giovedì 22 aprile 2021

Oltremodo cugini.

 

 

            Lei mi ha subito detto che ci sono stati dei momenti difficili, molti anni fa. <<Corrado in quel periodo sembrava diverso>>, ha proseguito, <<e quella donna che aveva preso per moglie lo stava facendo diventare completamente matto con le sue richieste. Fu allora che iniziò a chiedere dei soldi in prestito a tutti i suoi parenti>>. Angelica assapora lentamente il proprio caffè dalla tazza aspirando il liquido con un debole suono di risucchio cadenzato e insopportabile, come se il gusto di quella bevanda fosse soltanto una sua prerogativa. <<Nessuno tra i suoi cugini allora trovò il coraggio di fargli presente che i suoi debiti prima o dopo avrebbero dovuto essere onorati, e la faccenda andò avanti così per diverso tempo, insomma quasi un paio di anni, e io stessa peraltro gli fornii una discreta parte dei miei risparmi>>. Mi guardo attorno per un attimo: dentro al locale c’è il solito via vai di ragazzi che parlano e ridono, forse avrei preferito un luogo più tranquillo, comunque adesso il quadro che si sta delineando sembra piuttosto chiaro: ci sono delle cose, come avrei potuto sospettare fin dall’inizio, che il mio vicino di casa si è tenuto per sé, forse per vergogna, o magari soltanto per un personale superamento di quei fatti. <<Naturalmente nessuno di noi familiari gli fece firmare un solo foglio in cui si riconoscevano le somme date in prestito, ma in seguito, dopo la sua burrascosa separazione dalla moglie, oltre a qualche accenno velato su quei soldi, nessuno di noi gli ha mai imposto, e neppure timidamente chiesto, di restituirli indietro>>.

            Peraltro immagino facilmente come il mio vicino di casa non si sia minimamente preoccupato di rendere ai parenti quei prestiti, e che non abbia nemmeno cercato di restituirli un poco per volta, o impegnandosi almeno per una loro piccola parte, magari tentando di mettere insieme le somme con qualche lavoretto serale oltre l’orario di ufficio, anche per mostrare alla famiglia la sua buona volontà. Forse avrà addirittura pensato che quei quattrini sperperati in così poco tempo, costituissero una specie di risarcimento per il periodo complesso che aveva da poco attraversato, ed in seguito il suo più forte desiderio deve essere stato sicuramente quello di cancellare e dimenticarsi in fretta di tutto. Forse gli deve essere persino sembrato che non usare per niente la vecchia casa di campagna dei nonni, come invece stavano facendo assiduamente i suoi cugini con le loro rispettive famiglie, fosse una specie di risarcimento per quelle somme di denaro avute anni prima. <<Nessuno di noi si è mai sognato di portarlo alla rinuncia dell’eredità, oppure di fargli uno sgambetto economico per un semplice odioso dispetto tra parenti. Però il suo comportamento non è stato troppo corretto, ed anche se adesso vive da solo ed in perfetta tranquillità, ciò non significa che i gesti del passato siano da dimenticare con un colpo di spugna.

Annuisco, non posso fare altrimenti; comprendo che i rapporti familiari siano quasi arrivati fino ad un punto finale di rottura, in considerazione soprattutto dell’indifferenza di Corrado nei confronti delle necessità dei suoi cugini, e che quel compromesso, trovato in qualche maniera da tutti loro ma soltanto adesso, mediante l’azzeramento economico della sua parte di successione, fosse davvero l’unica strada per cancellare almeno qualcosa che non abbia lasciato alle spalle della sua famiglia soltanto indifferenza. <<Lei, signor Domenico, non è propriamente un suo amico, ma soltanto un conoscente, un vicino di casa, una persona sensibile che cerca di sistemare le cose semplicemente per uno spirito altruista, mi immagino>>, dice l’Angelica accendendosi una sigaretta e osservandomi con intensità. Questa donna ogni tanto ha dei gesti più rallentati di altri, come se adoperasse un impegno mentale maggiore per fare una cosa rispetto ad un’altra, come ad esempio guardarsi attorno, voltando leggermente gli occhi e la testa con una calma inverosimile, quasi operando una scansione completa di ciò che la può circondare. <<Certo, e adesso comunque mi pare chiara ogni cosa>>, dico io mentre faccio cenno di alzarmi dal tavolo per indicare pressoché terminata almeno la conversazione attorno a Corrado, <<in ogni caso mi ha fatto molto piacere conoscerla e parlare con lei>>, dico mentre sistemo dei soldi dentro al piattino per il cameriere. <<Certo, anche a me, naturalmente>>, fa lei, <<e magari più avanti si troverà l’occasione per prendere insieme un altro caffè, senza la necessità di parlare ancora di mio cugino>>. 

 

Bruno Magnolfi   

martedì 20 aprile 2021

Piena ragione.

         

            Sono arrivato in netto anticipo nel locale dove abbiamo stabilito di incontrarci, così mi sono seduto con calma ad un tavolo di una saletta in disparte, ed ho tirato fuori un taccuino su cui ho in mente di annotare almeno degli appunti. Non ho certo ripensato molto a tutta la faccenda di Corrado, il mio vicino di casa, soprattutto perché mi pare quasi impossibile che i suoi parenti abbiano davvero l’intenzione di trattarlo in modo così poco cortese, togliendogli la disponibilità di un bene di famiglia. Mi sembra comunque già un buon risultato essere riuscito ad avere alla svelta un appuntamento con sua cugina Angelica per parlarne per bene, tanto più che è mia intenzione eventualmente non insistere neanche troppo con lei sulle cose che mi potrebbe forse rivelare, confidando magari in un nuovo appuntamento tra un paio di settimane, sempre che non ci siano stati dopo questa volta i chiarimenti in cui sto proprio sperando, e che sono qui per domandarle. In fondo chi sono mai io per pretendere chissà cosa da questa persona o dagli altri cugini di Corrado: forse potrei spacciarmi per un avvocato ormai in pensione, ad esempio, ma sarebbe sufficiente lasciarmi sottoporre a qualche domanda tecnica, e la mia copertura cadrebbe immediatamente senza alcun rimedio. E poi non è certo nelle intenzioni del mio vicino di casa farsi rappresentare da un vero legale: le cose sono serie, certo, ma non fino a quel punto. Ed in più lui non desidera certo rovinare i rapporti con gli unici parenti che gli sono rimasti. Per cui, credo vada bene il modo come è stata impostata la faccenda fin dall'inizio: io sono soltanto un suo conoscente, uno che per propria sensibilità si preoccupa di Corrado, e quindi anche dei suoi eventuali problemi.

            Mi sono fatto servire un caffè, anche per ingannare questa piccola attesa, e così adesso mi sto guardando attorno per rendermi conto del motivo, sempre che ce ne sia almeno uno, per cui Angelica abbia scelto di incontrarci proprio in un posto di questo genere: una birreria, quasi una bettola direi, dove la normale clientela continua a parlare a voce alta senza troppi riguardi nei confronti degli altri presenti. Tanto più che in un angolo in fondo all’ampio stanzone principale, c’è persino un biliardo dove si sfidano certi ragazzoni scansafatiche convinti di farsi sempre pagare la propria bevuta da qualcun altro. Lascio il mio taccuino e la piccola cartella che ho portato con me sopra una sedia, e mi accosto con lentezza al tavolo da biliardo, tanto per dare un’occhiata a questo gioco. Uno mi strizza l’occhio prima di fare il suo tiro, e capisco al volo che sta solo cercando un nuovo pollo da spennare appena avrà terminato quella partita in cui adesso è impegnato. Sorrido, si sa che il mondo è composto da grosse volpi e da poveri ingenui, inutile fingersi furbi se non lo si è. Più onesto Corrado allora, penso con convinzione, che preferisce non esporsi, rimanendo più volentieri tra le sue piante da coltivare, che non potranno mai rivoltarsi contro qualcuno, piuttosto che farsi trascinare in cose che forse non è attrezzato neppure per riuscire a comprendere bene.    

Uno dei due giocatori scuote la testa, come a mostrare che le cose stasera non gli girano esattamente come vorrebbe: forse il giovanotto si reputa addirittura fuori forma, oppure sostiene che è soltanto perseguitato dalla solita sfortuna. Inutile guardare tutto l'insieme, penso nella stessa esatta maniera come probabilmente sta riflettendo anche questo tizio che ho proprio di fronte; meglio concentrarsi su ogni singolo tiro, come fosse il solo, e poi rifarsela sempre con la stecca che non va, con le biglie che probabilmente non intendono proprio collaborare, e così via. Riflettendo sul dettaglio si perde più facilmente anche il senso del gioco, così possiamo dire alla fine della partita una parola soltanto che la racchiuda e che faccia da commento a tutto l’insieme. Già, immagino; molto meglio spiegare a un certo punto che non era proprio la giornata giusta per giocare al biliardo.

Torno al mio tavolo, Angelica adesso è già un po’ in ritardo, forse potrei andarmene da questo posto e soltanto più tardi chiamarla al telefono, però aspetto ancora, con una residua fiducia: in fondo che cosa mi importa; sono quasi sicuro, minuto dopo minuto, che starà appunto per arrivare, e al momento che infine sarà qui per davvero, avrò in questo modo con lei un argomento in più per avere decisamente piena ragione su qualsiasi problema ci troveremo a discutere.

 

Bruno Magnolfi 

           

lunedì 19 aprile 2021

Io sono razionale.


Stamani sono andato con decisione davanti al portoncino del signor Corrado, gli ho suonato il campanello, ho atteso che mi aprisse, ed infine gli ho detto che nel pomeriggio, se a lui avesse fatto piacere, avremmo potuto fare una passeggiata assieme nel nostro quartiere. Corrado si è schernito, ha detto che forse non gli pareva il caso, ma poi mi ha chiesto di accomodarmi nel suo appartamento per parlarne meglio e con calma, e così mi sono reso conto che probabilmente era la prima volta che mettevo piede dentro casa sua. Dal punto di vista della struttura, è del tutto identica al mio appartamento, soltanto esattamente speculare, essendo l'abitazione di fronte alla mia, ma nonostante questo all’interno mi è apparso tutto subito differente. Così ho seguito il mio vicino di casa attraverso le sue stanze fino a giungere nel giardinetto sul retro dove lui, specialmente in questo periodo, coltiva con passione il suo regno, ed in questa maniera ha potuto spiegarmi timidamente come in questo momento si trovi molto occupato con le sue piante e tutti i suoi fiori. Perciò gli ho fatto presente che avevo ripensato in questi giorni appena trascorsi ai suoi problemi con i propri parenti, e che adesso avevo deciso, dopo la sua recente richiesta, di dargli una mano. <<Signor Domenico>>, ha fatto lui; <<io la ringrazio, anzi mi commuove il suo interessamento, e vorrei tanto che lei avesse il potere di risolvere rapidamente tutti questi problemi che mi assillano, perché sono più che sicuro ne sarebbe assolutamente in grado. Però le cose adesso si sono fatte complesse, ed è difficile riuscire a comprendere chi abbia ragione e chi sia invece nel torto, anche se io cerco soltanto di non dare mai fastidio a nessuno, proprio per non farmi dire alle spalle delle cose sgradevoli, in modo speciale dai miei familiari>>.

Ho annuito alle sue parole, che in fondo se ci penso non mi meravigliano affatto, ed ho lasciato, dopo il mio invito, che si infilasse i suoi guanti da lavoro e riprendesse con i propri impegni alla potatura dei rosai ed al rinvaso di alcune altre piante, proprio come stava facendo fino ad un attimo prima del mio arrivo, ma poi, dopo una pausa, gli ho  fatto anche presente che ero rimasto favorevolmente colpito dalla sua cugina Angelica, tanto che avrei voluto informalmente chiedere proprio a lei, se questo mi fosse stato possibile, e con il suo permesso naturalmente, una maggiore chiarezza riguardo al suo caso familiare <<che pare si stia trascinando>>. Corrado mi ha guardato con sorpresa, mi ha detto che senz’altro non aveva niente in contrario a fornirmi il suo numero di telefono, tanto sapeva bene, conoscendomi ormai da diverso tempo, con quale tatto e delicatezza avrei affrontato quella situazione, ma poi ha subito parlato d’altro, come per alleggerire ogni questione. Ho ascoltato le sue divagazioni, ho osservato il suo bel lavoro con le piante, la terra e i concimi, poi ho detto che era meglio se tornavo alle mie stanze, anche per lasciarlo alle sue occupazioni, e lui accompagnandomi fino alla porta ha scritto frettolosamente sopra un foglietto quel numero che gli avevo richiesto.

<<Pronto>>, ha detto a voce bassa la cugina Angelica, e quando mi sono presentato telefonicamente non ha mostrato nessuna meraviglia nel sentire la mia voce, così come neppure mi ha chiesto come avevo avuto il suo numero. Gli ho spiegato con sincerità che il signor Corrado, chiamato Dino da amici e conoscenti, mi aveva chiesto un aiuto per comprendere meglio la propria questione familiare, e che questo naturalmente era il solo motivo della mia telefonata. E’ rimasta un momento in silenzio, ha lasciato probabilmente che io provassi un piccolo brivido per quella pausa, infine ha detto che forse sarebbe stato meglio incontrarsi per parlarne con calma, ed io naturalmente ho acconsentito volentieri, <<con molto piacere>>, ho anche aggiunto subito, nonostante in seguito mi sia parso di aver fatto un errore ad accettare un po' troppo rapidamente. Così ci siamo accordati per incontrarci giovedì in un caffè di questa zona, in orario pomeridiano, poi ci siamo salutati, e tutto è parso scorrere bene, tra persone assennate, che sono capaci di affrontare razionalmente qualsiasi problema si presenti.

 

Bruno Magnolfi


domenica 18 aprile 2021

Fatto di fumo.

 

            Sento il mio vicino di casa che parla al telefono mentre se ne sta nel giardinetto tra i tanti vasi colmi di gerani e le altre piante che cura. Lo ascolto, mentre rimango fermo, appoggiato alla finestra di casa mia, non tanto perché sono curioso dei fatti degli altri, quanto per il tentativo di comprendere, siccome ho inteso subito che stava parlando con qualcuno dei suoi parenti, o addirittura con quella cugina Angelica che ho personalmente conosciuto anche se solo per un momento e che mi ha addirittura lasciato stranamente un’impressione piuttosto favorevole, come sia possibile che proprio lui, la persona più inoffensiva ed ordinaria di tutte, venga trattato improvvisamente dai suoi veri e unici familiari diretti che gli sono rimasti, così come mi ha brevemente raccontato proprio da poco, quasi un elemento addirittura da tenere a distanza da loro stessi, tanto più che questo mio vicino è un uomo che sta sempre da solo, ed è una persona che vive di poche cose, uno che sa mostrare a tutti quanti che quelle poche cose gli sono per giunta più che sufficienti. Insomma, il signor Corrado è un individuo monotono, noioso, forse anche antipatico, però non darebbe fastidio neppure ad una mosca. <<Va bene>>, dice adesso all'apparecchio. <<Se dobbiamo proprio incontrarci tutti quanti, allora ci sarò anche io>>. Poi chiude la telefonata.

Non lo so, mi pare che sia anche troppo facile con uno come lui ottenere ciò che più si desidera. E mi fa rabbia vedere come questo mio vicino di casa sia destinato indubbiamente a cedere e a piegarsi nei confronti di qualsiasi richiesta, pur lontana dalla sua volontà, che gli venga rivolta o falsamente sottoposta per un suo ininfluente giudizio da questi suoi parenti che appaiono loro peraltro estremamente distanti e indifferenti a tutto, o perlomeno ben lontani da quelli che sono i suoi reali bisogni; vorrei assolutamente cioè, che lui si mostrasse più determinato con loro, meno arrendevole, capace di sostenere con fermezza una propria posizione, ed io sarei persino disposto ad aiutarlo se soltanto mi sottoponesse una richiesta sincera di aiuto. Però è difficile, perché con lui quando ci si immagina di essere facilmente riusciti a conoscerne il carattere, è proprio il momento per accorgersi, anche tramite fatti come questi, che la sua personalità è decisamente più contorta e sfuggente persino di quanto si potesse sospettare. Però rimane comunque il mio più diretto vicino di casa, e forse il mio orgoglio in questo momento mi fa proprio sentire, direi quasi per la prima volta, decisamente solidale con lui e con i suoi problemi, tanto che all’improvviso mi sembra di avvertire l’obbligo caritatevole di fare almeno qualcosa per quest’uomo, ed impegnarmi in prima persona per sostenerlo, anche se in questo momento non saprei proprio in quale modo.   

Forse dovrei riuscire ad avere almeno il numero telefonico di sua cugina Angelica, magari facendomelo procurare proprio da lui stesso, e così chiamare questa donna matura e interessante per spiegarle quello che sta succedendo, i retroscena di apprensione e umiliazione di un uomo che forse può sembrare quasi indifferente a ciò che in questo momento sembra cercare da lui la sua famiglia, ma che è evidente come presenti soltanto una semplice maschera per coprire un'indubbia e profonda sofferenza. E poi naturalmente scoprire dalle sue parole dirette, sempre che lei voglia parlarmi, cos'è che si sono messi in testa tutti quanti, e cosa vogliono ottenere alla fine da Corrado, che è proprio il mio vicino, e certamente non un qualsiasi estraneo. Credo invece di aver compreso perfettamente come lo scopo di tutti coloro che si professano suoi parenti, sia una specie di estromissione definitiva dalla sua famiglia, anche se non ne capisco affatto il motivo, considerato che il loro congiunto è una persona remissiva, che non si metterebbe mai in mezzo ad intralciare gli altri, tantomeno i componenti della propria parentela.

Mi siedo. Forse ci sono delle cose che non so, che non conosco. Altre magari che non ho compreso. Se ci penso a fondo mi pare quasi di non sapere niente di fondamentale di questo mio strampalato vicino di casa. Per tanto tempo mi è parso un tipo anonimo, senza troppa personalità. Adesso, se ci rifletto meglio, mi sembra di non conoscerlo affatto, di non essere riuscito mai a comprenderne la vera indole. Probabilmente conserva strettamente dei segreti noti soltanto ai suoi parenti; e forse quello che mi è apparso fino ad oggi è un uomo che realmente non esiste, un'immagine inventata, una persona fumosa che nasconde dentro di sé chissà cos'altro.

 

Bruno Magnolfi

giovedì 15 aprile 2021

Apprezzamenti/svalutazioni.

 

          

            Qualcuno suona il mio campanello di casa. Mi alzo dalla poltroncina in salotto ed appoggio sul tavolo l'agile volume che stavo sfogliando proprio in questo attimo, leggendo qualcosa qua e là. Apro la porta del mio appartamento provando dentro di me come una certa inquietudine, ed invece mi ritrovo davanti semplicemente Dino, il mio noioso vicino di casa. Lui si scusa subito per il disturbo che può arrecarmi eventualmente con la sua presenza, ma io con la solita sopportazione che adotto nei confronti di questo individuo, lo incoraggio comunque ad entrare, anche perché non mi piace parlare sull’uscio, alla portata delle orecchie degli altri condomini del nostro palazzo. Lui si fa avanti, io richiudo la porta dietro le sue spalle, ed allora mi dice timidamente, mentre comunque resta in piedi nel piccolo ingresso, che sua cugina Angelica, la stessa che ho visto per cinque minuti giusto ieri nel suo giardinetto, lo ha messo al corrente di alcune decisioni che tutti i suoi parenti intendono assumere prossimamente. Si tratta di ipotecare una piccola proprietà di campagna appartenuta ai nonni durante tutta la loro vita, e rimasta in seguito, per molti anni ad iniziare dalla loro scomparsa, a disposizione completa di tutto il resto della famiglia rimasta, quasi come una casa di vacanza, con terreno e parecchi ambienti interni ed esterni, da utilizzare da parte dei tanti cugini e dei nipoti, come meglio gli è parso di fare almeno fino ad oggi, a tutti quanti.            

            Naturalmente Dino, a differenza degli altri, non ci è andato quasi mai in quella casa: un po’ perché timoroso di occupare una stanza per sé e così dare disturbo, e poi perché da solo, senza moglie né figli, a differenza dei suoi cugini; e poi quasi incapace di stare a lungo in mezzo a tutti gli altri parenti durante quelle calde estati infinite. In più, riconosce anche adesso, non si è mai sentito a suo agio in quell’ambiente dove aveva trascorso molto tempo spensierato soltanto quando era un bambino, insieme ai suoi compianti genitori, purtroppo anch'essi deceduti da molto tempo, mostratosi in seguito per lui un luogo piuttosto lontano dai suoi desideri, soltanto pieno di ricordi che inducono una certa tristezza. Però ipotecare, e magari poi vendere tutto quanto per finanziare gli studi dei nipoti, è una mossa che non gli pare troppo corretta, anzi, mi dice con voce ancora più bassa, forse decisamente discriminatoria proprio verso lui stesso. <<Non sono riuscito a dirle di no>>, mi spiega adesso; <<anche se non sono affatto contento per quanto è stato deciso>>.

            Faccio cenno al signor Corrado, da tutti in questa zona però chiamato Dino, di sedersi almeno un momento per parlare con più calma e riprendere fiato, soprattutto perché questa faccenda che mi ha appena spiegato in poche parole, mette in luce un aspetto della sua personalità che non avevo mai preso in considerazione, e questo progressivo isolamento, creato intorno a lui proprio dalla sua famiglia al completo, mi sembra esattamente, nei suoi confronti, quasi una gratuita cattiveria; ma Corrado si schernisce, come fa sempre in questi casi, e dice subito che forse è meglio se adesso rientra semplicemente a casa sua, e aggiunge che si è lasciato dietro delle cose da completare, e delle altre che deve sistemare rapidamente. Lo lascio andare, naturalmente, immaginandolo anche un po’ confuso e desideroso di tornare al più presto in mezzo alle sue cose; ma anche perché questa faccenda lascia me all’improvviso quasi senza parole, non riuscendo per nulla a descrivere le sensazioni che mi sprigiona lo scoprire che una persona come lui riesce di fatto ad essere improvvisamente così diversa da come l’ho sempre immaginata fino ad oggi.  

            Torno perciò a richiudere la porta dietro di lui, restando comunque perplesso, e rifletto subito attentamente sul motivo che mi ha spinto a provare come un piccolo moto di pena per il mio vicino di casa, proprio lui che mi ha sempre mosso ad un po’ di insofferenza in tutti questi anni, con quelle sue piante, i suoi fiori e le sue fissazioni. Adesso invece mi sembra soltanto un uomo da solo, uno che persino i parenti più prossimi vogliono levarsi dai piedi. Non lo so, ma improvvisamente mi pare di essere sempre stato persino troppo severo nei confronti di quei suoi comportamenti, giudicandoli spesso addirittura insopportabili; ed in più, nello stesso momento, è come se mi sentissi verso questo mio vicino di casa, che conosco oramai da tanti anni, sicuramente meno curioso rispetto alle sue piccole manie ed i suoi comportamenti, ma contemporaneamente anche più ben disposto ad apprezzare almeno qualcosa in tutti questi suoi modi di essere.

 

Bruno Magnolfi

martedì 13 aprile 2021

Chiarezza immediata.

 

            Oggi sto a casa. Forse più tardi farò semplicemente un salto al negozio dei generi alimentari per l’acquisto di qualche provvista di cui ho proprio necessità, poi comunque tornerò subito indietro, per rientrare tra queste mura accoglienti del mio appartamento, a leggere, a pensare, sistemare qualcosa, e a fare nient’altro di più. Inizio subito col riordinare al meglio la cucina, svuotando la lavastoviglie e poi ripulendo con cura e precisione le superfici dei pensili e dei fornelli, poi getto un’occhiata fuori dai vetri del finestrone che immette al mio giardinetto sul retro. Corrado, oltre la recinzione che divide le nostre due proprietà, non è ancora là fuori che si occupa come sempre delle sue piante da fiore. Non voglio apparire insistente, perciò non mi voglio mostrare anche se è in casa, perciò attendo, così come  mi sono proposto, che sia esattamente lui a cercarmi, sempre nel caso in cui avvertisse la voglia insistente di parlare con qualcuno. Trascorre in questo modo purtroppo quasi metà della mattinata, cioè senza che avvenga niente di nuovo. Preparo qualcosa per il pranzo, ascolto un notiziario alla radio e mi muovo sempre più nervosamente tra la cucina e la camera da letto, senza combinare niente di particolare. Infine sento una voce che chiama il mio nome. E’ il mio vicino di casa, rifletto, non c’è nessun dubbio, ma avverto dal timbro con cui sta scandendo il mio nome, che vuol lanciarmi anche un segnale di leggerezza, come per togliere quel senso di apprensione che negli ultimi giorni è parso caratterizzare i suoi comportamenti.

Dopo qualche momento, mi affaccio al giardino socchiudendo con calma la porta finestra sul retro, poi guardo verso Corrado, e mi accorgo subito che non è affatto da solo. Allora mi abbottono di fretta la giacca da camera, ed esco del tutto, scendendo con flemma i tre gradini di pietra che conducono sul cortile a ridosso del mio appartamento, mentre cerco di comprendere rapidamente, tramite una serie di occhiate colme di curiosità, chi sia mai questa persona che non ho neppure mai visto prima di adesso. <<Ti presento Angelica>>, fa subito lui da oltre la recinzione divisoria, indicandomi una donna dall’età piuttosto avanzata, comunque con i capelli di un bel color mogano, e dei vestiti abbastanza ricercati ed eleganti. <<E’ mia cugina>>, aggiunge poi abbassando la voce, come per mettermi al corrente di un segreto della sua famiglia. Io faccio sporgere una mano sopra la rete il cui limite rimane fortunatamente ad un’altezza non eccessiva, e stringo per  un attimo appena la punta delle dita della mano di lei, mentre Corrado le dice che io sono il famoso Domenico, cioè il suo vicino di casa. Ho subito notato, nell’espressione della donna che in questo momento mi rimane di fronte, una certa serietà; che forse non vuole significare durezza, e neppure un eccessivo contegno, mi immagino; ma probabilmente soltanto una mancata abitudine al sorriso aperto; cioè, come un’inclinazione decisa alla compostezza. <<Piacere di conoscerla>>, dico a lei assumendo immediatamente un’espressione coerente con la sua, aggiungendo soltanto, tanto per riempire il conseguente vuoto di parole immancabile in questi casi, che quello dove si trova è <<il regno assoluto del giardiniere Corrado, l’individuo dal pollice più verde di tutti>>.

Angelica sembra sorridere, anche se in questo attimo noto immediatamente che non sta mutando quasi niente sulla sua faccia, e poi lei si guarda subito attorno, come a spiegare che per proprio carattere non è proprio il caso di perdere del tempo ulteriore, e che le cose per cui è venuta fin qua, per la prima volta io credo, hanno assolutamente la priorità su qualsiasi altra eventuale sciocchezza. Mi allontano di un passo mentre lei fa altrettanto, la guardo voltarsi di fianco come per un frettoloso congedo, quindi con voce impostata: <<Allora arrivederci>>, le dico; e vorrei subito aggiungere: <<Angelica>>, tanto per mostrare che ho gradito parecchio fare la sua conoscenza; ma mi fermo e mi mordo la lingua, proprio per non mostrare di essere una persona troppo leggera. Mi piace questa donna, lo ammetto: risalgo i gradini per rientrare dentro casa mia quasi indugiando, ed intanto rifletto che tutto al contrario avrei voglia di fermarmi a lungo con lei, qui o in qualsiasi altro luogo possibile, anche soltanto per parlare senza alcun freno di tutto quello che a lei e anche a me possa venire alla mente, con semplicità, restando l’uno di fronte all’altra, come a mostrare vicendevolmente di essere due persone che in un solo attimo si sono sentite in qualche maniera già simili: capaci di comprendersi al volo, senza bisogno neppure di troppe parole per fare chiarezza.

 

Bruno Magnolfi   

lunedì 12 aprile 2021

Minuzie non irrivelabili.

 

            Lo sto praticamente ignorando; questo è il comportamento che mi sono sentito di adottare da qualche giorno a questa parte. Lui d’altra parte non cerca neppure di evitarmi, come magari mi sarei potuto immaginare, ma neanche tenta di attaccare una conversazione esaustiva con me, non andando oltre, quando mi incontra, ad un normale saluto tra due conoscenti che abitano uno accanto a quell’altro. Si chiama Corrado, il mio vicino, ma siccome da piccolo tendevano in molti a soprannominarlo Corradino, in seguito, per tutti coloro che lo hanno frequentato di più, è diventato semplicemente Dino, ed anche adesso che decisamente è un po’ più avanti con gli anni, lui prosegue a presentarsi sempre in questa esatta maniera. Così oggi l'ho chiamato con questo nome, insomma con una certa familiarità, anche se naturalmente proseguo, come sempre ho fatto, a dargli del lei e a dimostrare per la sua persona lo stesso rispetto che desidero, anzi pretendo, sia adottato nella solita maniera anche nei miei confronti. La mia curiosità però è forte, e dopo che lui mi ha superficialmente accennato a dei seri problemi di insonnia e di nervosismo durante tutto quest’ultimo periodo, il mio desiderio di venire a conoscenza del motivo scatenante nei riguardi di questa sua profonda agitazione, si è ormai fatto per me sempre più intollerabile.

            <<Buongiorno, Domenico>>, fa lui come sempre; e poi resta in silenzio. <<Come va oggi?>>, chiedo invece io restando su dei termini vaghi, mentre mi avvicino appena di un passo alla recinzione che divide i nostri rispettivi giardinetti. Lui osserva qualcosa dietro di me, sembra prendere tempo, muove un piede e si guarda per un secondo la scarpa che ha allungato sopra la ghiaia, quindi torna a darmi un’occhiata nella stessa maniera di quando si è sentito chiamare, ma alla fine non sa decidersi a niente, se non a riferirmi, tra tutte quelle che sicuramente gli sono venute alla mente, la cosa più facile a dirsi: <<Tutto bene>>, mi fa; <<hanno iniziato a sbocciare persino le camelie>>, mi dice ancora guardandosi attorno e tirando un po’ su con il naso, per incoraggiare anche il mio naso ad avvertire il profumo dei fiori nell’aria. Naturalmente io resto immobile, come a voler dimostrare che non è questa la risposta che desideravo da lui, ma subito dopo mi pare di essere anche troppo curioso, quasi un indagatore, così sorrido e taglio la conversazione dicendogli che mi è parso di sentir suonare il telefono dentro al mio appartamento. Tornerà sicuramente a chiamarmi, mi immagino mentre entro nella cucina, almeno se conosco bene i suoi modi di fare, visto che odia profondamente essere lasciato da solo, e considerato pure, e lo so per certo, quanto lui provi il desiderio di rivelarmi il motivo che contraddistingue i suoi giorni in questo periodo. Invece niente, nonostante io lasci la porta sul retro ben spalancata, a dimostrazione del fatto che sono dispostissimo ad ascoltarlo, se avesse voglia di parlare con me dei suoi problemi. 

Forse non è ancora giunto il momento che lui sta aspettando, rifletto; così chiudo la porta dopo un lasso di tempo adeguato, e poi metto infine il mio cuore in perfetta pace, almeno per oggi. Più tardi torno a dare un'occhiata al giardino, ma lui non è là, e sono sicuro di non averlo sentito neppure uscire da casa, e quindi è evidente come il mio vicino, anche in questo preciso momento, stia ancora tra le sue stanze a rimuginare chissà cosa sopra i suoi guai. Non vorrei proprio essere chiamato ad aiutarlo in qualcosa, perché questo non è certo ciò che mi riprometto di fare, se proprio non ne fossi in qualche maniera costretto; però almeno sapere che cos'è che lo sta angustiando, credo sia lecito, addirittura direi doveroso da dichiarare da parte sua, considerato il fatto di avermi accennato immediatamente qualcosa, e poi basta. Sono quasi propenso, e probabilmente lo farò non più tardi di qualche giorno ad iniziare da oggi, di chiamarlo di nuovo dai giardini usando il suo diminutivo, e porgli a quel punto una domanda diretta, che non ammetta sotterfugi o strade traverse tramite le quali sfuggire a ciò che oramai diventa sempre più doveroso da enunciare per parte sua, tanto che lui stesso, e questo ormai è più che evidente, starebbe molto meglio e più in pace una volta svelato tutto quanto ciò che continua a lambiccargli in questa maniera il cervello.

 

Bruno Magnolfi