardinetto, proprio mentre lui sembra intento a curare le sue piante e tutti i suoi fiori, mi preparo mentalmente alcuni temi su cui cercare di trascinarlo in quelle chiacchiere che immancabilmente sa approfondire con estrema agevolezza, giusto per comprendere meglio così quali siano le sue opinioni attorno a quegli argomenti, anche se, nella maggior parte delle volte, riesce con estrema facilità a coinvolgermi in altre diverse riflessioni che immediatamente sfuggono del tutto a quanto in precedenza mi ero riproposto. In certe occasioni sono stato persino portato a pensare che lui possa avere dentro di sé un innato e specializzato sesto senso, per riuscire in maniera così elegante e veloce a rovesciare i miei sparuti tentativi, e per trasformare ogni mio impulso in una sua diretta riflessione che va proprio a trattare subito di tutt’altre cose, tali da non permettermi più, in tutti quei casi, altri tentativi possibili. Scappa dalle mie argomentazioni, questo è il punto, tanto da togliermi spesso addirittura la voglia di proseguire a parlargli, lasciandomi senza parole e spesso sorridente, ma soltanto per un puro senso di gentilezza, immobile ad ascoltare i suoi deboli vaneggiamenti infiniti e inconcludenti.

Comunque, la cosa che più mi piace fare con il mio vicino di casa, rimane sempre e comunque l’osservazione attenta di ogni mossa che intraprende in modo diretto, oppure che tenta di compiere ma senza avere tutto il coraggio che serve per portarla in fondo. Spesso fingo di guardare da tutt’altra parte, mentre cerco di comprendere che cosa stia facendo, e in altri casi studio semplicemente gli orari in cui esce da casa, o ascolta i notiziari della radio, oppure telefona a qualcuno, senza togliere quei casi in cui inizia a parlare da solo a voce alta, lasciandomi la possibilità di seguire tutte queste cose grazie alle mura sottili che dividono simmetricamente i nostri appartamenti. Qualche volta vorrei addirittura disinteressarmi completamente di lui, e ciclicamente lo faccio per davvero, però solamente per un giorno o due magari, perché in seguito sento di non avere alcuna possibilità di resistere al richiamo che mi offre momento per momento, ed alla fine riesco soltanto a dar seguito al mio istinto e riprendere come sempre ad esaminare ogni sua mossa.

 

Bruno Magnolfi



martedì 6 aprile 2021

Condivisione.

 

Sento delle voci. Cerco subito di capire chi possa mai essere venuto oggi dal mio vicino di casa a fargli una visita, ma nonostante la parete che abbiamo in comune non sia neppure molto spessa, ugualmente non riesco a comprendere una sola parola di ciò che si dicono, pur avvertendo con grande chiarezza più di una voce provenire dall'appartamento di fianco al mio, neppure ponendo in aderenza l'orecchio sul muro, ma soltanto una specie di borbottio sommesso indistinto e poco significativo. Poi mi allontano da lì, vergognandomi leggermente per l'immagine da curioso che sto dando di me stesso, anche se naturalmente sono da solo in casa mia, però infine scosto le tendine del finestrone sul retro di casa, nell'attesa che qualcuna tra quelle persone che parlano tanto, magari si faccia almeno vedere nel giardinetto. Non riesco ad immaginare chi possano mai essere questi visitatori, però provo un certo moto di fastidio nel rendermi conto come ci sia ancora qualcuno che si interessi davvero di questo mio vicino così insopportabile, almeno per come lo vedo io. Poi sento giungere dall'ingresso condominiale le parole di alcune persone che ormai si stanno salutando, ed infine, dopo un altro breve lasso di tempo, gli scatti dei portoni che si richiudono. Silenzio. Potrei andare da lui adesso, sicuramente rimasto ormai solo, accampando una scusa qualsiasi, tanto per saggiare il terreno e lasciarmi confidare le novità della giornata. Il mio vicino è un tipo che non ha segreti, e tutto ciò che conosce lo rivela con grande facilità. Però mi distraggo con delle cose da riordinare nella cucina del mio appartamento, ed alla fine non ci penso più e tralascio di fare qualsiasi altra cosa.

È soltanto più tardi che mi torna a pungolare la curiosità di conoscere chi erano quegli individui che hanno transitato nell'abitazione del mio vicino di casa. Lentamente, ma con una certa decisione, esco nel giardino sul retro del mio appartamento, e scorro lungo la recinzione in maniera da farmi vedere da lui, sempre che in questo momento abbia voglia di gettare almeno un'occhiata da questa parte. Mi soffermo ad osservare un cespuglio di rosmarino che ho sempre avuto, piantato e sviluppato in questa poca terra da sempre, tanto da immaginare che fosse parte della casa fin dalla sua costruzione. Perdo tempo osservando con interesse il muretto di cinta in fondo alla mia proprietà, saggio i mattoni intonacati come se fossero forse indeboliti oppure rotti, poi controllo la rete che lo sormonta, per rendermi conto che tutto sia davvero sotto controllo. Osservo le case poco distanti oltre questa debole barriera protettiva, tocco con la punta della mia scarpa una pietra di porfido del sottile camminamento lungo il giardino che già altre volte avevo notato come leggermente sporgente rispetto al piano, ed in tutte le operazioni che mi tengono così impegnato, mai neppure una volta volgo lo sguardo verso il finestrone vetrato della casa del mio vicino. Lui però sembra proprio che non mi abbia neanche notato, cosa piuttosto strana, addirittura poco consueta tra le abitudini a cui in genere è capace di dare seguito, considerando che praticamente non riesco mai a restare da solo ogni volta che esco qua fuori.

Sono quasi tentato di chiamarlo per nome a questo punto, però ancora mi trattengo, forse si farà vedere giusto tra un attimo, mi sorprendo a pensare, ma infine mi rendo conto che qualcosa è decisamente differente da come me lo sono immaginato. Rientro, chiudo di colpo il finestrone alle mie spalle per dare prova della mia presenza, poi mi siedo cercando di togliere dalla mente tutte le mie curiosità. Potrei sbattere qualcosa sulla parete che abbiamo in comune, rifletto, mostrargli inequivocabilmente che ho bisogno di lui, che ho necessità di sapere, voglia di venire a conoscenza di quanto in questo momento mi è quasi negato. Mi calmo, resto ancora per qualche momento seduto, ma poi mi rimetto in piedi, ed alla fine apro il portoncino che dà accesso lungo il pianerottolo, e suono con decisione il suo campanello. <<Giusto lei>>, dice aprendo il mio vicino di casa, giunto con molta calma e dopo un certo tempo ad aprirmi e a salutarmi. <<Mi ero appisolato sopra la poltrona>>, mi fa; <<però avevo anche io il desiderio di vedermi con il mio caro vicino per fare quattro chiacchiere. Spero non le dispiaccia>>.

 

Bruno Magnolfi

venerdì 2 aprile 2021

Riferimenti esatti.

          

            Oggi sono uscito per farmi un giro a piedi. Mi sono quasi spinto fino in centro, e nonostante non sia troppo abituato a camminare, non ho provato particolari apprensioni, e non ho neppure sentito troppa fatica fisica, fino a quando però, come fosse un approdo sicuro, non ho intravisto il solito caffè dove, quando capita, mi fermo volentieri a riprendere fiato e a ristorare il mio corpo. Mi sono fatto servire dei piccoli panini imbottiti ed anche un calice di birra alla spina, sedendo ad un tavolino appartato proprio in un angolo vicino alla vetrina. Poi ho sfogliato il quotidiano a disposizione dei clienti, e mi sono beato del gusto di indescrivibile sospensione che generalmente si respira là dentro. Mi piace molto stare in un locale del genere quando fuori le giornate appaiono belle e incoraggianti, e immaginare così anche la stessa passeggiata che mi attende, da qui fino a casa mia, come un vero viaggio di ritorno da chissà quale avventura, come se la giornata nella sua interezza fosse un evidente periplo da cui doversi divincolare, fino al ritrovo finale nel giusto valore da dare anche alle piccole cose, come ad esempio rientrare semplicemente in casa propria. Fuori intanto le persone passeggiavano in modo regolare lungo i marciapiedi, ed io ne osservavo sovrappensiero il costante flusso, comunque senza neppure concedere loro neanche troppa attenzione. Poi le cose hanno cambiato completamente di senso, perché quasi nascosto proprio dietro ad un gruppo di individui sparsi che camminando parlavano un po’ a gesti, mi è parso di vedere la sagoma del tutto inconfondibile del mio vicino di casa. Mi sono subito schermato  con il giornale che avevo accanto a me, ed ho sperato dapprima che non fosse veramente lui, ed in seguito che non avesse la voglia di entrare proprio dentro al mio locale.

Dopo un minuto invece è arrivato davvero, e peraltro mi ha adocchiato subito, addirittura mentre chiudeva la porta del caffè alle sue spalle, e si è diretto invariabilmente proprio verso di me, senza dubbio per salutarmi con la sua solita cortesia risaputa e insopportabile. Mi ha detto che era proprio una fortuna ed anche una combinazione particolare, il fatto di essersi ritrovati esattamente nello stesso luogo, ma da come lo ha spiegato ho avuto l'impressione quasi che mi avesse seguito per strada, ad iniziare chissà da dove, come fosse quasi incapace di tracciare dei percorsi autonomi da me e dalle mie passeggiate. Ho fatto cenno che poteva sedersi, naturalmente se lo desiderava, soprattutto per evitare di vederlo in piedi vicino a me con quel sorrisone stampato sul viso e quei suoi modi anche troppo ossequiosi. Come immaginavo, lui in un primo momento ha persino rifiutato, sostenendo di essere soltanto di passaggio, ma poi senza dir altro si è seduto, quasi prendendo una propria iniziativa. Allora gli ho offerto una birra esattamente come la mia e così il cameriere l'ha subito servita al tavolo e lui ne ha bevuto un sorso. <<Dobbiamo sentirci contenti anche di una semplice giornata di sole>>, ha detto poi, tanto per sentirsi dire da me che aveva proprio ragione. Poi mi ha parlato di alcune sciocchezze condominiali di cui è venuto a conoscenza negli ultimi giorni, ed infine ha attaccato come sempre con il suo tema preferito: i fiori che sbocciano in questo periodo e quelle piante che in primavera iniziano ad uscire dallo stato vegetativo. Ho annuito in silenzio, concentrato nella maniera più adatta a sfuggire alla sua eloquenza ed andarmene dal locale senza l' impiccio della sua presenza.

Lui deve aver capito la situazione a un tratto, e in virtù di questo si è alzato, mi ha spiegato che adesso doveva proprio andare e dopo altri cento saluti e ringraziamenti è uscito dal locale. Ho tirato un sospiro di sollievo, mi sono trattenuto per altri dieci minuti, poi ho pagato il conto e sono uscito anche io, rassicurato nella mia solitudine. Ho camminato con grande calma fino a casa, ho attraversato anche qualche strada traversa tanto per variare almeno qualcosa, e quando sono giunto nella via dove abito mi sono sentito bene, rassicurato dalla mia lunga passeggiata. Il mio vicino purtroppo era lì come quasi sempre, proprio accanto al nostro portone condominiale, mentre parlava con un conoscente. Mi ha guardato con espressione illuminata, ha fatto posto per farmi passare più agevolmente, e poi ha detto all'altro: <<Ecco qua la persona più cortese di tutto il quatiere>>, indicando me con il suo sguardo, ma riferendosi naturalmente all'altro.

 

Bruno Magnolfi

         

          

martedì 30 marzo 2021

Significati precisi.

 

            Oggi sono venuti a farmi una visita di cortesia certi parenti, così li ho fatti entrare in casa, ci siamo seduti, ho offerto loro qualcosa, poi abbiamo parlato del più e del meno, finendo immancabilmente per ricordare, con citazioni varie dei modi di dire o di fare, e anche rammentando a turno qualche piccolo aneddoto a loro attribuito, gli altri componenti, naturalmente ora assenti, della nostra grande famiglia, così come dicono loro: lo zio tale, la nonna instancabile, il nonno proverbiale, la biscugina emigrata, insomma tutti coloro che col trascorrere degli anni pare sempre siano stati i migliori e i più incredibili di tutti. Mi fa piacere in fondo mantenere i contatti con questi miei cugini, certamente sono da ritenere delle brave persone, anche se un po' troppo entranti e curiosi, almeno per me. Ad un tratto si sono affacciati al giardinetto sul retro, ed hanno salutato il mio vicino di casa, gesto questo che mi ha subito provocato irritazione, anche se ho trattenuto qualsiasi rimostranza nei loro confronti. Il mio vicino naturalmente non ha perso l'occasione per prodigarsi in sorrisi e discorsi magniloquenti sui suoi fiori e poi anche su di me, cosa che ha portato tutti a discorrere di qualsiasi argomento possibile per un tempo che a me è parso addirittura interminabile, tanto che ho dovuto interrompere tutti, a un certo punto, spiegando che purtroppo dovevo uscire di casa per un appuntamento, così in fretta mi sono liberato, anche se subito dopo ho dovuto dimostrare, se mai fossero rimasti in zona, che avevo da andare veramente in qualche posto.

            Ho preso la mia auto e mi sono fatto un giretto perciò, niente di particolare, giusto qualche strada del quartiere, per poi passare ad acquistare dei generi alimentari che nel momento in cui sono sistemati in dispensa, una volta o l’altra tornano sempre utilissimi. Quando infine sono tornato a parcheggiare la mia macchina nella strada dove abito, il mio vicino di casa, come già immaginavo, con la scusa di spazzare dalle poche foglie secche portate dal vento i due gradini davanti al portone condominiale della nostra palazzina, era lì che mi attendeva, sfoderando con un sorrisone il suo nuovo argomento acquisito: la simpatia manifesta, a suo spassionato parere, di tutti i miei parenti. Quello che temevo di più di fatto si è avverato: dare corda ad una persona insopportabile come lui, che non perde mai l’occasione per intrattenermi con le sue sciocchezze. Ho annuito naturalmente, ho spiegato che non li vedevo da diverso tempo, e che siccome non partecipo quasi mai ai pranzi rituali con la famiglia in occasione dei vari compleanni o per le festività maggiori, tendo in questo modo ad isolarmi da loro, anche se poi me ne dispiaccio. Ma subito ho pensato che il mio vicino non aveva il diritto di farmi parlare a ruota libera in questa maniera, per cui mi sono scusato e a testa bassa sono entrato nell’ingresso ed infine in casa mia.

Un impiccione, ho pensato in seguito con una certa irritazione, un vero ficcanaso che vuole sapere sempre qualcosa in più del dovuto sui fatti degli altri, sciaguratamente memorizzando con estrema rapidità tutto ciò che gli viene confidato, spesso e volentieri chiedendone conto in seguito, con quei suoi modi così untuosi e striscianti. Per cui ho sbattuto le mie compere dentro un armadietto e mi sono seduto sulla mia poltrona, ripensando a tutti i miei guai legati proprio all'avere un dirimpettaio con tale indole. In seguito mi sono dovuto rialzare per il nervosismo accumulato, ed allora sono uscito per un attimo nel giardinetto dietro casa cercando con lo sguardo proprio il mio vicino. Naturalmente lui era là come sempre a perdere del tempo, come fa addirittura troppo spesso. "Sono stanco", ho detto subito a voce alta, senza neppure riflettere alle conseguenze che il mio grido di dolore avrebbe potuto scatenare. Poi sono rimasto immobile e in silenzio. Lui mi ha guardato con stupore, poi lentamente ha lasciato allargare un leggero sorriso sul suo volto, ed a quel punto, in considerazione del mio comportamento sinceramente ambiguo, anch'io gli ho dovuto sorridere, come per togliere valore a quanto di negativo gli avevo appena urlato. Siamo rimasti così, a guardarci, quasi per un minuto o due, poi io ho voltato la faccia ed alla fine sono rientrato in casa. In fondo tutto quello che avevo intenzione di dirgli, lo avevo detto. Stava a lui adesso comprendere il significato più giusto da dare a tutta la faccenda.

 

Bruno Magnolfi

domenica 28 marzo 2021

Sottile parete divisoria.

 

            

            Lui in questo momento si trova dentro casa sua, dall’altra parte della parete che purtroppo abbiamo in comune. Lo immagino, ne sono sicuro proprio come lo avessi di fronte, mentre continua a trafficare intorno alle sue solite sciocchezze, e provo un sentimento quasi di repulsione verso tutto quello che riesce o non riesce a combinare nella sua giornata, rispecchiato con evidenza in questo suo perenne perdere del tempo che solo un pensionato con la sua indole è capace di innalzare a impegno, fino a farne una scienza vera e propria. Non mi decido neppure ad uscire nel giardinetto che si apre sul retro della mia abitazione, perché lui al solo vedermi potrebbe subito chiamarmi dall’altra parte della recinzione, e poi, attraverso la rete, prendere a parlarmi per ore delle medesime cose di sempre, come se a me davvero interessassero. Mi muovo con circospezione persino mentre rimango nascosto tra queste mie stanze di casa, in maniera da non permettergli di scoprire, provocando involontariamente qualche piccolo indesiderato rumore, la mia inequivocabile presenza dentro la mia abitazione, in modo tale da rendergli quasi insospettabili persino i miei comportamenti più ovvi e più abitudinari. Ci tengo alla mia privata solitudine, non vorrei mai che qualcuno tra coloro che mi conoscono fosse capace di inserirsi nella mia raggiunta intimità. Poi mi siedo, apro un libro scelto tra tanti, cerco di concentrarmi su qualcosa che non sia racchiuso tra queste quattro mura, anche se provo qualche fatica nel portare avanti questa operazione.

Anche il mio vicino di casa probabilmente sta leggendo qualcosa penso, o almeno lo presumo, ma sicuramente di una natura molto diversa dal mio libro. Ci possono anche essere delle piccole differenze nei comportamenti, minimi divari che rimangono comunque assolutamente incolmabili per quanto si cerchi di non dare loro troppa importanza, e poi forse lui, a pensarci bene, non possiede neanche sopra gli scaffali dei veri e propri libri, o se li ha non si è neppure mai provato nel leggerne qualcuno. E’ una persona senza pretese, un tizio come molti che si perde in tante piccole minuzie da osservare e di cui tenere conto, così come mi spiega certe volte quando ci incontriamo nell’ingresso condominiale che abbiamo in comune, o mentre passeggiamo nei nostri rispettivi giardinetti sul retro, e non riesce mai a dare la giusta importanza a cose che per me sono senz’altro più meritevoli di una certa attenzione. Peraltro non capisco proprio come si possa impegnarsi come fa lui nell'osservazione attenta del comportamento di una semplice farfalla, oppure nello studiare il percorso labirintico delle formiche sulla terra nuda, mentre si impegnano nel trasporto delle riserve di cibo fino alla loro tana segreta. Mi pare impossibile, ecco tutto. Un gettare al vento delle giornate intere che possono essere dedicate ad attività ben più importanti.

Mi distolgo poco per volta dai pensieri che nella mente mi si formano con spontaneità intorno al mio vicino di casa. Certe volte ho desiderato addirittura che se ne andasse, che cambiasse abitazione, ma alla fine mi è sempre sembrato che il suo esempio, pur negativo, fosse da considerarsi come un tipo di comportamento da cui prendere sempre le distanze, e quindi quasi una spinta per ognuno ad essere differente sia da lui che dai suoi atteggiamenti, lontano dai suoi modi di occupare la giornata, diverso, quasi come quegli elementi chimici che non si mescolano mai, non avendo proprio niente in comune, pur appartenendo di fatto ad una medesima categoria. Lo tollero, gli presto il sale oppure il caffè, quando rimane senza, e la stessa cosa fa anche lui nei miei confronti. Mi presto ad ascoltarlo quando certe volte dimostra di aver voglia di parlare con qualcuno, ma ciò non significa per niente che io ritenga di aver davvero qualcosa in comune con un personaggio di questa specie. E questo è dimostrato anche dal fatto che è quasi sempre lui a cercarmi, e che difficilmente avviene l'esatto contrario. Sono convinto che il mio vicino sia un individuo che poco per volta è stato lasciato solo da tutti quanti coloro che frequentava, ed io al contrario sono uno che ha sempre coltivato come qualcosa di fondamentale la propria solitudine. Il risultato nelle nostre rispettive giornate potrebbe apparire non molto differente a prima vista, ma nella sostanza so per certo che noi due siamo persone talmente distanti da apparire incolmabile la nostra separazione, anche se è soltanto una sottile parete a definirla.

 

Bruno Magnolfi

giovedì 25 marzo 2021

Argomenti futili.


            Oggi, naturalmente con tutta la circospezione che ci vuole in questi casi, ho accostato l’orecchio a quel benedetto portoncino interno, perfettamente simmetrico al mio rispetto al pianerottolo, dell’appartamento dove abita il mio vicino di casa, al piano rialzato di questa palazzina condominiale lungo una strada silenziosa, piuttosto fuori mano, ma caratterizzata da tanti piccoli giardinetti recintati, sia di fronte alla via, che dietro alle case di due o tre piani ben allineate tra di loro, dipinte esternamente con diversi colori chiari, e le persiane invece verniciate  tutte di verde. Sono già un paio di giorni che non avverto alcun movimento nelle sue stanze, in considerazione del fatto che abbiamo anche una parete praticamente in comune, e persino scrutando ad orari diversi il retro delle nostre abitazioni gemelle, non sono riuscito mai a vederne nemmeno la sagoma. Silenzio, anche in questo preciso momento, come se lui fosse partito per chissà dove, senza neanche avvertire. Così sono rientrato in casa mia, ma dopo poco, mosso da una forte apprensione per quello che eventualmente possa essergli accaduto, mi sono presentato di nuovo sopra al pianerottolo per bussare leggermente con la mano su quel legno lucido di colore scuro, sotto alla targhetta plastificata che riporta a stampatello il nome appuntato e il suo cognome.

            Nessuna risposta, così sono tornato dentro alle mie stanze lasciando la mente girare attorno a diverse congetture, tutte poco verosimili. Qualcosa di strano sta accadendo, ho riflettuto: un improvviso malore che lo ha portato a presentarsi personalmente ad un pronto soccorso, ad esempio; oppure qualche parente che lo ha richiamato a sé per qualche importante ragione; o ancora il bisogno improvviso ed irrinunciabile di allontanarsi immediatamente da tutto, salvo tornare indietro tra qualche giorno, forse tra una settimana, rinfrancato e magari più soddisfatto di sé. No, non erano queste le ragioni per cui il mio vicino adesso era assente, semplicemente perché lui di una cosa del genere mi avrebbe puntualmente informato, come fa sempre, anche fin troppo. Avrebbe detto il mio nome avvicinandosi alla recinzione divisoria dei nostri giardinetti, ma senza gridare troppo, con le sue maniere calme e pacate, e poi mi avrebbe spiegato tutto quanto, ne ero più che certo, perché sarebbe stato questo il suo stile, il suo modo normale di comportarsi.

   Ho girato dentro casa mia senza riuscire a decidere di fare qualcosa che alleggerisse i miei pensieri. La mia giornata sembra quasi risucchiata interamente da questa piccola preoccupazione, ho riflettuto, non lasciandomi la possibilità di fare altro. Così ho preso un piccolo foglietto di carta su cui scrivere un messaggio da attaccare alla sua porta, ma mi è subito venuto da ridere, soprattutto perché non è il caso che lui si senta troppo controllato con le mie attenzioni. Perciò ho lasciato perdere tutto quanto, ho indossato la giacca rimasta appesa all’attaccapanni e poi sono uscito, quasi a dimostrare la mia indipendenza, sia nei suoi confronti, che di tutte le sue strane faccende. Ho girato per qualche strada del quartiere senza darmi neanche una meta precisa, e non ho incontrato neppure una persona con cui poter scambiare qualche parola, così alla fine sono tornato verso casa. Ho rallentato gli ultimi passi, quasi per dare un po’ di tempo in più al mio vicino di casa per farsi vedere come sempre, ma poi, dopo qualche sguardo lanciato attorno, ho girato la chiave nel portone e sono tornato a sedermi come sempre sopra al mio divano. Ho acceso la televisione, subito di nuovo spenta, ho preso un giornale per leggere, poi un libro, infine sono tornato ad osservare dai vetri il giardino dietro casa mia, ed è stato in questo preciso momento che ho avvertito dei rumori provenire proprio da quella zona. Lui era là, esattamente in giardino, che girellava adesso sul vialetto come se niente fosse, tra le rose fiorite e le altre sue stupide piantine, mostrando, con chiaro distacco da tutto, che non si era mai neppure sognato di muoversi dalla sua abitazione. Ho pensato subito di chiamarlo, di chiedergli qualcosa in più, e dimostrargli anche le mie ormai superate preoccupazioni, ma poi sono tornato con indignazione a sedermi sul divano del salotto: cosa mi interessa di ciò che fa oppure non fa questo mio vicino di casa, ho riflettuto; basta non venga di nuovo da me per imbastire qualche nuovo argomento di conversazione, e ad annoiarmi.

 

            Bruno Magnolfi