sabato 20 maggio 2023

Pena di vivere.


            Da dietro le tendine della mia finestra mi fermo ad osservare quasi ogni giorno i pochi passanti che si muovono lungo la strada del mio paese. Di fronte alla mia casa, però, si trova proprio l’ingresso dell’ufficio Postale, e quindi, soprattutto di mattina, si nota facilmente qualche persona che va ad infilarsi là dentro per sbrigare alcune delle proprie attività. Mi piace riconoscere da dietro ai vetri alcuni miei concittadini, e spesso mi diverto a notare in quale maniera si siano vestiti in quel certo giorno, o come si comportano guardandosi attorno, con quali altre persone si soffermano, magari per scambiare qualche parola di rito, ed infine noto anche chi cerca di evitare qualcun altro. Non c’è niente di male nel mio curiosare, anzi, dopo i fatti recenti che sono accaduti in questa agenzia, o meglio, che sarebbero potuti accadere, credo a mio parere non sia sbagliata l’osservazione attenta di tutti gli utenti che entrano ed escono da quell’ufficio: potrebbe tornare utile nel futuro, penso spesso, aver notato qualcosa che ad altri magari non è proprio balzato agli occhi. Certe volte poi, quella che posso guardare dalla mia casa, sembra proprio sia la parte più viva del centro abitato, un luogo, una strada, un marciapiede, dove si scambiano saluti, informazioni, rallegramenti, dove si riesce facilmente a socializzare, e vengono espresse da tutti con sincerità le rispettive opinioni. Si parla, si dice quali siano i propri pensieri, le idee, le preoccupazioni, se ci sono, o le difficoltà che si tenta di fronteggiare qualche volta. Non riesco da qua a comprendere le parole che si scambiano, queste persone, ma ci vuole poco ad immaginare i discorsi che vengono intavolati.  

Certe volte riconosco qualcuno con cui negli anni scorsi sono stato in frequente contatto, magari fino a non molto tempo fa, almeno fino a quando la mia malattia non mi ha costretto a rimanermene in casa e a non frequentare più nessuno. Mi proietto facilmente là in mezzo a quei miei amici di un tempo, e sento quasi ancora le loro voci nelle orecchie, le riconosco, così come riconosco facilmente le loro maniere di essere e di comportarsi. Mi tengono compagnia, in qualche modo, anche se queste persone che scorrono davanti a me neanche suppongono di essere osservate, ed io non mi lascio certo vedere da quelli che qualche volta girano persino lo sguardo verso la mia parte, come per scrutare se io per caso mi sia affacciato in quel momento al davanzale, ed abbia forse voglia di scambiare il mio saluto con il loro. No, non posso aprire questa finestra, sporgermi verso la strada, mostrare il mio volto di questi ultimi tempi, così peggiorato che neppure io stesso mi soffermo ad osservarlo ancora nello specchio del bagno. Sto qui, di nascosto, però volentieri guardo tutti, ed è un po’ come essere ancora dentro alla vita del paese, come se i discorsi immaginati che in questo momento si scambiano questi individui, riuscissero a darmi il sollievo di non essere isolato da tutto.

Ho visto la signora Vanni, con l’espressione sempre più seria, probabilmente per la preoccupazione di mandare avanti sempre al meglio tutto l’ufficio. E poi gli altri impiegati che conosco, che arrivano la mattina presto per svolgere come sempre il loro ruolo. C’è Laura, la ragazza che sta dietro allo sportello al pubblico, che a metà mattina va a prendersi un caffè alla Casa del Popolo poco lontano, qualche volta insieme a quel nipote del vicesindaco, con il quale probabilmente deve aver messo su una relazione, anche se non sembra che le cose vadano avanti troppo bene, almeno a giudicare dalla carenza tra di loro di qualche anche minimo gesto tenero. Escono in due, ma lui tiene lo sguardo sempre a terra, e lei prosegue, come è sua consuetudine, ad elargire grandi saluti e sorrisi a tutti coloro che incontra. Trovo qualcosa di inadeguato in quel loro comportamento, come se qualsiasi desiderio di stare assieme, fosse frenato da qualcosa più importante, e quella breve pausa dal lavoro, probabilmente dopo che lui ha terminato la consegna delle lettere con quel ciclomotore sulla cui carrozzeria spicca la scritta Poste Italiane, fosse diventata in breve tempo soltanto un’abitudine, che forse uno almeno di loro due vorrebbe ultimamente quasi evitare.  

Mi dispiace rendermi conto di questi piccoli dettagli, forse perché nel mio mondo immaginario vedo tutti quanti andare sempre d'accordo tra di loro, e vedere davanti ai miei occhi solo la dimostrazione chiara che tutti si aiutano e si vogliono bene, anche se riconosco che non è perfettamente sempre così. L'infermiera che raggiunge la mia casa ogni giorno per curarmi, dice che forse potrei anche azzardarmi ad uscire, una volta o l'altra. <<Ma non ha alcuna importanza>>, le rispondo. <<Per quello che mi interessa sapere, ho già tutto quello che mi serve restando immobile dietro la mia finestra. Eppoi non voglio proprio che qualcuno mi fermi lungo la strada o sul marciapiede davanti casa mia, magari soltanto per mostrare tutta la sua pena nei miei confronti>>.

 

Bruno Magnolfi

        

mercoledì 10 maggio 2023

Acqua piena di luce.


Ora sogno di immergermi lentamente nell'acqua del mare, in una giornata piena di sole, nella trasparenza di piccole onde appena accennate. Muovo le braccia con naturalezza, con calma, e raggiungo il largo in un breve lasso di tempo, assaporando un senso di libertà che neppure ricordavo possibile. Ho visto le maschere delle persone che conosco da sempre, in questi giorni, ed ho avuto conferma che tutti avrebbero da dirmi qualcosa, ma nessuno ha il coraggio di farlo. Forse mi hanno sempre giudicata in modo differente da ciò che dimostro in questo periodo, ma tutto ciò non ha alcuna importanza, io vado avanti con le mie cose, e faccio quello che ritengo per me più opportuno. Ne ho già parlato anche con i miei genitori, e loro mi hanno confermato pieno sostegno in tutto ciò che ho in mente di fare. Anzi, loro non hanno neppure da intavolare alcun giudizio che tenti di modificare le mie scelte: <<Sei grande abbastanza>>, ha detto subito mio padre; <<Ciò che decidi di fare per noi andrà sempre bene>>. Così mi sono fermata a dormire da Alberto già per un paio di volte, e forse rimarrò ancora da lui in qualche altra occasione, anche se c'è qualcosa in tutti i suoi modi che non mi convince. È cortese, tranquillo, anche dolce, però certe volte mi guarda come se non comprendesse del tutto ciò che io ritengo essenziale. Certo, non mi aspetto che inizi ad interessarsi di teatro soltanto perché il corso a cui sto partecipando per me è molto importante. Però ho capito come lui vada molto a rimorchio delle opinioni degli altri su alcune delle cose che non comprende, senza mai avere un proprio personale parere. E questo per me è già un discreto problema.

Poi mi sono accorta subito di come lui tenda a fare con me la classica coppietta di un certo vecchio stile, con cenette a due, e poi smancerie senza fine. Però a me, forse per la prima volta in vita mia, interessa in questo momento soprattutto allargare gli orizzonti che mi vengono offerti da tutto ciò che mi circonda, e poi anche scoprire nuove strade, battere dei sentieri diversi, magari anche impervi e al limite inesplorati, però assolutamente accattivanti, com'è appunto recitare, interpretare, interessarsi di teatro, conoscere le persone che fanno parte di questo mondo del palcoscenico, piuttosto che ripiegarmi su atteggiamenti che sanno soltanto di risaputo. Non so come spiegarglielo ad Alberto tutto questo, perché credo che per lui sia completamente differente il proprio panorama, e forse immagino non riesca neppure a concepire una base di partenza dalla quale darsi una spinta verso qualcosa d'altro. Sicuramente è un bravo ragazzo a cui mi sono senz'altro affezionata, però questo non mi pare sia del tutto sufficiente. Mi piace stare con lui qualche volta, però non sempre, come invece vorrebbe Alberto. Così come non credo sia una buona idea occuparsi assieme delle medesime cose, ed anche questo è un aspetto che lui non sembra comprendere.

Insomma, devo cercare di tenerlo a distanza, almeno per il momento, e dare seguito soprattutto ai miei desideri, cercando di non chiedere quasi mai la sua opinione, che appare sempre piuttosto lontana dalla mia. Credo che la nostra relazione, comunque, sia destinata ad avere una breve esistenza, ed anche se non voglio certo accelerare le cose, penso proprio che prima o dopo ci ritroveremo, Alberto ed io, ad avere delle idee talmente distanti da metterci assolutamente in condizione di prenderne atto, e chiudere così questa storia. Per adesso però tiro avanti, anche se la mia amica Elena ha già detto che non riesce più mentalmente a seguire il mio percorso, e che forse dovrei accontentarmi di qualcuno che mi vuole bene e che vuole stare al mio fianco. Ma io credo di avere ultimamente le idee piuttosto chiare, e mai come adesso mi sono sentita così convinta di ciò che sto facendo, indipendentemente da tutti coloro che con ogni probabilità troveranno a breve sia da criticarmi duramente, che da costruire delle vere polemiche sulla mia condotta. Non faccio del male a nessuno, ho il mio lavoro, le mie passioni, e sto costruendo poco per volta il mio futuro. Non credo si possa aspettarsi, da una ragazza di paese come me, qualcosa di migliore.

In ufficio mi accorgo che gli utenti certe volte bisbigliano a bassa voce davanti al mio sportello, magari esattamente quando, nell’entrare dentro all’Ufficio Postale, trovano già qualcuno che conoscono mentre sta pagando le sue bollette sul conto corrente, ed allora mi guardano con le loro espressioni false, che in ogni caso trovano in me sempre un largo sorriso a salutarli e ad accoglierli. Qualcosa, molto presto, dovrà cambiare anche qui, penso ogni tanto; scivolerà via questa mentalità tradizionalista, le idee conservatrici verranno soppiantate da grandi volontà di cambiamento, il provincialismo allenterà la sua presa, ed alla fine chi riesce a nuotare nelle acque profonde, proverà finalmente la sensazione meravigliosa di restare immerso in un’acqua piena di luce.

 

Bruno Magnolfi    

domenica 7 maggio 2023

Assoluta indifferenza.


            Mi sento così impacciata adesso. Pensavo che le cose poco per volta si sarebbero normalizzate, formando così delle consuetudini quasi prive di qualsiasi inciampo, dopo quello che abbiamo dovuto patire, ed invece in un attimo tutto sembra essere cambiato di nuovo, in questo benedetto Ufficio. Questi due ragazzi, che ci raggiungono da Pisa ogni giorno con la macchina messa a loro disposizione per venire a svolgere il lavoro a cui sono stati destinati dai dirigenti superiori, ci trattano, a noi paesani di Calci, come se avessero a che fare con delle persone incapaci di far funzionare il cervello alla loro stessa velocità. Come Direttrice di Sede ho cercato di spiegare a tutt’e due fin dagli inizi di che cosa avrebbero dovuto occuparsi, considerato che sono stata costretta a destinare il nostro Alberto alla consegna domiciliare della posta ordinaria in tutto il nostro Comune e nelle frazioni, naturalmente per sostituire Gino che si è infortunato, ma loro si sono scambiati delle occhiate rapide, ed hanno inteso fin da subito svolgere quelle mansioni in modo diverso da come noi eravamo abituati, tanto da metterci un po’ in difficoltà. Sono rimasta ad attendere, nei primi giorni, nella speranza che le cose prendessero una piega più vicina a quanto abbiamo sempre fatto, ma quei due sono andati avanti a sistemare i pacchi e la corrispondenza con dei criteri tutti diversi, tanto che adesso diventa difficile per qualcun altro metterci le mani. Soprattutto mi è parso, dai loro sguardi d’intesa, come avessero quasi messo a punto un piano per crearci delle difficoltà, ed allora sono arrivata a chiedere a me stessa se addirittura fossero stati in combutta con i Dirigenti di Pisa per creare lo scompiglio dentro al nostro piccolo Ufficio Postale. Ma in seguito ho capito che non vengono volentieri a lavorare nella nostra Sede, ed è per quello che il loro impegno sicuramente è al minimo.

            In più, c’è adesso questa faccenda tra Alberto e Laura che è diventata la storiella su cui ognuno deve per forza formarsi un’opinione; per cui, anche tra gli utenti dell'Ufficio Postale che vengono da noi per una raccomandata o una bolletta da pagare, ciascuno è pronto a dare delle occhiate esaustive per vedere cosa succede dietro al bancone al pubblico, dove lavora Laura, e la stessa Lorenza che fino ad oggi mi era sempre parsa morigerata e persona lontana dai pettegolezzi, si è messa d’improvviso a fare la curiosa, ed ogni occasione anche a lei sembra perfetta per far cadere i propri discorsi sempre su quell’argomento, quasi come non ce ne fossero degli altri. Forse anche i due ragazzi nuovi, che se ne stanno quasi tutto il tempo per i fatti propri, hanno compreso che c’è qualcosa di strano che vola nell’aria, e non vorrei proprio iniziassero a parlare di tutto questo al di fuori dell’Ufficio, gettando facilmente del discredito su tutto il personale. Da Pisa poi mi fanno ogni tanto anche qualche pressione, sostenendo che i Conti Correnti Postali aperti in questa Agenzia, sono al di sotto della media del resto della provincia; ma io non saprei proprio come pubblicizzare i nostri servizi, e se la gente di Calci mette i propri soldi da altre parti, non so come convincerla a ripiegare su di noi.

Insomma, tutto sembra zoppicare, e se in un primo momento mi era quasi parso un miglioramento il fatto che il nostro Alberto si fosse allontanato dalla propria famiglia prendendo un appartamento in affitto nella zona più centrale di Calci, così da averlo disponibile per qualche straordinario, adesso che tutti dicono con grandi ammiccamenti che in quella casa lui ci trascorre le serate insieme a Laura, mi fa quasi diventare una specie di ruffiana, insomma una che manovra alle spalle per mettere assieme le persone. Da un punto di vista personale devo dire che a me non può fare altro che piacere se gli impiegati di questi nostri Uffici filano d'amore e d'accordo, ma considerato come si sono messe le cose, dovrò prendere, nei confronti di questa coppia di fatto, un atteggiamento meno favorevole, in maniera che tutta la faccenda tenda almeno un po’ a sgonfiarsi. Me ne accorgo quando gli utenti sorridono solo nel vedermi dietro la vetrata del mio piccolo ufficio, e sono sicura non si facciano mai alcun problema nel mostrarmi il loro divertirsi per tutto quanto sono capaci di immaginare. Credo, addirittura, che uno di questi giorni dovrò telefonare alla mamma di Laura, ed anche se sua figlia ha quasi trent'anni, chiederle ugualmente se si sia resa conto di ciò che sta succedendo. È una brava donna la madre, la conosco da sempre, e se un'altra persona normalmente potrebbe invitare chiunque ad occuparsi d’altro, nel suo caso penso proprio che mi ascolterà.

<<Si tratta del buon nome dell'Ufficio Postale di Calci>>, potrei subito dirle; <<e soprattutto di quei tanti pettegoli e ficcanaso del paese che non hanno nient'altro di meglio da fare se non preoccuparsi dei fatti degli altri>>. Non so, forse dovrei proprio farlo, rifletto con più calma; o forse proprio non è il caso, e allora potrei magari lasciare che le cose continuino a scorrere più o meno come sempre, accompagnate dalla mia più assoluta indifferenza. Chissà.

 

Bruno Magnolfi

sabato 29 aprile 2023

Sicurezza dei fatti.


            A volte compio un giro a casaccio per le strade del mio paese, generalmente la sera tardi, subito prima di chiudermi in casa come fanno tutti ed infine andarmene a letto. Mi piace passeggiare da solo quando non c’è nessuno sui marciapiedi, come se anche tutte le case intorno a me fossero disabitate, e rifletto, con un sorriso nascosto e un po' amaro, che in fondo qui non succede proprio mai niente, se non le piccole cose di ogni giorno, quelle che avvengono senza avere realmente alcuna importanza. Eppure, anche i piccoli fatti di un centro abitato come questo dove abito io, assumono grande rilevanza secondo me se solo si osservano nella giusta maniera. Non frequento quasi nessuno ultimamente, e non vado mai in quei pochi locali di vario genere che stanno sparsi qua attorno. Però generalmente riesco comunque a venire facilmente a conoscenza dei fatti che avvengono in questi paraggi. Me ne parlano volentieri i negozianti, dove mi reco quasi quotidianamente ad acquistare ciò che mi serve, ed anche le persone che conosco e che incontro durante la giornata; poi soprattutto me li rivelano i miei vicini di casa, che nonostante sappiano come io sia un tipo estroverso, però un tantino scostante e forse non molto socievole, spesso mi fermano sul marciapiede o sulle scale condominiali per chiedermi qualcosa e raccontarmi volentieri ciò che ultimamente sono venuti a sapere, come se io fossi un tipo bramoso di novità ed altre cose del genere. Forse confondono la mia velata effeminatezza per una semplice curiosità, oppure credono sia uno che per qualche motivo possa essere attratto da cose del genere. O magari fanno così solo per prendermi in giro, visto che sanno perfettamente di quanto io resti perlopiù indifferente a certi argomenti.

Però, il fatto che sia venuto ad abitare proprio poco lontano dalla mia casa una persona che non è di questo paese, devo riconoscere non mi lascia del tutto indifferente. L'ho già incontrato, un paio di volte, e mi è parso un tizio tranquillo, un gran bel ragazzo, sicuramente pieno di buone intenzioni, almeno a giudicare dai suoi normali comportamenti. Ma tutti sembrano aver deciso adesso di parlare male di lui, come se fosse una persona da denigrare in ogni caso, anche se non se ne comprende in alcun modo il motivo. Forse è il solito pregiudizio che si impone in un centro abitato per ogni individuo che non è propriamente di queste parti, anche se alla fine sembra che lui sia sempre vissuto a poche decine di chilometri da qui. In più, sembra che da tempo stia lavorando presso l'Ufficio Postale di questo paese, dove io però non vado mai, e per colmo pare che l'abbiano incaricato di consegnare le lettere e i piccoli pacchi a domicilio. È evidente secondo me che non ci può essere alcuna rimostranza da fare nei suoi confronti, ed il discorso che qualcuno ha persino sollevato, e cioè che tolga lavoro a chi propriamente è nato a Calci, mi pare del tutto strampalato.

Poi esco di mattina come sempre sul tardi per fare alcune compere, e proprio davanti al mio portone trovo lui, con il ciclomotore di cui è stato fornito, mentre è impegnato a cercare i giusti indirizzi delle cassette dove inserire la posta. <<Conosci per caso i Ceccherini>>, mi fa mentre sfoglia le buste nella sua borsa. <<Qua sopra è stata scritta soltanto la via, ma non il numero civico>>. Gli rispondo che un nome così dovrebbe trovarsi su di un campanello un paio di portoni più avanti, ma con l'occasione gli chiedo se per caso avesse qualcosa da consegnare anche a me. Così gli dico subito come mi chiamo, naturalmente, e lui guarda, scartabella tra le buste, ma poi dice di no, ma intanto mi sono presentato, e comunque mi ringrazia, e lo fa quasi senza sorridere, ma con dei modi piuttosto garbati. Mi piace questo bel giovanotto, rifletto tra me, ma non è certo il tipo di persona con la quale probabilmente potrei avere qualcosa a che fare, mi dico per stare tranquillo. Quindi mi saluta con un bel gesto della mano e si fa subito riassorbire completamente da tutti i suoi impegni. Penso comunque che lo incontrerò tante altre volte, ne sono sicuro, considerato che oramai siamo anche vicini di casa, e quindi ci saranno sicuramente le condizioni per fermarmi qualche altra volta a parlare con lui. Alberto, mi hanno detto che si chiama, e forse in futuro potrebbe anche diventare un amico per me, e magari accompagnarmi qualche volta nelle mie passeggiate serali.

Lo so, certe volte lascio correre la fantasia forse più di quanto sia lecito, ma non ci posso fare niente se sono attratto dai bei ragazzi, e poi penso che Alberto abbia grosso modo la mia stessa età, e quindi sarebbe più che normale se cominciassimo in qualche maniera a frequentarci. Cercherò di non essere entrante quando mi capiterà di incontrarlo ancora, potrei forse salutarlo con velata simpatia, magari senza eccedere, ed aspettare che sia lui, sempre che gli vada, a chiedermi qualcosa. Ma certo, tutto scorrerà nella maniera giusta, starò attento, e poi succederà proprio così, penso; sono già convinto che le cose avverranno esattamente in questo modo, ed anzi, via via che proseguo a rifletterci sopra, ne sono già più che sicuro.

 

Bruno Magnolfi

martedì 25 aprile 2023

Modi d'essere.


            Sono contenta di aver ottenuto un palchetto tutto per noi, anche se come posizione rimane molto laterale. Comunque, da qui siamo molto vicini agli attori, ed io posso seguire piuttosto bene lo svolgimento di tutta la commedia, nella buona comprensione di ogni parola, delle varie espressioni, e soprattutto dei gesti che verranno eseguiti sul palcoscenico. Alberto invece mi pare a disagio, ancora prima dell’inizio, ma non posso aiutarlo, e soprattutto non mi va di perdere qualcosa dello spettacolo soltanto per stare dietro ai suoi dubbi. Pirandello non è facile, e soprattutto, per chi non ha dimestichezza con il teatro, può restare assolutamente pesante e privo delle attrattive che già il suo nome e la sua fama sembrerebbero indicare.  Ma non importa, è già molto che abbia accettato di accompagnarmi stasera, anzi, che si sia offerto lui stesso di portarmi qui, in modo da rendersi conto di persona da che cosa mi reputo incantata quando gli dico che recitare è tra le cose più belle in assoluto. Non mi aspetto certo che lui inizi dopo questa commedia ad interessarsi di teatro, e poi mi sembra che nelle sue giornate sia attratto da cose molto lontane da tutto questo, anche se, ora che ci penso, a me ha fatto molto piacere che sul lavoro all’Ufficio Postale abbia accettato l’offerta della nostra Direttrice di sostituire il portalettere infortunato. Mi sembra quasi che la nostra storia però abbia assunto in questi ultimi giorni un moto di accelerazione un po’ troppo forte per lasciarci il tempo giusto di riflettere bene su quello che stiamo facendo. In ogni caso il sipario è ancora abbassato e Alberto ha già iniziato a guardarmi e a starmi vicino, come se fossimo venuti a vedere una semplice pellicola cinematografica leggera e poco impegnativa. 

            <<Devo concentrarmi>>, gli dico prima che si spengano le luci in sala e nei palchi; <<scusami, ma ho studiato le parti e devo comprendere bene ciò che succede sul palcoscenico e in tutto il teatro, visto che ci saranno degli attori anche in platea>>. Lui con la mano fa subito il gesto di chi per nessuna ragione desidera interrompere o disturbare il mio interessamento allo spettacolo, ma noto dalla sua debole espressione che non è del tutto contento, anche se volentieri si rende disponibile ad assecondare i miei desideri. Non posso fare a meno purtroppo di proiettare ogni sua parola ed ogni suo gesto verso un tempo futuro, quando la nostra relazione magari avrà trovato delle basi di familiarità e complicità che adesso ancora non abbiamo. Provo sempre più forte la sensazione che lui, poco per volta, sia sempre meno disposto ad assecondare i miei interessi ed il mio desiderio di sentirmi costantemente libera di occuparmi delle cose che apprezzo di più, come se la sua tolleranza verso alcune cose di me, si mostrino ai suoi occhi sempre di più come dei capricci che forse dovrei imparare a mettere da parte, magari per occuparmi maggiormente di lui e della nostra storia. È soltanto un’impressione, sia chiaro, però dovrò stare molto ben attenta, nel prossimo periodo, ad interpretare ogni dettaglio che la sua personalità riuscirà ad esternare in questo senso.

            Quindi si alza il pesante sipario, l'azione produce immediatamente un profondo silenzio in tutto il teatro, ed io all'improvviso provo tutto quel fascino che probabilmente ho sempre sentito dentro di me per questi spettacoli, ma che fino a poco tempo fa non ho mai avuto il coraggio e la possibilità di rendere manifesto, proiettandomi in un attimo in mezzo agli attori, sul palcoscenico, lontano da Alberto, via da questo palchetto, ritirando anche la mano che lui, fino ad un attimo fa, mi ha tenuto persino troppo stretta, in mezzo alle sue. Sono da sola, penso adesso, e la commedia di fronte a me si svolge lasciando che io con la mia fantasia possa essere parte attiva di ciò che vi avviene, apprezzando al massimo possibile ogni minima cosa prevista dall’autore. Per me è come un’immersione completa in un liquido amniotico, una vera rinascita che vivo e che sento mentre vibrano le parole e i gesti che ogni attore esprime mentre è impegnato sopra al tavolato di legno. Ho ripassato il testo già diverse volte per essere sicura di non tralasciare niente dei dialoghi, ed anche se ho notato tra il pubblico la mia insegnante di recitazione e qualcuno tra coloro che seguono insieme a me il corso di teatro, non ho provato alcun desiderio di incrociare lo sguardo con loro. Avremo sicuramente tempo di parlare di tutta questa serata già nel corso delle prossime lezioni, ed io adesso non voglio sentirmi distratta da nessuna cosa che non faccia parte integrante dello spettacolo.

Infine, dopo i lunghi applausi a commedia terminata, torno a volgere lo sguardo verso Alberto, rimasto immobile e in silenzio fino adesso sulla sua poltroncina. Forse provo pena per lui, ma non posso fare niente, tanto più che se desidera starmi vicino anche in futuro, è bene che sappia fin da questo momento quale sia il mio reale modo di essere.

 

Bruno Magnolfi

sabato 15 aprile 2023

Apprezzamenti.


            Certe giornate sono persino troppo lente, e in qualche caso anche eccessivamente uggiose, ed io ho sempre l’impressione che nulla possa mai accadere, almeno in questo piccolo paese di provincia. Sto dietro al bancone della mescita e alla macchina del caffè, alla Casa del Popolo, e da qui ne sento dire continuamente di tutti i colori, anche se alla lunga si fa l’abitudine a qualsiasi cosa, figuriamoci poi alle chiacchiere inconcludenti di qualche pensionato che staziona da queste parti, e di coloro che vengono a mangiarsi un panino, o a bere qualcosa, o a fare colazione, oppure a prendersi un caffè, e nel pomeriggio mettersi ad un tavolino per una partita alle carte. Le espressioni che da qui vedo in giro nel locale sono sempre le medesime, e se non fosse per le ultime vicende all’Ufficio Postale, proprio qua vicino, forse da un po’ di tempo non si avrebbe neppure saputo più di che cosa parlare. La chiusura dell’Ufficio Postale, per tutto il paese di Calci, sarebbe stato un bel guaio se si fosse davvero verificato, ma fortunatamente adesso affermano tutti in giro che questo non avverrà, e che le cose per gli impiegati che lavorano là dentro proseguiranno come sono sempre state. Conosco Laura da sempre, una di noi si può dire, una ragazza con cui personalmente non ho mai scambiato molte parole, pur avendo lei pochi anni meno di me, ma l’ho sempre salutata con grande piacere ogni volta che mi sono trovato ad incontrarla, e che si è sempre mostrata sorridente e rispettosa sia con me che con qualunque altra persona del posto. Ultimamente si è fatta vedere nel mio locale sempre con quel tizio di Bientina, il nipote del vicesindaco nella giunta comunale, certe volte anche alla fine dell’orario di lavoro proprio degli Uffici Postali, e questa faccenda non riesce ad andarmi giù facilmente, anche se riconosco che ognuno sia libero di fare di sé quello che vuole.

            Lui mi pare un musone, uno con cui non penso di avere niente da spartire. Il marito della Lorenza mi ha detto che ultimamente ha preso la tessera del suo sindacato, ed anche se neppure lui se ne sa spiegare il motivo, sicuramente avrà avuto le sue buone ragioni per farlo, anche se non è questo che fa di un uomo uno che sta dalla mia stessa parte, almeno credo. Quello che mi pare abbastanza evidente, è che Laura sembra cambiata nelle ultime settimane, quasi avesse scoperto chissà cosa, forse l'anima gemella con cui stare assieme, penso io, o forse qualcosa che non riesco neppure ad interpretare. In ogni caso non mi piace che lei si faccia vedere in giro con questo tizio; credo soprattutto che stia cedendo poco per volta ad uno che non la merita minimamente, e con ogni probabilità la farà soltanto soffrire. Certo, non sono per nulla affari miei, come si dice, però un po' mi dispiace che una bella ragazza del mio paese si butti via con uno che non è neppure di qui, e non si sa neanche bene che cosa pensi. Stamani poi, quando sono venuti tutt'e due a prendere il caffè alla Casa de Popolo, le ho detto qualcosa tanto per stuzzicarla, ridendo, una stupidaggine, giusto due parole: <<Va tutto bene ora in ufficio, non è vero?>>, e Laura mi ha guardato con serietà, ma poi ha detto che la tranquillità è un grande valore, e che lei è contenta di come stanno andando le cose.

Non ho avuto da ribattere niente, naturalmente, ed ho lasciato che il discorso finisse lì, ma poi mentre passavo tra i tavolini per sistemare qualcosa, mi ha detto ancora: <<Ma lo sai che sto prendendo lezioni di recitazione? Da ora in avanti non si saprà più se dico qualcosa sul serio oppure se sto interpretando una parte>>, poi ha fatto una breve risata, piacevole, allegra, proprio come mi ricordavo di lei quando andavamo addirittura alla scuola elementare, così mi sono soffermato un momento, e lui così mi ha guardato, come per aspettare la mia reazione, ma io mi sono limitato a sorridere, ed è stato allora che mi sono reso conto di quanto lui sia proprio differente da lei: serio, impassibile, forse addirittura incapace di divertirsi, senza alcun dubbio del tutto diverso da Laura. Avrei voluto dirle: <<ti stai rendendo conto di quello che fai?>>, ma invece non ho più detto niente, e forse ho scosso lievemente la testa mentre tornavo dietro al bancone. Se lo chiedo in giro sicuramente altre persone pensano le stesse cose che sono stato capace di pensare io, e forse qualcuno uno di questi giorni la fermerà per strada, a Laura, e le dirà senza mezze parole che non va bene quello che sta facendo, o che quel ragazzone con cui si fa vedere insieme da un po’ di tempo non è proprio la persona più adatta a lei. Lo diranno per ridere, certo, per scherzo, però Laura sono sicuro sia capace di decidere da sé quello che vuole, così almeno credo, e perciò tra non molto dovremo fare l’abitudine a vederla insieme con quel suo collega di lavoro, ed apprezzarla lo stesso, pur a malincuore.

 

Bruno Magnolfi

mercoledì 12 aprile 2023

Parole impronunciabili.


            Muovo appena le mani ogni tanto mentre resto seduto su una panchina ad osservare dei ragazzi che giocano col pallone in un campetto oltre la recinzione. Quando avevo la loro età mi sentivo orgoglioso di mio padre. Lui era a capo di un gruppo di commercianti di scooter e di ciclomotori della Piaggio all’interno di una grossa concessionaria dentro Pisa, e gli affari in quegli anni andavano bene, tanto che io e la mamma ci permettevamo tutto ciò che ci andava, senza mai badare a spese, e lui, che non c’era quasi mai a casa, quando infine prendeva qualche giorno di vacanza, ci portava negli alberghi e nei luoghi migliori che conosceva. Mi pareva per ingenuità che tutti potessero avere i nostri stessi privilegi, che bastasse desiderarli, e coloro tra i miei compagni di scuola che si lamentavano sempre per la miseria, lo facessero soltanto perché avevano dei genitori senza troppa volontà di lavorare. Mio padre, in quegli anni, lo ricordo come un signore lontano, elegante, sempre un po’ via, distante da me, capace di intrattenere chiunque con le sue chiacchiere divertenti e cortesi, ma mai disposto a perdere troppo tempo con me o con mia madre. Sono cresciuto con lei, difatti, ascoltandola ogni volta mentre mi spiegava che dovevamo essere contenti di avere un padre ed un marito così.

            Lui fece costruire la casa di Bientina, dove abbiamo sempre abitato da allora, proprio in quegli anni, e quando vi entrammo per la prima volta a me parve persino troppo grande e spaziosa per poter essere considerata una semplice abitazione. Avevo persino una grande stanza dei giochi tutta per me, e poi una cameretta altrettanto ampia, affiancata da un salottino dove stavano riposti soltanto i miei vestiti dentro a capaci armadi a muro. Quando, più recentemente, chiesi a mio padre di far ristrutturare interamente le soffitte, e di farne un piccolo appartamento soltanto per me, mi parve che lui ne fosse addirittura contento, accogliendo con favore il mio allontanarmi dalla famiglia, o almeno da lui, tanto che l’idea di far costruire un ingresso indipendente per me e le mie nuove stanze, fu assolutamente la sua, che tirò fuori all’improvviso come per sancire una certa separazione. Adesso ho quasi trentasei anni, e le cose a mio padre non vanno più tanto bene come una volta. Forse il suo desiderio attuale potrebbe essere quello che io mi prendessi un appartamento in affitto da qualche parte e mi staccassi del tutto da quella abitazione. Ma la solitudine di cui ho sempre sofferto mi parrebbe in quel caso persino troppo forte per lasciarmi la volontà di fare un passo del genere; e poi c’è mia madre, con la quale ho continuato a tenere dei buoni rapporti almeno tutte le volte che lui è fuori da casa.

            Ora i ragazzini hanno smesso di giocare, si sono seduti da una parte e parlano di qualcosa tra loro. Personalmente mi pare di non avere nessuno con cui parlare, ed anche se almeno una volta al giorno scendo da mia madre per salutarla, mangiare qualcosa, e stare un po’ insieme a lei, non posso certo considerarla una persona alla quale fare le mie confidenze. Mio padre ha sempre preteso qualcosa da me: non mi ha mai indicato un percorso, non mi ha chiesto cosa ne pensassi di una cosa o di un’altra; ha soltanto detto con voce decisa cos’era che si aspettava dal mio comportamento in ogni preciso momento della mia crescita, fino a quando ha smesso quasi del tutto di esigere qualcosa, abbandonandomi pur tardivamente ai miei personali desideri. Credo di averlo spesso deluso, ma lui non ha detto qualcosa del genere neppure durante gli anni scolastici. Si è limitato a ribadire che avrei dovuto fare così, o anche essere così, senza mai darmi una valida motivazione per impegnarmi davvero. Non ho mai sognato di essere come lui, se si esclude il periodo dell’infanzia, quando forse ero troppo piccolo per aver già sviluppato un pensiero più critico.  Sempre più spesso provo un senso profondo di solitudine, forse proprio per questo comportamento che ho dovuto subire negli anni; credo mi sia sempre mancato un supporto morale, e una sviluppata capacità di sentirmi a mio agio con gli altri. Quando ho avuto vent’anni mi è parso per stupidità che avere molti soldi dentro alle tasche potesse mostrarsi sufficiente, almeno rispetto ai miei amici di allora, per dimostrarmi ai loro occhi una persona completa e del tutto in grado di affrontare qualsiasi avversità. Adesso sono sicuro di avere sbagliato completamente.

I ragazzi da dentro al campetto ora se ne sono andati in silenzio, uscendo da un varco prodotto nella recinzione vecchia e arrugginita, raggiungendo probabilmente le loro case e salutandosi con allegria. Adesso mi sento più solo anche per questo, come se a me tutti loro non avessero lasciato neppure un saluto, condannandomi a restare qui, abbandonato sopra questa panchina, impossibilitato ad avere qualcuno con cui discorrere di cose pur poco importanti, concedendomi soltanto di usare per conto proprio quelle stesse parole che forse non sono mai riuscito del tutto neppure a pronunciare.

 

Bruno Magnolfi