martedì 17 maggio 2022

Senza rendersi conto.


Diario. 13° giorno. Non voglio lasciarmi andare anche io, come già hanno fatto gli altri, a questa specie di noia data dalle abitudini. Non avrei mai immaginato che una vacanza come la nostra potesse fare emergere in questo modo i sentimenti più bassi di ognuno, ma ho dovuto velocemente ricredermi. E comunque ancora cerco di resistere, non tanto per tentare di salvare qualcosa di questo viaggio, quanto per non dover dire in seguito a me stessa di essermi arresa senza nemmeno combattere. L'entusiasmo comunque adesso è solo un ricordo delle settimane avanti di partire, ed anche dei primissimi giorni di viaggio, perché tutto quanto in seguito ha come preso l’andazzo naturale delle cose ripetitive, quasi fastidiose nella loro monotonia, ma che fortunatamente, occorre dire, devono terminare tra poco insieme a tutta questa vacanza. La necessità che ho di apparire in qualsiasi momento allegra e positiva, fa in modo comunque che ogni mia lamentela finisca segretamente solo su questo diario, senza suggerire null'altro attorno a me. Oggi sono rimasta da sola con Renato e il nostro cagnolino, giusto per fare un giretto nei pressi del camper, e forse avrei anche potuto accennare qualcosa a mio marito, oppure chiedergli espressamente il proprio parere su quanto sta accadendo tra noi quattro. E invece mi sono limitata a dirgli qualche sciocchezza, come quasi sempre mi capita, forse per indole, e a parlare del cane, poi dei paesaggi, quindi delle prossime tappe, e di nient’altro. Mi sono vergognata in seguito di questa paura che quasi provo nel tirar fuori quello che penso davvero, ma è difficile in un contesto improvvisamente così delicato, cercare per me di essere differente dal solito.

Ogni giornata di questo viaggio è caratterizzata da mille sottili sfaccettature diverse, ed ognuna sembra offrire un ambito di riflessione che sposta purtroppo di pochissimo il quadro generale all’interno del quale proseguiamo a muoverci. Credo che ognuno di noi fino ad ora abbia tirato fuori da sé gli aspetti peggiori del proprio carattere, permettendo in generale il rinchiudersi sempre di più nei propri rispettivi convincimenti, senza lasciare neppure degli spiragli possibili, oppure delle possibilità di confronto, tra i nostri modi di interpretare un’esperienza come quella che stiamo vivendo. Personalmente non ho avuto fino adesso nessun serio motivo di discussione con Renato, ad esempio, ma il suo progressivo allontanarsi da me in certi momenti è risultato  talmente evidente da farmi sospettare le cose più assurde. Tra Lina e Antonio peraltro le cose non vanno certo in maniera migliore, mi pare. Persino quando ci mettiamo a tavola per la cena tutti e quattro insieme, è solitamente facile riscontrare quanto poco loro due si rivolgono direttamente qualche parola, e se lo fanno è soltanto per delle cose puramente ordinarie, mostrando subito comunque una distanza che a volte pare quasi incolmabile, come se non avessero assolutamente più niente da dirsi, se non proprio lo stretto necessario. Naturalmente immagino che le cose siano ben diverse quando sono da soli, ma nessuno dei due si lascia mai andare con me a qualche confidenza che possa aiutare la comprensione del loro rapporto attuale.

Persino tra Antonio e Renato non vedo più quella solidarietà che riscontravo nei periodi passati, avanti di partire: sembra quasi che ci sia al contrario una specie di astio sottile che ogni tanto emerge tra loro, come se fosse affiorato in questo viaggio un problema caratteriale mai risolto. Resto io da sola a cercare un equilibrio difficile tra le diverse personalità in gioco. Stasera, ad esempio, dico ad un tratto, mentre siamo nel camper: <<Si potrebbe fare un salto fino a Quimper, dopo la cena, oppure al centro di Concarneau; e magari infilarci in un locale a bere qualcosa e giocare alle carte>>. Ed è subito silenzio. Nessuno sembra voler rispondere per primo, quasi per non voler prendersi la paternità di una risposta qualsiasi ad una sciocchezza del genere. <<Va bene>>, dico allora ridendo con indifferenza per le loro mancate risposte. <<In questo caso decido io dove andare e anche cosa fare>>. Così indosso rapidamente la mia giacca migliore, dopo essermi pettinata e truccata per uscire, e poi organizzo le cose in maniera da mostrare a tutti quanti qualcosa di oramai stabilito. Alla fine, ancora senza dare risposta e senza dire niente, Antonio avvia il motore del camper, e gli altri due si preparano anche loro quasi accettando passivamente quanto proposto. Che fatica, penso poi; forse, oltre me, proprio nessuno vuole rendersi conto di sciupare tutto comportandosi in questa maniera.  

 

Bruno Magnolfi


lunedì 9 maggio 2022

Supposizioni.


Diario. 12° giorno. Oggi ho osservato Antonio più volte, e d'improvviso mi sono resa conto del vero motivo che spesso ci spinge a sentirci vicini durante questa vacanza, e certe volte, tra noi due, anche piuttosto solidali. Rappresentiamo senza ombra di dubbio il lato apparentemente più debole dei nostri rispettivi rapporti di coppia, cioè quello composto da quegli individui che forse mostrano una minore personalità, coloro che con maggiore facilità tendono generosamente a passare sopra a quelle affermazioni che a volte sembrano proprio non quadrare per niente, anche se ciò non significa per questo che rappresentano dei soggetti meno svegli di altri, oppure incapaci di rendersi conto davvero di quanto succede. Anzi, forse è proprio questo starsene maggiormente nell'ombra, che dimostra al meglio le nostre qualità; cioè quelle di coloro che non hanno bisogno, come invece fanno i nostri amati consorti, di tirare fuori obbligatoriamente dei pareri unici ed esclusivi su qualsiasi sciocchezza; e poi quando loro non riescono a mettersi del tutto in ottima luce, ecco che si disinteressano di ogni faccenda, lasciando a qualcun altro qualsiasi possibile iniziativa. Forse i nostri rispettivi matrimoni riescono addirittura a reggersi in piedi proprio grazie a questa nostra indubbia capacità di addolcire gli spigoli, ed il fatto che riteniamo tutto ciò ben più importante di ogni attrito sempre possibile con i duri caratteri di chi abbiamo sposato, questo non significa affatto che tutto in tale maniera venga riposto nelle mani dei nostri due coniugi. Naturalmente adesso questa consapevolezza improvvisa per me appare illuminante.

Così ho cercato di rimanere per qualche momento da sola con Toni, e mentre lui mi guardava senza del tutto comprendere bene cosa avessi voglia di dirgli, alla fine mi sono ingarbugliata talmente tanto con le parole da non riuscire a spiegarmi per niente. Lui però mi ha fatto un sorriso insieme ad una leggera carezza, e questo è stato sufficiente per confermare alla mia titubanza che quello che cercavo di dirgli era molto più semplice di qualsiasi discorso. Perciò mi sono sentita per tutta la giornata estremamente alleggerita di un peso che inizialmente non riuscivo a mettere a fuoco, ed il fatto che si sia quasi deciso alla fine di andarcene tutti a Nantes per concludere il nostro breve viaggio in terra di Bretagna, mi ha fatto sentire contenta, non tanto per essere riuscita a convincere gli altri ad avvicinarci ai gilet gialli e alle loro manifestazioni di piazza, quanto perché in questa maniera tutto quanto sembra assumere così un carattere di completezza.  

Ne avevamo già parlato diverse volte nei giorni passati di questa eventualità, ma sembrava sempre che io fossi la sola ad essere attratta dalle rivendicazioni popolari dei cittadini francesi. Persino mio marito Renato a bassa voce mi ha dato più volte della sognatrice, lasciando addirittura che Lina mi appellasse come se fossi ai suoi occhi una qualsiasi populista, mentre suo marito Antonio ha stentato ogni volta a prendere una vera posizione nel merito. Adesso invece sento che questo bagno romantico e sentimentale lungo le coste invernali della Bretagna, sta assumendo con quest’ultima tappa un vero e proprio senso di vita, lasciandoci andare a toccare con mano quanto avviene da un po’ di tempo lungo le strade delle maggiori città francesi. Sicuramente Lina e Renato hanno iniziato ad un certo punto a dare il loro debole assenso soltanto per disinteresse, lasciando a me e ad Antonio il compito di preoccuparci concretamente della faccenda, ma io finalmente, che ho sempre tenuto alto il proposito di partecipare ad un corteo dei gilet gialli, adesso sono anche contenta di aver tirato fuori almeno una parte della mia personalità.    

<<C’è un parcheggio scambiatore molto comodo per noi>>, è venuto a riferirmi più tardi Antonio, dopo aver consultato tutte le sue guide e le pagine elettroniche; <<con la rete tramviaria cittadina in poche decine di minuti siamo in piazza del Castello, e così possiamo visitare il centro di Nantes ed assistere alla manifestazione del sabato lungo la strada principale>>. In quel momento avrei voluto persino dargli un bacio di ringraziamento ad Antonio, ma mi sono subito trattenuta, anche per non mostrare un eccessivo interessamento a tutta quanta l’operazione. <<Va bene>>, gli ho detto invece; <<in fondo questa è anche una bella città ricca di giardini fluviali ed estremamente interessante; credo che fare un passaggio da là prima di tornarcene a casa, sia quasi doveroso>>. Lui mi ha sorriso di nuovo, e forse in quel momento un filo sottile di complicità tra noi due ha mostrato l’esattezza almeno di alcune tra le mie numerose supposizioni.

 

Bruno Magnolfi       

sabato 7 maggio 2022

Quasi giunti a destinazione.


            Non sono nessuno, penso mentre guardo la mia immagine riflessa nel piccolo specchio del bagno minimale del nostro camper. Le cose mi accadono, e forse, senza neppure rendermene conto, muovo maggiori argomenti di quelli che vorrei, tanto che alla fine non so cosa farmene di tutta l'importanza che pare assumere a volte ogni mio gesto ed ogni mia giornata, al punto che spesso non parlo neppure con gli altri, ma tendo sempre di più a non spiegare niente a nessuno di quanto mi gira dentro la testa. In fondo cerco di mandare avanti la vita di sempre, un'esistenza comune ritengo, eppure i miei comportamenti sembrano con facilità attorcigliarsi intorno alle cose che mi passano accanto, quasi per un moto proprio, senza l'intervento della mia volontà. Alla fine è stato sufficiente fare dei semplici complimenti ad una donna, una persona che conosco da sempre, parlarle con sincerità di ciò che mi ispira quando la guardo, e tutto è iniziato d’improvviso a girare velocemente come dentro una giostra, senza alcuna possibilità da parte mia di fermarla. È come se all'interno di un mio semplice e innocuo gesto d’inizio fosse già stato compreso tutto un seguito che sembra seguire a cascata, qualcosa che mai potevo immaginare, e dal quale, da un certo punto in avanti, purtroppo non potrei neanche sottrarmi. Non vorrei per nessuna ragione offendere qualcuno, tantomeno mancare di rispetto, ma alcune cose ormai hanno preso a marciare per conto proprio, ed io non capisco assolutamente come arrestarle.

            Poi esco da dentro il bagnetto, pulito e sbarbato, e mi lascio avvolgere dal caldo tepore della stufetta accesa del camper, mentre gli altri sono già tutti fuori, forse ad ammirare il bel panorama che abbiamo attorno, mi immagino, o a far correre il nostro cane su questa spiaggia. Ci siamo fermati per la notte in un luogo davvero incantevole, e prima di coricarci dentro le brande io e Lina ci siamo osservati un po’ di sfuggita, come se tramite i nostri sguardi potessero sistemarsi tutte le cose tra noi. Mi sono addormentato con i pensieri tutti attratti da lei, ma è chiaro che dobbiamo arrestarci, anche se non so come fare al punto in cui siamo. Forse mi è sembrato uno scherzo, un fatto divertente, qualcosa di cui forse poter ridere, quando le ho detto, all’inizio del nostro viaggio, che mi piacevano molto i suoi modi, la sua personalità, persino il profilo di quel suo viso quando lei si ferma ad osservare qualcosa lontano, qualcosa che in quell’attimo mi era sembrato bellissimo. A lei è stato sufficiente sorridere, e tutto di colpo è sembrato vorticare rapidamente, senza più potersi arrestare. Magari quel giorno avevo bevuto un po’ troppo, oppure avevo lasciato soltanto che le parole scorressero da sole, senza alcun freno, ma certo è che adesso mi sento soprattutto una persona che possiede una propria razionalità, e che non può lasciarsi andare soltanto agli impulsi.

            Con Lina non ho più avuto alcun modo di affrontare questi argomenti, e lei sembra che stia distendendosi sopra a quei piccoli gesti che continuiamo di nascosto a scambiarci, come si fa su una spiaggia assolata, in estate. Solo che qui siamo in febbraio, e le spiagge bretoni che visitiamo in questa nostra vacanza, appaiono scure d’umidità, allagate da alte e continue onde oceaniche, spinte da un vento che percorre tutta la Manica, come una corrente d’aria in un corridoio tra due finestre rimaste socchiuse. Dobbiamo smetterla penso, soprattutto per il rispetto che è giusto portare ai nostri coniugi, che se solo immaginassero quello che stiamo pensando e facendo, resterebbero pietrificati, increduli, addirittura guardandoci come fossimo dei piccoli bambini che giocano. E magari è proprio così, vorrei dirle a Lina: due sciocchi che si sono fatti prendere da uno stupido svago, da una variabile impazzita delle nostre volontà.

            Rientrano d’improvviso tutti e tre dentro al camper, ed io dico a loro buongiorno in modo generico, senza riferirmi a nessuno in particolare; poi mi giro verso il lunotto posteriore, come per cercare di osservare, anche io, almeno una parte di quello che probabilmente loro hanno appena ammirato; ma infine mi volto, e Lina è subito lì, con la sua stessa espressione che ancora mi piace, e che mi getta un’occhiata veloce come a voler dire già tutto. Parliamo d’altro, si fanno dei propositi per la giornata, mia moglie mi accarezza appena la faccia sbarbata ridendo, Antonio dice che oggi dobbiamo ancora spingerci verso il sud della Bretagna, seguendo il profilo della costa ma senza allontanarci troppo da questi luoghi, perché ci sono molte cose ancora da vedere, e non possiamo certo lasciarle perdere, proprio adesso che siamo giunti fin qui.

 

            Bruno Magnolfi

sabato 30 aprile 2022

Sopra un'isola sconosciuta.


            Diario. 11° giorno. Ettore, stamani presto, si è mostrato particolarmente vispo ed allegro. Così gli ho messo rapidamente il guinzaglio e la sua mantellina felpata, e mentre gli altri nel camper ancora si giravano nelle brande cercando di dormire, sono uscita fuori con lui per compiere un piccolo giro lungo una delle famose spiagge bianche di questa zona, così deserte e fredde in questo periodo, proprio vicino a Duarmenez, in una delle eleganti insenature bretoni. Naturalmente mi sono fermata diverse volte a raccogliere conchiglie sulla spiaggia, ed infine, presumibilmente dalla Rue des professeurs Curie, subito dietro l’arenile, è giunto un signore piuttosto attempato, ben vestito, con le mani immerse in vistosi guanti di pelle, che già da diversi metri di distanza mi ha subito salutato con un gesto ed un sorriso direi inequivocabili. Mi sono fermata, ho lasciato che mi raggiungesse, poi si è lasciato andare ad una serie di carezze e di complimenti gentili verso il mio cagnolino, spiegandomi in un buon francese, che aveva avuto anche lui in passato un cane proprio come il mio. Gli ho sorriso, non sapevo esattamente cosa rispondergli, però tutto quanto mi è parso un buon punto di partenza per una piccola conversazione. Così il tipo, forse anche per superare un po’ la mia titubanza, mi ha spiegato in breve di chiamarsi Pierre, e di possedere una casa sul mare proprio là dietro, anche se lui da sempre abita nella città di Tours, dove ha svolto nel passato il mestiere di insegnante, prima di andarsene in pensione.

            Gli ho detto allora che mi piaceva molto quel golfo profondo dove ci trovavamo in questo momento, e che il nostro camper era fermo in un parcheggio poco distante dalla battigia, così lui mi ha subito messo al corrente delle particolarità del luogo, insistendo sulla rara bellezza dell’isola di Tristan - distante appena cinquanta metri dalla costa e unita a lei nella bassa marea - e del suo faro, proprio di fronte al centro abitato del paese di Duarmenez. Poi abbiamo ripreso a camminare, e mentre il professore proseguiva a spiegarmi mille cose, ho pensato che in fondo era proprio questa la vacanza in camper che avevo desiderato fin dagli inizi: fermarsi in luoghi poco frequentati, chiacchierare con la gente del posto, lasciarmi riferire tutto ciò che a loro pareva più particolare e interessante nei riguardi della zona che abitavano, o almeno fargli spiegare quello che a loro parere era assolutamente da non perdere, da vedere e visitare senz'altro. Ho pensato che invece una gran parte del tempo a disposizione fino adesso era andata praticamente sprecata all'interno del nostro camper, spesso nella stupida ricerca, come se quello fosse stato tra tutti l’elemento principale, delle esatte misure di convivenza tra di noi, quasi che il panorama attorno alla nostra casa viaggiante avesse in pratica un’importanza del tutto secondaria. Ho spiegato all’uomo, nelle poche e semplici parole francesi che conosco, che partendo dalla Normandia stavamo semplicemente percorrendo la Bretagna verso sud, curiosando lungo gli anfratti della costa, e fermandoci, anche diverse volte durante ogni giorno di viaggio, nei luoghi più caratteristici che ci apparivano davanti. Lui è sembrato apprezzare molto il nostro progetto, poi però mi ha spiegato con un certo dispiacere, osservando il suo orologio, che stava facendo tardi per qualcosa di importante, e perciò doveva proprio andare, tanto che rapidamente mi ha salutato con una rinnovata cortesia, ed infine ha lasciato sulla testa di Ettore un’ultima carezza.

Da ragazza avevo pensato varie volte che tutto quanto mi circondava in quegli anni potesse essere tradotto facilmente in scorrevole letteratura. così certe volte in quell’epoca mi osservavo attorno trascrivendo mentalmente ogni dettaglio in minute storie e semplici aneddoti. Adesso, dopo tanti anni, penso che da giovane avevo pienamente ragione, ed un personaggio come il professore incontrato in spiaggia, e le sue storie relazionate in un francese perfetto, avrebbero incarnato esattamente l’idea di fondo che mi girava allora dentro la testa. Così sono tornata fino al camper, e senza accennare nulla di particolare agli altri, che comunque ho trovato in piedi e già impegnati ad accordarsi sulla meta prossima del nostro singhiozzante viaggio, ho riflettuto con intensità che non avrei mai raccontato loro qualcosa dell’isola di Tristan, e del suo crudele signore De La Fontenelle. Non tanto per serbare in me stessa un piccolo segreto quasi infantile, ma unicamente per il desiderio profondo di trattenere dentro di me qualcosa forse impossibile da comunicare ad altri con una descrizione a voce. Ne avrei scritto qualcosa, probabilmente, appena ne avrei avuto il tempo: oppure mi sarei lasciata cullare solo dal desiderio di scrivere una vera storia mia, un sunto generale di tutta la vacanza, magari ridotto ad un’essenza praticamente scollegata da quasi tutto il resto.

 

Bruno Magnolfi          

giovedì 28 aprile 2022

Preparazione del pranzo.


Il piccolo desiderio che ancora provo mi appare nella normalità, senza che si debba mettere in mezzo alcuna diversa aspirazione. Mi guardo attorno e so che quasi a nessuno interessa comunque il mio punto di vista, anche se in fondo tutto ciò sembra piuttosto naturale. Stare in giro così, nel tentativo semplice di apprezzare cose nuove da vedere ed anche da percepire, mi sembra già molto in mezzo a quel poco che in genere posso permettermi. Proseguo a camminare lungo la larga spiaggia umida durante l’orario previsto per la bassa marea, e l’odore della salsedine attorno a me è talmente forte da stordirmi, mentre prosegue ad allargare i miei polmoni. Poter dire in seguito a chi mi conosce di aver girato quasi a caso lungo queste rive oceaniche della Bretagna, mi sembra già un buon punto di arrivo, come riuscire a fissare nella mente le immagini della costa selvaggia durante questo mese di febbraio, quando tutto in certi giorni sembra sfumare nel grigio chiuso della bruma, e nella scarsa ospitalità del vento freddo che spira dal mare aperto. Non mi aspetto molto di più da questa vacanza: soltanto un periodo riflessivo, senza differenti preoccupazioni.

Poi torno verso il nostro camper, fermo sull’alto di un costone di sabbia, parcheggiato al bordo della strada locale, e vado incontro a Lina, che ferma sta osservando qualcosa dietro di me, forse sopra le onde scure dell’oceano. <<Tutto sembra così triste>>, dico tanto per esprimere un commento condivisibile. Lei mi guarda con una certa intensità, lascia trascorrere appena qualche attimo, poi dice semplicemente: <<credo si sia ormai vicini proprio a ciò che stiamo cercando>>. Resto colpito da questa frase, cerco di riflettere sulle parole ascoltate per rispondere qualcosa a mia volta, ma capisco che forse lei ha solo pienamente ragione, e che non c'è niente da aggiungere, se non piegarsi ad una volontà intrinseca che è riuscita a traghettarci fino qui. Mi fermo accanto a Lina, siamo soli, forse se intensifichiamo i nostri sforzi possiamo riuscire ad essere sinceri, e a tirare fuori finalmente ciò che non abbiamo mai provato a dire. Ma lei dopo un momento si volta indietro, e senza fretta raggiunge il camper, come se non ci fosse altro da scambiare.

<<Sono qua>>, dico poi ad Antonio, mentre spingo la testa dentro la nostra casa viaggiante, apprezzando il fatto che sta dandosi da fare per il nostro pranzo, mentre Sandra resta lì nei dintorni con il nostro docile cucciolo al guinzaglio. <<Allora puoi tritare il prezzemolo>>, fa lui senza neanche alzare la testa dal piccolo piano di cucina su cui sta sfilettando del pesce fresco. Rientra Lina, ed inizia a posizionare le stoviglie sopra l’essenziale tavolo interno, dopo essersi tolta di dosso il suo giaccone. Oggi non piove, penso, ed è già un buon punto di partenza. Lei mi getta un’occhiata pungente, come si aspettasse qualcosa da me, qualcosa che non so e non riesco a comprendere. Ci siamo spinti fino qui senza un vero motivo, tento di riflettere, se non viaggiare lungo questa costa invernale, e trascorrere il tempo stringendosi dentro questo camper. C’è qualcosa che non capisco, probabilmente che non so afferrare, penso meglio, e mi piacerebbe subito porre delle domande a Lina, anche se intuisco perfettamente quanto questo non sia per niente facile.

Rientra anche Sandra, ed io torno ad uscire per allontanarmi di qualche passo come incuriosito da qualcosa tra i cespugli spinosi dei dintorni. Lina dietro di me adesso sta fumando una delle sue sottili sigarette, e mi raggiunge senza neppure avvicinarsi troppo, anche se sembra voglia dirmi ancora qualche cosa, restando invece in perfetto silenzio. <<Stiamo proseguendo con la recita>>, le dico con rassegnazione tanto per restare nell’ambito delle sue presunte meditazioni. Lei sorride con una piccola, leggera smorfia, mentre tiene un braccio abbandonato lungo il fianco, come fosse senza forze, e poi mi fa: <<siamo tutti sempre più distanti tra noi; ma non possiamo essere in nessun altro modo>>. Annuisco, le dico che forse abbiamo commesso un errore imperdonabile, ma lei fa cenno di no con la testa, come non fosse affatto d’accordo; poi si volta, e mentre si muove per tornare al camper, dice sottovoce: <<non avevamo scelta>>, lasciandomi così pieno di dubbi, desideroso di ulteriori spiegazioni, di chiarimenti che con ogni probabilità non avrò mai da lei.

Torno nel camper alla fine, mi siedo al tavolo, e con un coltello affilato, sul piccolo tagliere di legno, inizio a triturare quel prezzemolo che serviva proprio adesso alla cucina.

 

Bruno Magnolfi    

martedì 19 aprile 2022

Carta da bruciare.


Diario. 10° giorno. Oggi mi sono sentita stanca. Stanca dei miei pensieri soprattutto, ma anche di questo girare in camper senza una vera meta, di questa Bretagna immobile, così struggente, e poi dei miei amici, in apparenza sempre più seri e preoccupati, non so neppure io in fondo di che cosa. Ho guardato fuori dal finestrino, mentre stavamo percorrendo nuovamente una delle tante strade costiere, e non sono riuscita a vedere però niente di nuovo, se non queste solite immense onde oceaniche in perpetuo movimento. Si finge di meravigliarsi ancora di queste spiagge infinite, di questi fari che pattugliano la Manica, di questi scogli forti e inamovibili, e dei tanti isolotti che si intravedono qua e là in mezzo alla schiuma, tristi e bellissimi, alla mercé delle maree e delle correnti senza fine. Mi pare che tutto si sia rapidamente come appiattito, forse anche le mie idee, che non producono più alcuna novità nella mia mente.

Vorrei essere a casa, e ritrovare la mia dimensione consueta, piuttosto che inseguire ancora questa vacanza a quattro che sta mostrando sempre di più i suoi limiti. I gilet gialli di Parigi adesso sembrano sempre più distanti, una vicenda del costume popolare senza grandi prospettive, e noi dentro a questo camper che restiamo quasi sospesi in certe giornate vuote, prive di significato, come se si fosse sempre più vicini soltanto al margine periferico del tempo vero e proprio, lontani dalla realtà che probabilmente corre veloce da qualche altra parte che non conosciamo. Sono stanca della finzione che tutti qua dentro ci ritroviamo a mostrare per coprire la monotonia, stanca di essere la moglie di un uomo perennemente annoiato che quasi sempre mi osserva senza mai mostrare troppo interesse, come per una sorta di abitudine, pur all'interno di una cornice come questa, assolutamente differente dall'usuale. E’ assente forse anche ogni vicenda concreta nel nostro proseguire imperterriti lungo queste strade, come se già fosse ben chiaro che niente deve veramente accadere, e che niente perciò accadrà davvero, anche se i nostri desideri irrisolti adesso riescono soltanto a renderci inappagati e soprattutto amorfi.

Forse sono io che proprio non possiedo la sensibilità adatta per vedere i particolari più nascosti, e che magari avrei sempre bisogno di trovarmi davanti degli schemi chiari ed evidenti, che non necessitano in nessun caso di chiavi di lettura. Mi perdo quando cerco di comprendere il significato nascosto di certe espressioni criptiche, di certi gesti, di quei comportamenti che lo so, non possono essere soltanto fini a se stessi, anche se non riesco a interpretarli. Lo capisco che dovrei sforzarmi molto di più, ma non è nella mia natura, e così continuo a non accorgermi delle cose più evidenti, fino a quando non appaiono scontate e note a tutti. Devo resistere, in fondo mancano solamente pochi giorni e poi ci ritroveremo tutti di nuovo a casa, a riprendere la vita di sempre, e chiudere rapidamente questa parentesi vacanziera. Però non sono contenta di dichiararmi fallita anche stavolta, mettermi seduta come se niente fosse accaduto, e lasciare alle cose il loro compito di scivolarmi addosso, senza lasciare su di me una vera traccia positiva.

Qualcuno sostiene che si compiono usualmente tanti errori dentro un'unica giornata, ad iniziare dal fatto di non saper distinguere adeguatamente quali siano i veri errori da riflettere e magari da analizzare, in modo da renderli capaci di lasciarci un positivo insegnamento. Forse anche per un motivo del genere continuo a comporre questo diario, nonostante questi fogli abbiano mutato oramai parecchio il loro senso iniziale, e da semplice raccolta di appunti di viaggio siano divenuti in modo rapido soltanto la raccolta sciatta dei miei sfoghi vergati a sera tardi in un quaderno a righe. Mi sarebbe piaciuto molto invece costituire un piccolo registro dei nostri quotidiani spostamenti in camper lungo questi lembi di terra ai confini occidentali dell’Europa, e renderne quasi un elemento inossidabile, tra i miei appunti attenti e meticolosi, un vero e proprio libro di viaggio, qualcosa magari da riprendere in mano qualche volta negli anni più avanzati, quelli della nostra anzianità, come un ricordo ancora vivo e forse indelebile, capace di mostrare il vero senso del nostro odierno spingerci in avanti. Ma qualcosa è andato storto, inutile persino dirlo ancora. Sarà invece soltanto uno stupido quaderno di carta perciò, da bruciare senza indugi, dentro una stufa ormai già calda, forse già alla prima occasione buona, sorridendo con espressione definita del crepitare alto della fiamma, mentre in un attimo segue, come adesso fa la penna, i profili scuri delle lettere d’inchiostro da cui appare impreziosito.

 

Bruno Magnolfi

mercoledì 13 aprile 2022

Ritorno rassegnato.


            Diverse volte giro con sospetto ed attenzione attorno al nostro camper avanti di aprire lo sportello e poi rientrare dentro, appena un attimo dopo aver concluso da solo una breve e piacevole passeggiata insieme al nostro piccolo boxer silenzioso che ancora tengo al guinzaglio. C’è un’auto parcheggiata adesso, proprio a poca distanza, e non sento giungere dall’interno del nostro mezzo alcun rumore. Più ci rifletto e più mi sento poco tranquillo, così ritorno indietro di qualche passo, assicuro Ettore ad un albero poco distante, e poi, senza provocare alcun rumore, torno verso la piazzola del parcheggio, poco lontano da una meravigliosa spiaggia sulla costa di Paimpol, in Bretagna. Mi riavvicino con estrema cautela, e poi cerco di guardare all’interno del camper da uno spiraglio del finestrino in cui una tendina ha lasciato una piccola fessura di visuale. Sembra proprio che all’interno in questo momento non ci sia nessuno, e considerato che avevo lasciato gli altri tre impegnati a preparare qualcosa per il pranzo neanche una mezz’ora prima, la cosa mi fa sicuramente preoccupare. Così, usando molta cautela, vado ad osservare anche la vecchia Citroen ferma lì accanto, anch’essa vuota, e quasi per una sorta di prudenza memorizzo il numero di targa; poi mi muovo verso la spiaggia, considerato che lungo la strada costiera non sta transitando al momento alcun veicolo. Scendo verso l'oceano lungo un piccolo e breve sentiero, e come stavo sperando difatti sono tutti là, fortunatamente, mentre si stanno lasciando spiegare da un ciarliero francese qualcosa di questa costa e degli isolotti che da qui appaiono poco distanti. Vedendomi arrivare così, tutti mi spiegano in due parole che hanno soltanto dato una mano a quest’uomo riconoscente, al momento in cui era rimasto immobilizzato con la macchina per una ruota che aveva iniziato col girare a vuoto su un margine stradale decisamente un po’ troppo sabbioso.

Il tipo è allegro, dice subito in un italiano stentato che il suo paese adesso sta vivendo un grande momento, e che i problemi affrontati dai gilets jaunes, a Parigi ed anche in altre città durante queste settimane, sono quelli praticamente che abbiamo tutti, e che quindi è necessario sostenere questa loro battaglia, perché è proprio quella che bene o male riguarda proprio chiunque. Poi ci parla ancora di quei dintorni, di come sia affollata tutta la zona nel periodo estivo, e di quanto lui, pur abitando da sempre a Pontrieux, una ventina di chilometri nell’entroterra, spesso compia volentieri una girata in macchina da queste parti, spingendosi lungo tutta quella costa che conosce molto bene. Poi lo riaccompagniamo fino alla sua auto, lo salutiamo calorosamente, lui rimette in moto con grandi sorrisi la sua Citroen, e quindi sparisce. Noi rientriamo immediatamente nel nostro camper senza sentirci particolarmente coinvolti dall’entusiasmo da lui dimostrato per quelle manifestazioni cittadine di protesta, comunque riflettendo accuratamente sul sostegno che anche la gente di provincia sembra stia apportando a questi movimenti popolari.  

Ma subito dopo provo personalmente una specie di strano disagio ripensando a quel simpatico monsieur appena andato via: come se per un attimo avessi quasi desiderato fortemente prendere lo zaino e andarmene con lui sulla sua macchina; non tanto per visitare la sua casa, la sua famiglia, o ispezionare la sua vita; quanto per una voglia assurda ed improvvisa di abbandonare il camper una volta per tutte, ed uscire senza spiegazioni da questa pantomima dei grandi amici che ancora fingono di divertirsi a viaggiare spensieratamente lungo tutta questa meravigliosa costa straniera. Come se avessi più cose da spartire con un personaggio qualsiasi incontrato casualmente, che con tutti coloro che da anni affollano nel bene e nel male le mie giornate. Così torno ad uscire dalla nostra casa viaggiante per tirare un respiro in mezzo a tutti i miei pensieri, mentre gli altri preparano la tavola da pranzo, e poi torno immediatamente verso il punto dove ho quasi dimenticato il mio fedele cane Ettore: però lo trovo tranquillo, lui è ancora lì accanto all’albero, accucciato quasi con rassegnazione, disponibile praticamente ad ogni destino possiamo riservargli in qualsiasi momento, e senza neppure conoscere la ragione che abbiamo di comportarci in una maniera oppure in un’altra. In fondo un cane non ha molte scelte da fare, penso con affetto. Così mi piego sulle gambe, lo accarezzo amorosamente sulla testa, e tento di dimostrargli il mio apprezzamento per la sua enorme pazienza. Infine lo sciolgo dal guinzaglio, e lascio così che annusi per un po’ quello che vuole nei dintorni, ritornando alla fine con rassegnazione insieme a lui verso il nostro camper.

 

Bruno Magnolfi