lunedì 7 agosto 2023

Espressione d'affetto.


Ho sempre avuto paura dei cambiamenti, e per questo nel corso dei miei anni ho spesso cercato, per quanto possibile, di evitare di trovarmi di fronte a scelte troppo importanti. Dopo il diploma ho iniziato subito a lavorare nell'amministrazione dell'impresa in cui mi trovo in forza ancora adesso, e dove con ogni probabilità rimarrò fino al mio pensionamento, anche se nei primi anni di lavoro esprimevo un evidente maggiore entusiasmo nella mia attività, soprattutto perché credevo sinceramente di poter fare carriera, e prima o dopo di essere promosso dai miei superiori a dei ranghi di responsabilità. Invece, per una ragione o per l'altra, ho continuato a svolgere sempre le medesime mansioni, e l'unica spinta morale che ho ricevuto, già diversi anni dopo il mio matrimonio, è stata quando una delle mie colleghe della sede ha iniziato a lanciarmi dei larghi sorrisi, tanto che alla fine le ho chiesto se ci potessimo vedere fuori dall'orario di lavoro. I miei figli erano già nati, naturalmente, ed ogni attenzione di mia moglie in ambito familiare era assolutamente riservata a loro, e che per me si profilavano spesso delle fasi di evidente prostrazione, tanto che mi ritrovavo certe volte a svolgere in ufficio delle ore di straordinario, anche se non ce n'era tutta questa necessità. Lei non parlava molto, però con i suoi modi riempiva quel vuoto che avevo iniziato a provare dentro di me. Mia moglie, quando tornavo a casa, sembrava come sempre la donna più felice del mondo, e non si accorgeva di niente, anche se inventavo sempre nuove scuse per incontrarmi con la mia collega. Quando tutto questo infine terminò, considerato che lei si era stufata di incontrarmi di fretta solo una volta o due la settimana, all'improvviso mi sentii quasi alleggerito, come se, per tutto quel tempo in cui era andata avanti la faccenda, il mio impegno fosse quasi stato sorretto soltanto grazie alla sua volontà. Proseguii comunque a farmi avanti ogni volta che c'era la necessità di svolgere in ufficio qualche ora di lavoro straordinario, soprattutto per non tornare mai a casa troppo presto, anche se ultimamente ho preso a frequentare un locale dove mi fermo per qualche birra e per passare il tempo.

In seguito, comunque, le cose sono andate avanti in una maniera che potrei definire normale, con i figli che sono cresciuti anno dopo anno, ed un andamento direi quasi ordinario della vita familiare. Qualche volta ho pensato di allontanarmi da casa, di prendermi almeno delle pause da queste giornate così monotone, ma non ho mai avuto il coraggio di fare comprendere a mia moglie che io non sono del tutto felice. Così poco per volta mi sono abituato a fingere il comportamento di una persona piuttosto soddisfatta, e lei comunque non mi chiede quasi mai nulla sul mio vero stato d'animo. Ho provato ad immaginare che cosa lei possa desiderare da me quando mi trovo tra le mura domestiche, ma non sono riuscito mai ad interpretare del tutto i pensieri di mia moglie in questo senso. Lei sembra sempre accettare con gioia tutto ciò che avviene, anche se io non credo sia sempre possibile, e perciò in qualche caso mi ritrovo a chiederle: <<perché non ce ne andiamo da qualche parte, ad esempio il prossimo fine settimana, anche soltanto per rilassarci un po', per svagarsi, o prendere fiato, soltanto io e te; che cosa ne dici?>>. Ma lei sorride, spiega in due parole che non potrà mai lasciare i figli a casa da soli, dato per scontato che alla loro età non verrebbero di certo insieme ai loro genitori, ma come se non fossero in grado di cavarsela da soli. Forse ha ragione, dietro ai sorrisi che fa quando afferma queste cose, ed io sono portato a fare sempre più spesso ciò che dice lei, senza avanzare quasi mai delle diverse soluzioni. A me pare che i nostri figli dimostrino caratteri ben definiti, e non abbiano certo bisogno dei loro genitori per mandare avanti le cose di cui si interessano, ma per mia moglie restano comunque i suoi cuccioli ancora da servire e da coccolare.

Qualche volta provo invidia per la grande capacità che ha lei di conservare sempre questo atteggiamento appassionato per chi si trova attorno, ma nella maggior parte dei casi mi prende un moto di rabbia che devo sempre cercare di reprimere, fino quasi a provare una vaga depressione quando devo starle accanto per un tempo maggiore del dovuto. In questo senso il fine settimana per me è sempre deleterio, e mi trovo costretto ad inventarmi costantemente qualcosa di cui occuparmi, e che mi trascini fuori da casa, anche se non ne avrei del tutto voglia, proprio per non provare la sensazione di asfissìa che mi provoca il suo costante preoccuparsi di me e soprattutto dei nostri figli. Anche loro mi sembra abbiano iniziato a sbuffare qualche volta di questo sentirsi circondati dal suo attaccamento, ma le difese che ambedue con naturalezza riescono ad elaborare, mi appaiono sempre superiori alla mia scarsa capacità di sfuggire ad ogni sua insistente espressione d’affetto.

 

Bruno Magnolfi   

mercoledì 12 luglio 2023

Come ogni giorno.


            Certe volte, mentre di mattina sono in casa a rifare i letti o a sistemare nel frigo gli acquisti appena scelti tra gli scaffali del piccolo supermercato di questo quartiere, mi ritrovo a parlare da sola. Non a bassa voce, come per sentire semplicemente il suono dei miei stessi pensieri, bensì usando un tono normale, quasi affrontassi un vero dialogo con qualcuno già presente nella stanza dove mi trovo. Non è la solitudine che cerco di scacciare in questa maniera, piuttosto provo a spiegare per l’ennesima volta, a chi potrebbe ascoltarmi, le ragioni per cui sto bene, mi sento bene, sono sostanzialmente appagata. A quell’ora i miei figli sono a scuola, e mio marito naturalmente è impegnato con il suo lavoro. Ed io assaporo la soddisfazione di poter far girare perfettamente e come ogni giorno il nostro meccanismo familiare, mantenendo il decoro e la pulizia della casa, e preparando tutto al meglio possibile nel nostro rifugio, assolutamente prima del loro rientro. Qualcuno, negli anni passati, mi ha fatto notare, in alcune occasioni e naturalmente con un certo tatto, che io sarei una persona che sa semplicemente accontentarsi di ciò che si trova sottomano, anche se io ho spesso ribattuto che questa è davvero soltanto la vita che ho sempre desiderato. Un'amica, diversi anni addietro, mi aveva anche spiegato, secondo il proprio parere, quanto io forse potrei essere nel mio intimo una donna impaurita da tutto, che probabilmente già nel passato amava rifugiarsi molto spesso tra le maglie del tessuto che ha sempre trovato maggiormente disponibile attorno a sé, ma io le ho soltanto sorriso quella volta, convinta di non avere bisogno di spiegare proprio niente dei miei comportamenti.

Non mi interessa chiarire a qualcuno i motivi del mio agire, sempre che ce ne siano di evidenti tra quelli che mi fanno essere così come sono, e poi ritengo di essere parte della schiera di quelle persone semplici che non stanno ad indagare troppo sulle scelte o sui propositi che maturano. Lascio scorrere le giornate sulla falsariga dei miei naturali interessi, senza mai costruirne di artefatti. Quando mio marito e i miei due figli rientrano nel nostro appartamento, mi sento d'improvviso completata: la casa è in ordine, e tutto ciò, durante lo scorrere della giornata intensa che mi ha accompagnato senza mai lasciarmi fermare, che potevo sistemare per la mia famiglia, sono sicura di averlo fatto, ed alla fine mi sento la coscienza perfettamente a posto, e sono contenta quando loro si accorgono del mio impegno e dei miei sacrifici per tenere tutto a posto e anche in ordine, proprio come dev'essere, secondo il mio parere. Mio marito non sorride quasi mai mentre mi dà il suo piccolo rapido bacio rientrando in casa, ma io sono sicura che lui è felice di ritrovarsi qui, nel seno della sua famiglia, quella che riempie di senso anche la sua dura giornata lavorativa. <<Come va?>>, mi chiede certe volte, ed io gli rispondo sempre che è tutto a posto, specialmente adesso che lui è qui, e che qualsiasi cosa procede come dovrebbe. Certo, il senso di colpa che provo facilmente quando non svolgo adeguatamente i miei compiti, lo avverto sempre dietro di me, pronto ad entrare in azione.

L'ultimo a tornare a casa naturalmente è Federico, ogni volta con la testa persa dietro qualcosa che lo incuriosisce, anche se magari non fa neanche parte minimamente dei suoi veri interessi. <<Niente di nuovo>>, mi dice dopo avermi lanciato un saluto, alla mia domanda generica sulle novità della giornata, e la sua affermazione è contemporaneamente per me una delusione ed anche una frase rassicurante, tanto da chiudere subito la porta a qualsiasi altro quesito. Marco invece credo mi assomigli di più, ed il suo atteggiamento protettivo nei confronti dei propri pensieri, è la riprova che ogni dato importante della sua giornata avviene solo ed esclusivamente nella propria testa, in mezzo ai tanti pensieri da cui sicuramente è abitata. Lui è riflessivo, lascia sempre che siano gli altri a fare una mossa, salvo poi tirare fuori un commento sintetico, certe volte ristretto ad una sola parola, oppure uno sguardo. Con lui difatti non mi serve neppure parlare: mi lancia un'occhiata veloce ed io so che va tutto bene, le cose procedono, ciò che per qualche motivo desiderava svolgere si è realizzato.

<<Chi mi racconta qualcosa della propria giornata?>>, dico qualche volta a tutt'e tre, tanto per stuzzicarli, ma la cosa che ottengo più spesso è che ognuno indichi l'altro per raccogliere quella sfida, ed alla fine sono io stessa che parlo di quelle solite sciocchezze che mi sono accadute. Mio marito e i miei figli però mi ascoltano, ed anche se non hanno commenti da fare, io sono sicura che riescono facilmente a mettersi nei panni di una madre di famiglia. Ed anche se forse non c'è proprio niente in me da invidiare, sicuramente avvertono nelle mie parole la contentezza di averli di nuovo qui, di fronte a me, esattamente come ogni giorno.

 

Bruno Magnolfi

sabato 24 giugno 2023

Tempi difficili.


            Quando devo studiare oramai vado ad infilarmi con i miei libri in una biblioteca pubblica. In casa, fin da piccoli, io e mio fratello abbiamo dovuto costantemente condividere la nostra stanza, per fortuna abbastanza spaziosa, ed io già da parecchi anni purtroppo ho iniziato a non sopportare più la presenza asfissiante di Marco. Lui è pacato, riflessivo, silenzioso, e agli altri appare quasi sempre come un ragazzo bravo, studioso, intelligente, addirittura per alcuni un vero modello da seguire, ma solo la sua presenza invece provoca rapidamente in me soltanto del nervosismo. Marco ti osserva con quei suoi occhi semichiusi, e sembra pensare costantemente agli aspetti più negativi che gli altri attorno riescono probabilmente a tenere celati a tutti, ma non certo a lui. Non dice nulla di particolare, ma il suo sguardo è già sufficiente. Qualche volta ho pensato molto seriamente alla maniera per risolvere questo problema: sicuramente sono io che dovrei essere più tollerante verso di lui, visto che tra di noi Marco peraltro è anche il maggiore d'età, ma il suo comportamento è teso spesso a dimostrare quanto il proprio ragionare riesca ad essere superiore per qualità a quello di qualsiasi altro, anche se magari lui si sta limitando in quel momento a starsene semplicemente seduto e a leggere un libro in silenzio. Perciò la soluzione più efficace per me è quella di rimanere il più tempo possibile fuori da casa, anche se a volte non ne avrei neppure la voglia. È come se la sua presenza per me riempisse ogni spazio, saturando qualsiasi centimetro cubo d’aria del nostro appartamento. Le lezioni che segue all’Università poi, sembra proprio risultino impartite, purtroppo per me, soltanto durante la mattina, proprio quando io mi trovo al Liceo, ed il resto della giornata, senza alcuna variazione, lui lo trascorre lì, alla scrivania della nostra stanza, in quello stesso ambiente che in teoria dovremmo dividere tra noi, ma che alla fine usa solamente Marco, visto che io mi limito semplicemente a coricarmi in tarda serata e a dormire nel mio letto e basta.

Non gli chiedo mai niente, e sono convinto che, se avessi dei dubbi su qualche materia scolastica, Marco sarebbe pronto ad imbastire davanti a me una vera e propria lezione, approfondendo ogni aspetto possibile. Alla fine tra noi non c'è mai un vero dialogo: lui non mi chiede in nessun caso dove vada nei lunghi pomeriggi, ad esempio, ed io non gli chiedo neppure quale sia l'ambiente universitario che sta frequentando in questo suo primo anno in facoltà. Poco per volta è diventato tra noi un continuo scansarsi, anche se lui non ammetterebbe in nessun caso di modificare i propri comportamenti per causa mia. Così tendiamo sempre più ad isolarci, e i nostri genitori, sempre presi esclusivamente dai loro problemi, praticamente non si accorgono mai di un bel niente. <<Oggi sono stato in palestra>>, dico a volte mentre ceniamo, tanto per riempire qualche vuoto. Oppure: <<alcuni amici mi hanno invitato ad un concerto>>, cercando di suscitare qualche reazione. Ma mio padre sembra sensibile soltanto all'aspetto economico delle cose, anche se alla fine non stringe mai i cordoni della borsa, mentre mia madre pare sempre indifferente, limitandosi a dare qualche raccomandazione superflua e senza seguito. Però Marco certe volte mi osserva per un attimo, quando dico qualcosa, e sono sicuro che il suo giudizio tagliente, tra tutti i suoi pensieri, cala veloce su qualsiasi cosa io abbia detto, anche se, come al solito, resta assolutamente in silenzio.

Qualche volta ho persino pensato di invitarlo ad accompagnarmi da qualche parte, sapendo perfettamente che non avrebbe mai accettato, ma più che altro per smuovere almeno in parte il suo giudizio sulle cose che a me interessano, ma poi ho immediatamente immaginato che lui in quel caso si sarebbe limitato a scuotere la testa assumendo quel debole mezzo sorriso che a me indica soltanto la sua incolmabile distanza. Resta comunque mio fratello, anche se con un carattere tanto diverso dal mio, e quando qualcuno tra i miei amici, o tra i miei compagni di classe, gli va di fare lo spiritoso dichiarando la fortuna per me di avere un fratello più grande in grado di darmi una mano nei compiti a casa o in certi chiarimenti necessari su qualche materia, io mi limito a non dire niente, passando sotto silenzio quell'argomento. Mi piacerebbe poter dire qualcosa di positivo che riscontro talvolta in Marco, ma non sono capace di scoprire un solo argomento in cui mio fratello possa essere usato come esempio costruttivo. Perciò in quel poco tempo in cui stiamo in casa assieme, io e lui, adottiamo reciprocamente il massimo possibile di tolleranza, talvolta arrivando persino a sfiorarci, ma sempre fingendo ognuno l'assenza dell'altro.

Qualche volta ho pensato ad un giorno zero in cui mettersi di fronte io e lui, e dirsi tutte le cose che vorremmo modificare, almeno per imparare a convivere, ma poi sorrido da solo, perché sono sicuro non si avvererà mai un momento del genere. Succederà qualcosa però, prima o dopo, rifletto ogni tanto. Ed allora dovremo prendere coscienza che siamo stati sicuramente due sciocchi, e forse per un tempo persino troppo lungo.

 

Bruno Magnolfi

sabato 17 giugno 2023

Sguardo distratto.


            Ci sono state già alcune occasioni in cui mio fratello Federico, più piccolo di me di quasi due anni, ha inteso suggerirmi, anche se non proprio direttamente, di cercare qualche interesse o una qualche attività a cui dedicare almeno un po’ del mio poco tempo libero. <<Potresti coltivare una passione>>, mi ha poi detto più espressamente l’ultima volta; <<scoprire qualcosa che ti assorba particolarmente, e magari abbracciare così una vocazione che fino ad ora non avevi neppure considerato>>. Ma tutto ciò lo ha detto con un tono ironico, come se sapesse già in partenza che non ne sarei stato capace. Anche in questo caso sono rimasto in silenzio, come tutte le altre volte in cui me ne ha parlato, però stavolta ho riflettuto particolarmente e a fondo sui motivi reali che avessero potuto spingere mio fratello a dirmi ripetutamente qualcosa di quel genere, e non ho saputo trovare una risposta convincente e definitiva. Lui sta quasi sempre fuori di casa, si vede ogni giorno con diversi compagni di scuola e anche numerosi altri suoi amici, e poi frequenta, oltre l'orario del quarto anno del liceo, una palestra dove si esercita, ed anche un’associazione, anche se questa non so bene di che cosa si occupi. Quando rientra a casa, certe volte, mi parla distrattamente delle sue esperienze, anche se affronta ogni argomento sempre in maniera vaga, senza essere mai troppo preciso. L'anno scorso, dopo il diploma che naturalmente ho superato a pieni voti, quando mi sono iscritto alla facoltà cittadina di psicologia, a dire il vero senza neppure avere le idee troppo chiare sul mio ideale indirizzo di studi, credevo che le cose tra me e lui sarebbero presto cambiate, lasciandomi assumere finalmente una posizione da fratello maggiore nei suoi confronti, come non è mai stato fino adesso, ma questa speranza non si è verificata affatto, neanche stavolta.

            Ho sempre pensato che la colpa fosse data dal mio modo di essere, probabilmente troppo chiuso e remissivo, come qualche volta hanno detto anche certi insegnanti ai miei genitori, ma da un certo tempo a questa parte mi pare di vedere in mio fratello il tentativo di stare sempre un passo avanti rispetto a me, e non riesco affatto a comprendere la ragione che lo spinge a comportarsi in questa maniera. Non abbiamo mai litigato tra di noi, almeno non in maniera da alzare la voce, neppure quando eravamo più piccoli, però non abbiamo mai provato neppure un sentimento di grande solidarietà, tanto che i nostri rapporti, oggi come in passato, si mantengono spesso su un piano quasi formale. Naturalmente a me piacerebbe che Federico si spingesse qualche volta verso di me, e che mostrasse il rispetto e la stima che credo sia doverosa nei confronti di un fratello maggiore che in qualche caso gli ha persino spianato la strada con qualche consiglio. Ma così non è, ed anzi, qualche volta, mi è parso che i suoi modi di fare siano tesi ad avere un atteggiamento di superiorità verso ciò che rappresento ai suoi occhi. I nostri genitori sono delle persone comuni, e forse non si sono mai troppo interessati del nostro rapporto di fratelli. Mio padre è sempre preso dal suo mestiere di amministratore di una piccola società, e mia madre è una donna gentile e bonaria, casalinga, riservata, che sembra non abbia neppure un’opinione vera su molte delle cose che le passano vicino. Certe volte mi chiedo cosa mai possa accadere in una famiglia come la nostra per smuovere le acque, considerato che tutto sembra scorrere sempre con una estrema normalità.

<<Sono tornato>>, squilla Federico spavaldo quando rientra in casa, ma sembra non lo dica alle persone presenti in quel momento nelle stanze del nostro appartamento, ma alla casa stessa, alle pareti e ai mobili, o forse addirittura a sé stesso, evidentemente soddisfatto di essere riuscito anche stavolta nel rientrare al domicilio, dopo aver affrontato chissà quali avventure per riuscire ad essere di nuovo qui. Io non rispondo niente, quasi non alzo neppure lo sguardo dal libro su cui generalmente sto studiando, o quello che comunque sto leggendo, e mi appare ogni volta fuori luogo il suo contegno, come se, almeno a mio parere, il suo apparire dovesse essere composto di un maggiore rispetto verso gli altri, formato maggiormente da un sentimento riguardoso, quasi vicino alla timidezza. Sembra invece che soltanto con il suo arrivo riprendano improvvisamente le attività di casa, come se tutto fosse rimasto immobile ed inerte fino al momento esatto del suo ritorno. Naturalmente fingo indifferenza, quasi che non cambi niente in me per la sua presenza o meno, ma indubbiamente provo fastidio nel riflettere che quasi sempre non è in questa maniera. E ciò che più mi irrita è il pensare che lui già sappia tutto questo, e se ne gongoli, come fosse felice dei miei piccoli disagi. <<Voglio ignorarti>>, penso con forza mentre affondo maggiormente gli occhi nel mio libro, ma sembra ogni volta che l’equilibrio in essere fino ad un solo attimo prima del suo arrivo, si sia inevitabilmente perduto proprio con la sua semplice presenza. Allora lo saluto, ma con distacco, usando formule di rito, e Federico poi sorride, ma senza neppure darmi la soddisfazione di lanciare il suo sguardo per un solo momento verso di me.

 

Bruno Magnolfi

domenica 11 giugno 2023

Sincero ringraziamento.


Vado avanti, non provo nessuna paura per i sempre possibili errori che potrei compiere lungo il percorso, mi basta avere la consapevolezza di fare davvero ogni volta le scelte che maggiormente desidero, scartando ovviamente quelle che invece non mi interessano, o che mi interessano senz'altro di meno. Lo so perfettamente che così facendo con ogni probabilità rischio di precludermi tante altre possibili strade che forse si potrebbero aprire di fronte a me, ma in tutti i miei anni di vita non ho mai avuto né la sicurezza né la lucidità di questo periodo, e non trovo nessuna buona ragione per farmi venire in mente dei dubbi, considerato che per il momento non credo forse di averne neppure uno. Non provo alcuna angoscia al pensiero di tralasciare qualcosa di importante, e le mie idee, sempre che abbiano un qualsiasi valore, paiono rapidamente inanellarsi tra di loro, formando una catena che trascina poco per volta la mia stessa volontà. Non so se riuscirò mai a diventare una vera attrice di teatro, in ogni caso con tutte le mie forze desidero provarci, e l'entusiasmo che sento dentro di me è talmente forte da spingermi a mostrare a tutti la volontà risoluta che avverto.

Alberto forse è rimasto piuttosto amareggiato quando gli ho detto in due parole che si dovesse sentire assolutamente libero di fare le proprie scelte, anche a proposito dell'attività commerciale di suo padre e della propria idea di lasciare il posto di lavoro alle Poste. Però devo essermi dimostrata con lui più dura e scostante di quanto desiderassi, visto che praticamente ha deciso su due piedi di lasciare libero persino l'appartamento di Calci, e di tornare così ad abitare a Bientina, nelle due stanze sopra la casa dei suoi genitori. Ma tutto ciò in fondo non ha neppure troppa importanza. La nostra storia non sarebbe comunque potuta andare avanti ancora per molto: troppe differenze tra noi due, troppa distanza tra le nostre maniere di immaginare il futuro, troppe idee dissimili per quanto riguarda l'impostazione di una nostra relazione duratura. E così sono di nuovo sola, anche se non mi dispiace neanche troppo: difficile tenere unite delle persone che non hanno molte cose in comune; difficile costituire un rapporto che non ha un vero cemento per tenersi assieme. Personalmente il sostegno di cui provo grande necessità è semplicemente dato solo dal parere che l'insegnante di recitazione esprime nei confronti delle mie interpretazioni durante le nostre prove, e poi naturalmente il comportamento sempre positivo di tutti i miei colleghi di teatro. Mi sento bene sopra al palcoscenico, e provo dentro di me la possibilità di esprimere tutti i personaggi che sono chiamata ad interpretare, come se fossi composta da tante differenti personalità, tutte duttili e modificabili ad ogni bisogno.

All'Ufficio Postale le cose vanno avanti come sempre: hanno assunto una nuova ragazza per darci una mano, ed è brava, volenterosa, capace; se decidessimo di aprire il secondo sportello al pubblico forse lei sarebbe la persona più adatta per ricoprire quel ruolo. Per quanto mi riguarda spero proprio non venga mai a nessuno la voglia di cambiare i miei compiti: troppo interessante studiare le espressioni e i modi di dire delle persone che vengono di fronte a me per spedire una raccomandata, pagare qualche bolletta, o chiedere di qualche altro servizio postale. Qualcuno di loro in questi giorni ha iniziato a guardarmi forse stranamente, ed io ho subito pensato come in paese si sia diffusa certamente e con rapidità la notizia che io e Alberto ci siamo lasciati, ed allora qualcuno non sappia più cosa pensare di me, e magari tenti di immaginarsi quanto io mi senta intristita di questo avvenimento, come fossi una vittima. Mi guardano, sorridono, magari hanno l'impressione che per me si sia oramai interrotto un percorso. Ma io sorrido ad ognuno come sempre, chiedo a tutti con cortesia come vadano le cose, e come posso aiutarli nelle loro piccole difficoltà.

Ieri mia madre, con la sua delicatezza proverbiale, mi ha chiesto per la prima volta, mentre ero da sola in casa insieme a lei, se per caso ci fosse almeno uno tra i miei propositi rimasto come in sospeso; oppure se magari sentissi la necessità di parlare di me stessa con qualcuno, oppure di confidare direttamente a lei qualche cosa che mi offuscasse i pensieri. <<No mamma>>, le ho subito detto con un sorriso di gratitudine. <<Va tutto bene, non devi preoccuparti. Desidero soltanto continuare a sentirmi tranquilla come sono, esattamente come mi sento adesso, e poi non fare più alcuna sciocchezza, come quella ad esempio di uscire con un ragazzone che non rappresenta affatto ciò che voglio per me>>. Lei mi ha guardato senza eccepire niente, poi mi ha sfiorato una mano, quasi ad indicarmi che era pronta a sostenermi, come sempre, qualsiasi cosa avessi avuto in mente. Mi sono quasi commossa della sua generosità, così l'ho ringraziata, semplicemente. E allora lei mi ha detto: <<Tu sei ciò che ho di più caro; puoi compiere tutti gli sbagli possibili, se vuoi, ma rimani sempre e comunque la mia Laura>>.

 

Bruno Magnolfi

martedì 23 maggio 2023

Abbraccio tardivo.


            Che cosa importa, in questi anni ormai quasi da anziani, impegnarsi ancora in quelle complesse e particolari attività che ci erano addirittura state additate dai nostri genitori, fin da quando eravamo dei ragazzi, proprio come le uniche possibili, quasi non esistessero in giro praticamente altre scelte, e si dovesse mostrarsi per forza in una certa maniera, bramando il potere dei conti correnti quasi più di quello di un buon nome da spendere? Ci siamo impegnati, lo riconosco, ed abbiamo anche trovato le strategie più adeguate, le conoscenze più adatte, gli strumenti migliori per spiazzare ogni altro concorrente sulla piazza, e mettere su delle imprese che funzionassero al meglio, brillassero sul mercato, e naturalmente ci permettessero i guadagni che avevamo sperato sin dai difficili inizi. A qualcuno di noi naturalmente è andata meglio che ad altri, e personalmente credo che possa accontentarmi parecchio di ciò che sono riuscito a mettere in piedi, magari con un pizzico di fortuna, ma poi, soprattutto, sempre spalleggiato dalle persone giuste. Però l’età anche per me inesorabilmente avanza, e non è più di troppo interesse portare ancora avanti quelle stesse strategie, laddove le giornate si riducono alla fine soltanto ad una serie di piccole abitudini da attempati, che non cercano più alcuna grande novità, ma soltanto la consapevolezza di non essere stati, almeno per tutto questo tempo, degli individui completamente inutili, ma persone capaci di dare un seguito a tutto.

Questo penso negli ultimi giorni, ed è diventata poco per volta una collana di riflessioni quasi monotone che sembrano volermi braccare sempre più da vicino, proprio adesso che invece il mio unico figlio, Alberto, sembra proprio desideri fare di testa sua ad imboccare una qualsiasi strada di vita, ed allora mi rendo conto che forse l’ho lasciato allontanarsi un po’ troppo dalla sua famiglia di appartenenza, senza maturare quella consapevolezza che avrei desiderato vedergli brillare negli occhi al semplice comprendere che la mia generosa impresa commerciale sarebbe diventata presto la sua. L’ho lasciato fare, non l’ho instradato mai, come sicuramente invece avrei dovuto, allo scopo di fargli fare pratica nel mio settore. E così lui non ha acquisito quella passione che immaginavo gli sarebbe saltata fuori improvvisamente da un giorno all’altro, tanto che adesso sembra quasi non riconosca i legami che lo uniscono ai suoi genitori ed al buon nome che gli abbiamo dato, mentre invece lui adesso deve impegnarsi, come non ha ancora mai fatto, nel portare in avanti con fierezza questi valori.

Devo tentare una strada diversa con lui, non c’è alcun dubbio; devo prenderlo sottobraccio e guidarlo con attenzione e pazienza verso quegli scopi che in fondo da sempre ho immaginato per il suo futuro. Sicuramente nel prossimo periodo troverò delle difficoltà, e lui si mostrerà recalcitrante a cambiare anche soltanto qualcosa di quello che crede di aver acquisito. Devo portarlo con me, fargli vedere per la prima volta quali siano a fine mese le contabilità reali della mia azienda, fargli toccare con mano le possibilità che si offrono a lui nell’iniziare ad avere delle conoscenze che costituiscono un vero peso, e che aprono sbocchi insperati, contratti inimmaginabili, messi su a forza di telefonate importanti e di promesse assolutamente da mantenere. E poi recarsi insieme con me a dei pranzi di lavoro dove si instaurano rapporti, si fa vedere con chiarezza quali siano i nostri propositi, si dimostra la serietà e l’assennatezza delle nostre idee, fino a evidenziare che c’è un mondo di cui facciamo parte anche noi, e che per nessun motivo può mai permettersi di dimenticarci o di lasciarci da parte.

Alberto comprenderà tutto questo, ne sono già più che sicuro, ed anche se fino adesso non mi sono preoccupato sufficientemente di lui, scioccamente piazzandolo a fare l’impiegato delle Poste, tanto per non vederlo più ciondolare coi suoi amici tra i locali del nostro paese, ed immaginando che la consapevolezza di essere un semplice numero del sistema lo portasse con semplicità verso di me, adesso che ho capito di aver fatto uno sbaglio, desidero più di ogni altra cosa riparare l’errore. Forse fino adesso non gli ho dato mai la fiducia che probabilmente meritava già anni addietro. Probabilmente ho immaginato che le cose potessero aggiustarsi da sole, quasi senza necessità di interventi decisi da parte mia. Però siamo ancora in tempo a raddrizzare tutto quanto e ritrovare rapidamente un dialogo tra noi, quello stesso che in questi ultimi anni purtroppo è andato quasi completamente ad erodersi, lasciando del tutto a sua madre, così come ho fatto, il compito di tenere i rapporti con il nostro unico figlio. Lo riconosco, non ci sono mai stato in casa a vederlo crescere: gli interessi e le amicizie che contano mi hanno sempre trattenuto distante. Ciò non significa che le cose non possono giungere improvvisamente ad una svolta, e mostrarsi di colpo in una maniera del tutto differente. Dovrò impegnarmi in questo senso, lo comprendo assolutamente; ma con la serietà con cui ho affrontato per tutti questi anni ogni dettaglio che mi ha circondato, ugualmente voglio comportarmi con lui, e fargli ritrovare quella stessa famiglia che vuole tornare ad abbracciarlo.

 

Bruno Magnolfi

sabato 20 maggio 2023

Pena di vivere.


            Da dietro le tendine della mia finestra mi fermo ad osservare quasi ogni giorno i pochi passanti che si muovono lungo la strada del mio paese. Di fronte alla mia casa, però, si trova proprio l’ingresso dell’ufficio Postale, e quindi, soprattutto di mattina, si nota facilmente qualche persona che va ad infilarsi là dentro per sbrigare alcune delle proprie attività. Mi piace riconoscere da dietro ai vetri alcuni miei concittadini, e spesso mi diverto a notare in quale maniera si siano vestiti in quel certo giorno, o come si comportano guardandosi attorno, con quali altre persone si soffermano, magari per scambiare qualche parola di rito, ed infine noto anche chi cerca di evitare qualcun altro. Non c’è niente di male nel mio curiosare, anzi, dopo i fatti recenti che sono accaduti in questa agenzia, o meglio, che sarebbero potuti accadere, credo a mio parere non sia sbagliata l’osservazione attenta di tutti gli utenti che entrano ed escono da quell’ufficio: potrebbe tornare utile nel futuro, penso spesso, aver notato qualcosa che ad altri magari non è proprio balzato agli occhi. Certe volte poi, quella che posso guardare dalla mia casa, sembra proprio sia la parte più viva del centro abitato, un luogo, una strada, un marciapiede, dove si scambiano saluti, informazioni, rallegramenti, dove si riesce facilmente a socializzare, e vengono espresse da tutti con sincerità le rispettive opinioni. Si parla, si dice quali siano i propri pensieri, le idee, le preoccupazioni, se ci sono, o le difficoltà che si tenta di fronteggiare qualche volta. Non riesco da qua a comprendere le parole che si scambiano, queste persone, ma ci vuole poco ad immaginare i discorsi che vengono intavolati.  

Certe volte riconosco qualcuno con cui negli anni scorsi sono stato in frequente contatto, magari fino a non molto tempo fa, almeno fino a quando la mia malattia non mi ha costretto a rimanermene in casa e a non frequentare più nessuno. Mi proietto facilmente là in mezzo a quei miei amici di un tempo, e sento quasi ancora le loro voci nelle orecchie, le riconosco, così come riconosco facilmente le loro maniere di essere e di comportarsi. Mi tengono compagnia, in qualche modo, anche se queste persone che scorrono davanti a me neanche suppongono di essere osservate, ed io non mi lascio certo vedere da quelli che qualche volta girano persino lo sguardo verso la mia parte, come per scrutare se io per caso mi sia affacciato in quel momento al davanzale, ed abbia forse voglia di scambiare il mio saluto con il loro. No, non posso aprire questa finestra, sporgermi verso la strada, mostrare il mio volto di questi ultimi tempi, così peggiorato che neppure io stesso mi soffermo ad osservarlo ancora nello specchio del bagno. Sto qui, di nascosto, però volentieri guardo tutti, ed è un po’ come essere ancora dentro alla vita del paese, come se i discorsi immaginati che in questo momento si scambiano questi individui, riuscissero a darmi il sollievo di non essere isolato da tutto.

Ho visto la signora Vanni, con l’espressione sempre più seria, probabilmente per la preoccupazione di mandare avanti sempre al meglio tutto l’ufficio. E poi gli altri impiegati che conosco, che arrivano la mattina presto per svolgere come sempre il loro ruolo. C’è Laura, la ragazza che sta dietro allo sportello al pubblico, che a metà mattina va a prendersi un caffè alla Casa del Popolo poco lontano, qualche volta insieme a quel nipote del vicesindaco, con il quale probabilmente deve aver messo su una relazione, anche se non sembra che le cose vadano avanti troppo bene, almeno a giudicare dalla carenza tra di loro di qualche anche minimo gesto tenero. Escono in due, ma lui tiene lo sguardo sempre a terra, e lei prosegue, come è sua consuetudine, ad elargire grandi saluti e sorrisi a tutti coloro che incontra. Trovo qualcosa di inadeguato in quel loro comportamento, come se qualsiasi desiderio di stare assieme, fosse frenato da qualcosa più importante, e quella breve pausa dal lavoro, probabilmente dopo che lui ha terminato la consegna delle lettere con quel ciclomotore sulla cui carrozzeria spicca la scritta Poste Italiane, fosse diventata in breve tempo soltanto un’abitudine, che forse uno almeno di loro due vorrebbe ultimamente quasi evitare.  

Mi dispiace rendermi conto di questi piccoli dettagli, forse perché nel mio mondo immaginario vedo tutti quanti andare sempre d'accordo tra di loro, e vedere davanti ai miei occhi solo la dimostrazione chiara che tutti si aiutano e si vogliono bene, anche se riconosco che non è perfettamente sempre così. L'infermiera che raggiunge la mia casa ogni giorno per curarmi, dice che forse potrei anche azzardarmi ad uscire, una volta o l'altra. <<Ma non ha alcuna importanza>>, le rispondo. <<Per quello che mi interessa sapere, ho già tutto quello che mi serve restando immobile dietro la mia finestra. Eppoi non voglio proprio che qualcuno mi fermi lungo la strada o sul marciapiede davanti casa mia, magari soltanto per mostrare tutta la sua pena nei miei confronti>>.

 

Bruno Magnolfi