giovedì 17 luglio 2025

Senso del futuro.


            Alcuni, tra tutti i ragazzi di questo centro abitato, compresi naturalmente coloro che giocano nella squadra locale di calcio, ultimamente hanno iniziato a dire che si dovrebbe dare una bella lezione “a quello là”, e fargli vedere una buona volta quando sia il caso o meno di stare ognuno al suo posto, piuttosto che uscirsene fuori “a fare il fenomeno”. Anche Marco ha sentito in giro queste storie, ma non ha commentato, forse soltanto perché non vuole essere parte del gruppo tra i più incattiviti. Mettersi direttamente a contrastare quella nuova presenza in squadra, peraltro piuttosto apprezzata dal loro allenatore, consisterebbe di fatto come giungere subito a creare uno scontro verso suo padre, che già viene criticato da alcuni paesani per la sua carica di Sindaco, a causa della politica che porta avanti, secondo loro un po' troppo liberale, e questo lui non lo vuole, o almeno non per queste motivazioni. Però è del tutto convinto che anche solo restare a guardare senza prendere una posizione precisa non faccia certo parte dei suoi modi e del suo carattere, perciò, dentro di sé, si sente combattuto, anche se evita oramai di parlare di questo argomento addirittura con gli amici più intimi. Qualcuno ha persino notato che quel migrante si fa dare delle lezioni da Toni Boi nella loro biblioteca cittadina, ed anche questo a molti non è certo piaciuto, come se un po’ troppo velocemente quel ragazzo di colore si stesse approfittando di tutte le possibilità che offre il loro centro abitato. 

            Qualche ragazza poi, sulla corriera del mattino, quando i pochi studenti liceali si spostano nella città più vicina per andarsene a scuola e a studiare, ha fatto ad alta voce degli apprezzamenti su quella persona, nominandolo addirittura col proprio nome, e questo è sembrato, a qualcuno tra i maschi attenti e gelosi, del tutto inaccettabile. Marco ha deciso perciò di parlarne direttamente con suo padre, o almeno fargli presente anche soltanto con una semplice battuta la situazione come si va presentando, e quella sera stessa, durante la cena di famiglia, se ne è uscito con queste parole: <<Sembra che alcuni stiano preparando una bella lezione per il tuo immigrato>>, proseguendo a guardare il proprio piatto e muovendo soltanto le mani per stringere la forchetta e il coltello. Sua madre ha subito emesso un’esclamazione di sorpresa, come per rigettare indietro quelle brutte intenzioni, e il Sindaco comunque ha preso del tempo, come per riflettere bene su questa notizia. Infine, conservando un tono piuttosto basso della propria voce, ha detto soltanto: <<Se qualcuno fa qualcosa del genere si metterà immediatamente nei guai>>.  Poi, a tavola, si è parlato d’altro, ma una volta terminata la cena, il Rimonti è andato da suo figlio, nella sua stanza, e restando in piedi sulla soglia gli ha chiesto se sapesse qualcosa di maggiormente preciso; il ragazzo ha negato, ha detto che ne aveva semplicemente sentito parlare, ed alla fine suo padre gli ha detto soltanto: <<Se sai qualcosa di più, dimmelo subito, appena ne verrai a conoscenza>>, dando alle proprie parole un timbro piuttosto risoluto, di chi è  attento alle voci, e sa adeguatamente valutare l’importanza dei fatti.

            Intanto, Niocke prosegue come sempre a lavorare nell’officina di Aldo Ferretti, ma qualche volta un gruppetto di ragazzi piuttosto sfaccendati, a dire la verità senza mostrare alcuna brutta intenzione, ha preso a passare da lì davanti, e ad osservarlo tra le macchine ferme, come a sincerarsi della presenza di quel migrante africano nella vita sociale ed economica del loro paese, e qualcuno della comitiva si è lasciato andare a qualche sonora risata, come per lanciare nell’aria un vago senso di irrisione e di sfida. Anche Sara, assieme all’immancabile amica Laura, si è ritrovata con curiosità a passare davanti a quell’officina, e Nockie naturalmente era lì, come sempre dentro la sua tuta da lavoro, con le mani in mezzo a qualche ingranaggio, impossibilitato a tradire anche una minima emozione alla sua vista. Lui sa però che tornerà in biblioteca insieme ad Antonio, prossimamente, e la sua speranza è tutta concentrata sulla possibilità che per quel giorno ci possa essere anche quella ragazza in quei locali, in modo da avere la possibilità di rivolgersi a lei almeno con un fugace sorriso.

Niocke non vuol credere che qualcuno ce l'abbia davvero con lui; anzi, sa benissimo che in molti fino adesso si sono mostrati disponibili a dargli una mano, e in fondo lui si sta trovando benissimo in questo paese, tanto da iniziare ad affezionarsi almeno a coloro che vede più spesso durante la sua giornata. Non sarà facile avvicinare quella ragazza carina però, questo lo capisce benissimo: difficilmente, se solo facesse amicizia con lei, in quel piccolo centro abitato qualcuno avrebbe da esserne davvero contento. Anzi, Niocke è più che sicuro che in quel caso semplicemente uscirebbe fuori qualche agitato a dirgli di smetterla, di lasciare perdere una cosa del genere, perché per uno come lui non ci potrà mai essere un futuro in questo senso.

 

Bruno Magnolfi

mercoledì 16 luglio 2025

Argomenti non attinenti.


            Durante tutta la giornata ci sono delle ore in cui all’interno del mio locale generalmente non si fa vedere nessuno, o comunque è difficile che qualcuno entri. Sono i momenti morti, quelli in cui controllo i conti, preparo gli ordini, o lascio volentieri a mia moglie il compito di darmi il cambio dietro al bancone. Noi abitiamo l’appartamentino sopra l’osteria, e praticamente oramai non facciamo alcuna differenza tra la vita privata e il nostro lavoro. Serviamo soprattutto dei quarti di vino ai pensionati che trascorrono il pomeriggio sui tavoli a giocare alle carte, ma riempiamo con gli affettati anche qualche panino, e poi c’è sempre qualcuno che si ferma volentieri a parlare con me del più e del meno, magari mentre lavo i bicchieri e li ripongo sugli scaffali. Anche mio figlio ogni tanto viene giù a dare una mano durante le serate, ma io preferirei che non aspirasse a fare il lavoro dei suoi genitori quando sarà più grande. Lui intanto studia, frequenta al mattino un istituto tecnico nella cittadina vicina, ed ogni giorno prende la corriera insieme a diversi altri ragazzi del paese con gli zaini pieni di libri. Naturalmente è difficile che non veniamo messi al corrente di ciò che succede o che si mormora nel nostro paese. Così la novità di questo ragazzo senegalese giunto fin qui a lavorare nell’officina di Aldo, pare continui a tenere banco tra i nostri compaesani.

            Per un altro lungo periodo di tempo invece si era parlato in tutte le maniere di quel Toni Boi, cognato di Carlo, rinchiuso per anni in una clinica psichiatrica, perenne depresso e giudicato matto da tutti quanti, fino a quando non è tornato all’improvviso a girare per le strade del borgo, anche se nessuno di noi da quel momento in avanti è mai stato capace di scambiarci una sola parola, visto che stava sempre da solo, silenzioso, per conto suo, semplicemente emettendo ogni tanto degli strani versi con la bocca, ma senza una vera ragione. Però ultimamente anche lui sembra migliorato, almeno a detta di tutti. Ancora non parla, gira per la piazza, lo noto a volte mentre servo qualche cliente dietro al mio bancone, e poi sta lì, ascolta gli altri quando fanno un capannello a parlare di calcio o di politica, ma sembra adesso che segua perfettamente quello che dicono, e in tanti sono convinti che prima o dopo aprirà la bocca e tirerà fuori la propria opinione su tutto quanto. Intanto legge i libri, e quello sono tutti sicuri che lo sa fare bene, visto che frequenta continuamente la biblioteca comunale.

            Ieri poi, a detta di diverse persone, sembra che Barbara, la nostra instancabile bibliotecaria, abbia accolto nei suoi locali Toni Boi insieme proprio a questo ragazzo di colore, e i due si sono messi seduti davanti ad un tavolo, a studiare i rudimenti della nostra lingua. Cioè, Toni faceva l’insegnante, e l’altro ascoltava senza perdere una sola sillaba. Qualcuno è venuto a dirmi che stando così le cose sarebbe bene che se ne stessero per conto loro quei due, visto che non sono molto utili in paese, però sembra che sia stato addirittura il nostro Sindaco Rimonti ad incoraggiare tutta la faccenda. Naturalmente non si parla quasi d’altro nella mia osteria, anche perché il ragazzo senegalese sembra che in officina ci sappia fare, anche se in molti ancora si raccomandano con Aldo di non lasciare a lui i lavori da fare sulla propria macchina. Mio figlio dice che questo migrante sa anche giocare al calcio, e la domenica pare lo abbiano inserito nella squadra locale, dove sembra cavarsela piuttosto bene.

            Si sono aperte discussioni di ogni genere su tutto questo, ed ovviamente c’è chi sta persino dalla parte del senegalese, anche se la maggior parte lo vorrebbe al più presto fuori dai confini del nostro piccolo Comune; in ogni caso la colpa di tutto viene sempre più attribuita al Sindaco, e stando a quello che si dice sembra proprio che per questo motivo non riuscirà ad essere rieletto quando andremo tutti al voto. Il Rimonti, quando passa qua davanti, si limita a sorridere alla gente e a stringere tutte le mani che gli porgono, ma qualcuno sospetta che in qualche maniera abbia il suo tornaconto nell’incoraggiare certe operazioni. Comunque, la cosa che fa più paura è che a seguito di questo ragazzo di colore ne arrivino degli altri, oppure tutta la sua famiglia, e che in capo a poco tempo si perdano le caratteristiche umane del nostro paese, costituite da famiglie residenti in queste case e per queste strade da numerose generazioni. Per mio conto, io mi guardo bene dal prendere posizione su  argomenti di tal genere, e continuo semplicemente a mescere il vino sia a quelli che a quegli altri, e con mia moglie e anche mio figlio mi raccomando quasi ogni giorno di comportarsi assolutamente nella medesima maniera. Ci vuole poco a perdere la clientela, lo so perfettamente, e questo non deve proprio accadere per argomenti che in fondo neppure ci riguardano.

 

            Bruno Magnolfi   

lunedì 14 luglio 2025

Assolutamente piacevole.


            Era la prima volta da tantissimo tempo che Antonio, varcando la soglia di quella piccola biblioteca dove era già entrato in innumerevoli altre occasioni, ma sempre da solo, si sentiva adesso veramente utile a qualcuno. La sensazione di poter insegnare qualcosa, che lui peraltro sapeva esercitare piuttosto bene, e che forse poteva dimostrarsi come un notevole trampolino di lancio per quel ragazzo che si era lasciato facilmente convincere a seguirlo fin lì per cercare di apprendere i rudimenti della lettura della lingua italiana, scopriva ora che per lui era lo scopo principale nella ricerca della socialità che restava da sempre l’ideale a suo parere più alto e importante in termini addirittura assoluti. Barbara, l’impiegata di turno, gli aveva subito sorriso, vedendolo così in compagnia, e poi aveva rapidamente tirato giù dallo scaffale quel libro dedicato all’insegnamento di base della lingua italiana, sentendosi subito parte di quel meccanismo così antico e importante di passaggio e apprendimento della cultura, e confidando nella buona riuscita di quello sforzo in cui il suo concittadino si doveva sentire assolutamente coinvolto. D’altra parte, lei era forse l’unica persona, in tutto il loro piccolo centro abitato di provincia, che aveva sempre visto in Antonio un individuo capace di comprendere davvero quei testi che leggeva quasi con avidità, e quindi un utente assolutamente in grado di capire ed interpretare quei libri che spesso prendeva in prestito. La sua fiducia era forte, il suo appoggio indiscutibile, e la biblioteca, a suo modo di vedere, si faceva in questo modo il miglior luogo depositario di un compito fondamentale per tutta la cittadinanza. Là dentro, oltre i ragazzi scolarizzati che vi entravano per portare avanti qualche ricerca, oppure qualche persona anziana appassionata della lettura di romanzi e di gialli di moda, non si vedeva mai nessun altro, e spesso il ruolo stesso di quei locali destinati all’apprendimento, sembrava addirittura sfuggire agli scopi stessi per cui erano stati messi a disposizione del pubblico.

            Così, tutto adesso le era parso perfetto, almeno ai suoi occhi, e Niocke ed Antonio, seduti ad uno dei piccoli tavoli tra gli scaffali pieni di libri, si erano subito decisi ad iniziare con la prima lezione, indifferenti del fatto che ad un tavolino poco distante ci fossero due ragazze intente a coprire di appunti i loro quaderni. Parlavano a bassa voce, Antonio seguendo il semplice libro che guidava passo dopo passo l’intendimento della lingua scritta in stampatello minuscolo, e Niocke impegnato nel tentativo della comprensione attenta di tutto ciò che gli veniva spiegato, nonostante la dura giornata di lavoro in officina appena dietro le spalle. L’elemento più sorprendente di tutto era comunque quella intesa che loro due sembravano trasmettere persino alle due ragazze che proseguivano la loro preparazione scolastica, ma senza perdere mai d’occhio quel ragazzo di colore dall’espressione intelligente e dimessa, che pareva non perdere mai neppure una parola di ciò che gli veniva suggerito da Toni Boi per ogni fondamentale passaggio nella comprensione dei caratteri di stampa. Non c’era niente di strano in tutto ciò: Niocke sapeva che nelle città più grandi venivano portati avanti da gruppi di volontari dei corsi strutturati di insegnamento della lingua italiana, però sapeva anche che essendogli toccato in sorte di ritrovarsi in una piccola borgata di provincia, la sua voglia di sapere non poteva essere saziata in altro modo che questo.

            La bibliotecaria Barbara poi aveva portato a loro due anche un vocabolario della lingua italiana, immaginando che potesse tornare utile in ciò che stavano cercando di fare, e Niocke aveva subito ringraziato l’impiegata per la solerzia e l’appoggio. Le due ragazze avevano osservato ogni gesto di ciò che succedeva davanti a loro, incuriosite da quella situazione un po’ strana, e Antonio, pur con i suoi modi particolari, aveva notato che Niocke pareva essere al centro della curiosità di loro in quella biblioteca. Era stato a quel punto che quest’ultimo aveva alzato lo sguardo dai libri e dato un’occhiata poco insistente a quella ragazza che aveva di fronte, apprezzandone subito i lineamenti dolci ed il comportamento composto. Sara, di controparte, seduta al proprio tavolo ed immersa nel leggere ed annotare tutto ciò che le pareva importante ai fini della preparazione di una materia scolastica, aveva pensato addirittura di sorridergli, a un certo punto, anche se poi si era frenata, immaginando che forse la sua espressione non sarebbe stata compresa in modo adeguato.

            Quando infine la sua amica aveva dichiarato che orami era stufa di studiare e che secondo lei era giunta l’ora di andarsene per una buona mezz’ora a spasso lungo la via principale, subito prima di rientrare nelle loro rispettive abitazioni, Sara aveva messo assieme libri e quaderni con una certa riluttanza, dispiaciuta di non essere stata in grado di lanciare a quel ragazzo di fronte neppure un timido segnale di simpatia. Niocke aveva invece seguito ogni suo gesto, e quando le due ragazze erano uscite dalla biblioteca, aveva sentito dentro di sé la voglia di seguirle, di andare da loro, di fare almeno la conoscenza di quella ragazza così simpatica e assolutamente piacevole.

 

            Bruno Magnolfi       

venerdì 11 luglio 2025

Scompiglio e solidarietà.


            <<Fa presto un sogno a diventare un incubo. Cadeva una pioggerellina inconsistente, visto peraltro che nessuno in paese sembrava si fosse preoccupato di uscire con l’ombrello. Poi si faceva più fitta e all’improvviso tutti si accorgevano che non c’erano tettoie, gronde, cornicioni che potessero riparare le persone. Coloro che si trovavano per strada di colpo erano soli, ognuno preoccupato del proprio bagnarsi, ed anche se quegli individui vagavano nervosamente alla ricerca di un posto qualsiasi dove proteggere la propria persona dall’acqua insistente e copiosa, di fatto mostravano così tutta la propria fragilità, ed ognuno si trovava solo ed emarginato, incapace di fronteggiare gli eventi sempre più incalzanti>>. Il portiere della squadra, giunto presto sul posto, racconta tutto ciò ad un amico anche lui arrivato con anticipo, mentre se ne stanno seduti su di una panchina in attesa dell’arrivo al campo sportivo degli altri giocatori e del loro allenatore. Marco ancora non c’è, e nemmeno Niocke, che generalmente si fa vedere agli allenamenti sempre un po’ in ritardo, per via della corriera che rispetta degli orari tutti particolari. L’altro guarda il portiere e forse immagina che dietro al racconto che ha appena ascoltato ci sia una personalità in fondo sofferente del ruolo in squadra che si è scelto, sempre da solo, custode unico di un varco verso cui è obbligatorio opporre tutte le proprie forze per riuscire a rendere indiscutibile il suo impegno e certe volte miracoloso ogni proprio intervento. <<Forse sei depresso, almeno in questo periodo>>, gli dice dopo un breve pausa.

            Il portiere abbassa la testa, probabilmente non è d’accordo, ma infine si spiega: <<Credo che stiamo attraversando un momento con tutta la squadra in cui ognuno si vede costretto a stringersi nelle proprie spalle, a ripensare il proprio ruolo, le proprie capacità, il proprio impegno; sicuramente questo porterà alla fine anche ad un certo miglioramento, ma soltanto il tempo sarà capace di mostrare i risultati. Fino adesso avevamo giocato in maniera distesa, tranquilla, senza preoccuparci troppo del gioco e anche dei punteggi, ma ora le cose hanno preso un’altra piega, e non credo che questo sia un fatto negativo, anche se dobbiamo fortificarci ognuno nella propria carica, e soprattutto smetterla di pensare che senza un gioco ben orchestrato dall’affiatamento riusciamo ugualmente ad essere competitivi>>. L’altro annuisce, non aveva mai riflettuto a cose del genere, però non trova niente da ridire sulle conclusioni a cui è giunto il portiere della loro squadra di calcio, ed alla fine sente all’improvviso che da ora in avanti ci sarà la necessità di un maggiore impegno da parte di tutti.

            Poi arriva Marco, sempre con la sua espressione scanzonata e divertita, saluta in fretta gli altri due, quindi si siede accanto, e poi li guarda per un attimo, prima di chiedere: <<Che succede; sembra quasi che qualcuno vi abbia appena offeso>>. I due sorridono, non è facile spiegare le loro riflessioni, specialmente ad uno come Marco sempre un po’ superficiale e facilone nelle proprie cose. Per cui neanche desiderano provarci, limitandosi alla conclusione a cui sono appena giunti: <<In campo dobbiamo essere più squadra>>, dice il portiere senza mezzi termini. <<Mostrare maggiore affiatamento, con più collegamenti tra un giocatore e l’altro, altrimenti proseguiamo a svolgere ognuno di noi la propria partita e basta>>. Arriva l’allenatore, che saluta tutti e apre svelto la porta degli spogliatoi, così i ragazzi vanno dietro a lui per indossare le magliette e i pantaloncini, mentre giungono anche gli altri, compreso Niocke che come sempre se ne rimane anche oggi un po’ in disparte. Marco vorrebbe replicare qualcosa al suo amico portiere, ma non trova le parole da dire e tantomeno gli argomenti che vorrebbe tirare fuori, così resta in silenzio, anche se cerca di pensare alla sua maniera di non essere d’accordo con quel che gli hanno appena riferito.

            <<La colpa è tutta di questo nuovo arrivo>>, dice sottovoce al suo amico portiere. <<Ci ha nesso in una condizione diversa, di cui proprio non sentivamo la necessità>>. L’altro lo guarda, mentre indossa la divisa, e infine dice: <<Questa può essere un’opportunità di crescita per tutti e per tutta la squadra, se ci pensi bene. Dobbiamo smetterla di andare avanti per simpatie, per amicizia o per insofferenza. Il nostro scopo non è questo, dobbiamo amalgamarci di più, e poi cercare di affrontare ogni partita con la squadra avversaria in modo più compatto tra di noi>>. Niocke, intanto, si è già sistemato, ha riposto le sue cose dentro l’armadietto e poi è uscito fuori dagli spogliatoi, forse per andare a parlare con l’allenatore. <<Se ripenso che è stato proprio mio padre ad incoraggiarlo per venire qui, mi viene voglia di arrabbiarmi con lui appena rientro a casa>>, dice Marco tra sé, senza riferirsi a nessuno in particolare, ma adesso con voce più alta. Quindi tutti escono sul campo di calcio, ed iniziano la fase del riscaldamento, correndo in file ordinate lungo il perimetro. Anche Niocke corre, ma avverte sempre di più che c’è qualcosa che non fila bene, e che forse il suo schieramento in campo sta rischiando via via di gettare tra i ragazzi più scompiglio che solidarietà.

 

            Bruno Magnolfi        

giovedì 10 luglio 2025

Modi affascinanti.


            <<Caro Diario, oggi, per la prima volta, mi sono resa conto, senza che l’avessi mai riflettuto in precedenza, che dentro di me vive una ragazza rivoluzionaria. Sarà anche per il fatto che mio padre e mio zio incarnano una visione molto maschile del mondo, e considerando le loro attività (uno, è il commercialista del nostro paese, e l’altro svolge addirittura il ruolo di Sindaco), probabilmente non potrebbe essere altro che così, visto che loro conoscono tutti gli abitanti del luogo, e da tutti sono tenuti in gran conto, ma all’improvviso sento di provare una volontà di riscatto femminile, nonostante abbia solo sedici anni. La mia amica Laura dice che sono fuori di testa, che non sarà mai possibile cambiare lo stato delle cose, e che se credo di poter mettermi contro l’andamento corrente delle cose, sarò destinata ad un futuro composto soltanto da dispiaceri. Io le ho sorriso quando lei ha tirato fuori questo argomento, e le ho fatto subito presente che anche mio cugino Marco (figlio del Sindaco), ha un atteggiamento di indubbia superiorità nei miei confronti, qualcosa che inizialmente pensavo fosse soltanto dovuto al fatto che lui ha un’età, anche se di poco, superiore alla mia, ma che ripensandoci meglio mi ha fatto rendere conto che è soltanto per via del fatto che lui è un maschio, ed io no. Eppoi c’è anche un’altra ragione: è arrivato in paese (credo da poco) un ragazzo di colore a mio parere bellissimo, di cui naturalmente tutti parlano male, tirando fuori i soliti triti argomenti (ruba il lavoro ai ragazzi del posto, spianerà presto la strada ad altri africani, importerà usi e costumi a noi del tutto estranei, ecc.), ed improvvisamente io ho visto in lui semplicemente la persona dei miei sogni. I suoi modi sono gentili, attenti, giudiziosi, ed anche se non gli ho mai parlato, ho notato già diverse cose standogli di fronte ieri pomeriggio ai tavoli della biblioteca pubblica.  

            Niocke, mi hanno detto si chiama; e se soltanto diventassi sua amica, e mi facessi vedere in giro in paese insieme ad un ragazzo del genere, sono sicura che chiunque avrebbe da dire che mi sto mettendo su una strada sbagliata. Per questo mi sento rivoluzionaria, perché non ho alcuna voglia di assoggettarmi ai giudizi della gente di questa borgata, e se sarò capace di incontrarlo di nuovo e magari di parlare con lui, sono sicura che non mi porrò alcun problema nel trattarlo come qualsiasi altro ragazzo. Essendo la mia famiglia molto in vista nel nostro piccolo paese, va da sé che la presenza costante di mio padre e mio zio nei discorsi di tutti (anche riferiti a me, certe volte), alla lunga divenga asfissiante, ed io nel prossimo futuro sento tutta la necessità di affermare una personalità tutta mia. Non che desideri usare un immigrato per tirare fuori ciò che coltivo forse da sempre dentro di me, ma se scoprissi che questo ragazzo è esattamente come me lo sono immaginata, non avrò alcun problema nel mostrarmi in contrasto con l’opinione di tutti. Per questo ho deciso che tornerò presto nella nostra biblioteca, proprio per cercare l’occasione propizia per parlare con Niocke, sempre che lui frequenti ancora quel luogo; per capire quello che pensa, che cosa ha in mente di fare, come si pone nei confronti degli abitanti di questa cittadina tanto provinciale. Ancora non ne ho parlato con la mia amica Laura, e credo che non lo farò, proprio per non sentirmi dire ciò che già immagino.

            Così, uno di questi pomeriggi, tanto identici uno all’altro, andrò in biblioteca, e magari chiederò all’impiegata se sa dirmi in quali giorni Niocke si reca in quelle sale. Ho visto che lui si faceva impartire delle lezioni di scrittura da quel Toni Boi che tutti qui dicono pazzo, ma che sembrava completamente a suo agio nella funzione di insegnante, forse tirando fuori con una persona giunta da poco, delle attitudini che nessuno ha mai riconosciuto in lui. Caro Diario, mi è piaciuto molto questo connubio tra loro due, forse perché del tutto inedito, e cercando di ascoltare quello che loro si dicevano, ho capito rapidamente che il desiderio più forte di Niocke è soltanto quello di imparare a leggere correttamente la lingua italiana, così da poter scorrere e interpretare i testi, e in seguito forse studiare qualcosa di cui è interessato. Mi pare un programma perfetto per uno come lui, e devo proprio dire che se fossi nelle sue condizioni farei esattamente la medesima cosa: trovare qualcuno in grado di traghettare la propria curiosità e i propri desideri verso orizzonti più alti di quelli a cui vengono normalmente destinati i migranti. Dare ali ai propri pensieri, impegnarsi nel dimostrare di essere qualcosa di diverso da quello che tutti possono e vogliono sempre pensare di una persona di colore. Con queste premesse, credo che avrò prima o dopo degli scontri sicuri in famiglia e soprattutto con mio cugino, ma questo non ha per me alcuna importanza: adesso è come se fosse arrivato il momento di dire a tutti il mio sincero parere, e quello di confrontarmi con dei modi di essere e di ragionare forse un po’ diversi dai miei, ma anche proprio per questo assolutamente affascinanti>>.

 

            Bruno Magnolfi   

martedì 8 luglio 2025

Estranei attorno.


            <<Non so che dirti. Ho provato da solo a comprendere da dove potesse giungere questo rumore, ma non ci sono riuscito. E poi oltre al fatto che si fa sentire senza una minima logica, e soltanto certe volte, non sono proprio riuscito a capire altro>>. Aldo Ferretti, nella sua officina di riparazione dei veicoli, ogni giorno ne sente di tutti i tipi, ma da uno pratico come Carlo Verdini non si aspettava qualcosa del genere. Alza le spalle, dice di lasciargli la macchina per provarla, che tenterà di dare una spiegazione a quel suo problema, poi prosegue comunque ad occuparsi di altro. Dietro un’altra macchina polverosa con il cofano alzato sta lavorando Niocke, come sempre in silenzio e senza mostrare alcuna curiosità per chi è Appena arrivato. <<Perché ti sei preso in officina un ragazzo così?>>, chiede Carlo abbassando la voce. Aldo non vorrebbe neanche rispondere, ormai è abituato a quel tipo di domande, e sa che non riuscirà mai a convincere nessuno nel suo paese che quel ragazzo per i motori ha le mani d’oro, lavora senza creare problemi, e poi non si lamenta di niente, qualsiasi cosa ci sia da affrontare. Ma in questo caso si sente in dovere di dire qualcosa di più, e se non di giustificare le sue scelte, almeno di mostrare la sua indifferenza nei confronti del colore della pelle del suo aiutante apprendista. <<Nessuno dei ragazzi del nostro paese e dei dintorni vuole svolgere più questo mestiere>>, dice con calma. Tra gli immigrati invece ci sono anche persone in gamba, che certo non si spaventano per sporcarsi d’olio le loro mani>>.

            Carlo resta in silenzio, si discosta di qualche passo per osservare meglio il ragazzo che prosegue a lavorare con le mani e la testa sotto al cofano di una vecchia Peugeot, poi cambia discorso e dice con una battuta che tornerà domani a sentire se ci sono delle novità per la sua auto. Aldo annuisce, gli indica dove metterla affinché non dia troppa noia, poi lo saluta con una semplice occhiata. In officina i due meccanici proseguono poi a lavorare come sempre, in silenzio e concentrati su quello di cui si stanno occupando. <<Nessuno ti vorrebbe>>, dice Aldo quindi verso Niocke mentre lui si avvicina appoggiando una chiave del venti sopra al bancone. Niocke sorride leggermente, sa benissimo che ci sono persone in paese che vorrebbero persino mandarlo via, e che il suo capo invece sta sempre dalla sua parte, almeno fino a quando lui si mostrerà obbediente e capace. <<E come va, con la squadra di calcio?>>, gli fa poi tanto per dire. <<Bene>>, risponde Nico, come lo chiamano tutti; <<se non vado a rete è perché non sono bianco, e se vado a rete è perché ho avuto fortuna>>. Aldo ride, ma dentro di sé apprezza la maniera con cui il suo aiutante prende le cose. 

Tornando a piedi verso casa, Carlo ha in mente di fermarsi nella solita bettola che sta nella piazza, tanto per scambiare due parole con qualcuno, ma accorgendosi già mentre si avvicina che proprio là davanti, accanto ad un gruppetto di persone che stanno parlando tra di loro, c’è anche Antonio, suo genero, sull’immediato e quasi per istinto vorrebbe svoltare per evitarlo, anche se alla fine decide di passare da lì e salutare debolmente i presenti, senza comunque fermarsi. <<Che hai fatto, Carlo>>, gli dice uno che conosce da sempre, costringendolo almeno a soffermarsi. Lui si volta per un attimo, la faccia seria, la voglia di rispondere in maniera sgarbata, ma poi dice soltanto: <<Ho portato la macchina in officina; mentre la guido sento certe volte un rumore che non mi piace>>. Tutti si voltano verso di lui, compreso Antonio, che naturalmente conosce la macchina, ma nessuno di loro dice niente, come se Carlo avesse rivelato un segreto o qualcosa di particolare. <<Ma non mi piace neppure quello che sta facendo Aldo>>, riprende subito lui per spiegare la propria opinione. <<Credo che dovrebbe riflettere meglio sull’aiutante che ultimamente si è andato a scegliere>>. Gli altri annuiscono, sorridono, mostrano d’essere d’accordo con lui, ma nello stesso momento Antonio emette uno dei suoi soliti urli, a mostrare il proprio dissenso su ciò che viene detto.

Il gruppo si muove verso la bettola allora, proprio per evitare quei modi da matto di Toni Boi, e Carlo bofonchia tra sé, mentre cammina in mezzo agli altri, che lui non lo sopporta, e meno lo vede meglio si sente. Antonio resta fermo per un attimo, tornando a farsi silenzioso, poi si muove lentamente scorrendo lungo la strada principale polverosa, e piegando in seguito per la viuzza che porta all’officina di Aldo Ferretti. Si ferma davanti ad una macchina ferma, sul piazzale davanti al posto di lavoro di Niocke, e senza dire niente aspetta che qualcuno lo noti. Si fa avanti proprio Niocke, a un certo punto, giusto per chiedergli che cosa stesse facendo lì in piedi, e Antonio gli spiega in fretta che forse potrebbero andare in biblioteca, quando ha terminato il suo orario di lavoro. <<Va bene>>, fa Niocke; <<ma adesso vai, che Aldo non vuole vedere degli estranei girellare attorno>>.

 

Bruno Magnolfi  

sabato 5 luglio 2025

Vivace fantasia.


            Lei è una ragazza di sedici anni, cugina di Marco, e quindi nipote del Sindaco del paese. Si chiama Sara, ed ogni mattina, insieme a diversi altri ragazzi, tra cui anche Marco, sale sulla corriera per recarsi al liceo che frequenta nella città più vicina. Suo cugino non ha un grande rapporto con lei, spesso anzi tende del tutto ad ignorarla, anche se ovviamente sarebbe sempre pronto a difenderla se per qualche motivo occorresse il proprio intervento. Ha i capelli nerissimi tagliati a caschetto, ed un’espressione spesso sorridente, ed anche se non ha molte amiche, soprattutto per una certa evidente timidezza, ugualmente è capace di intessere dei rapporti abbastanza profondi tra alcuni dei suoi coetanei, che poi si dimostrano sempre gli stessi. Ha un’amica del cuore con la quale è anche vicina di banco all’interno della stessa classe, per cui tra loro due c’è uno scambio continuo di informazioni su qualsiasi argomento, studiando assieme e prestandosi vicendevolmente gli appunti delle lezioni, in maniera da confrontare regolarmente i loro diversi modi di apprendere. I suoi risultati difatti sono piuttosto apprezzabili, e lei dimostra ogni giorno di studiare volentieri e di svolgere il proprio ruolo di studentessa con una certa passione e determinazione.

            Il viaggio in corriera non è troppo lungo, ma Sara, durante il tragitto, sprofondata nel posto a sedere vicino al finestrino, invece di scambiare le solite chiacchiere svogliate, certe volte appunta qualcosa sul suo diario, elencando le proprie impressioni su tutto ciò che le accade o che lei vorrebbe accadesse. La sua scrittura è talmente piccola e sgangherata che nessuno degli altri ragazzi, anche ritrovandosi seduti accanto a lei, riuscirebbe mai a comprendere una sola parola di quelle frasi che annota velocemente sopra la carta. Il suo non è un diario segreto, ma non sarebbe troppo contenta se qualcuno in qualche maniera fosse in grado di decifrare quei suoi pensieri, fatta eccezione della sua amica, naturalmente. In ogni caso prova spesso la necessità di condividere ciò che le passa in mezzo alla testa con qualcuno di cui ha piena fiducia, ed anche se la sua compagna certe volte non la segue su questo percorso mentale, a Sara non importa poi troppo: è consapevole che non è possibile essere sempre d’accordo con tutti, e poi, conservare una propria opinione personale, resta comunque secondo il suo parere qualcosa di estremamente importante. 

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<<Me ne sono innamorato immediatamente, appena l’ho vista. I suoi modi, la sua espressione, quella luce negli occhi così particolare; non mi sono fatto accorgere di nulla, naturalmente, ma essendosi seduta di fronte a me ad un tavolo non troppo distante, mi era risultato impossibile non volgere lo sguardo almeno ogni tanto verso di lei, anche se solamente in modo sfuggente. Anche lei credo mi abbia guardato in più di una occasione: sono sicuro che era la prima volta che ci incontravamo, ed immediatamente ho pensato a quando mai sarebbe stato possibile per me rivederla di nuovo. Mentre cercavo di concentrarmi su ciò che stavo facendo, contemporaneamente tentavo di immaginare un posto in paese che quella ragazza potesse frequentare, ma alla fine non sono stato per niente capace di mettere a fuoco un luogo del genere. L’altra, insieme con lei, sembrava conoscerla bene: parlavano sottovoce tra loro, non riuscivo a comprendere niente di ciò che dicevano, ma i loro modi erano senz’altro quelli di chi si conosce e si frequenta senz’altro da molto tempo.

            Ho addirittura pensato che avrei potuto andarle vicino e chiederle qualcosa, una sciocchezza qualsiasi, ma non trovavo al momento assolutamente niente in grado di offrirmi questa possibilità, e in più non mi sentivo nelle condizioni di sciupare tutto quanto con uno stupido gesto. Perciò mi sono accontentato di fantasticare soltanto un po’ su di lei, e immaginare di accarezzare i suoi capelli, di dirle qualcosa magari a distanza ravvicinata come vedevo fare alla sua amica, e per un attimo mi è quasi parso di conoscere questa ragazza da molto tempo, come se ci avvicinasse qualcosa di sedimentato da chissà quanto dentro di me. Studiavano, le due amiche, o elaboravano qualcosa che forse era la preparazione ad un esame o qualcosa del genere, e a me sembrava che i miei pensieri fossero dolci parole che per magia potessero giungere fino alle orecchie di questa ragazza per me sicuramente bellissima. Poi mi sono scosso, ho cercato di muovere qualcosa sul piano del tavolo dove mi trovavo, in modo da mostrare che c’ero, che ero qui, di fronte a lei, e che mi stavo consumando dalla voglia di scambiare almeno una parola con lei.

            Alla fine, loro si sono alzate dalle sedie, hanno messo via i quaderni e le altre cose, e poi sono uscite da lì, lasciandomi in un estremo disordine mentale. Ho cercato di voltarmi più di una volta per capire da quale parte potessero prendere una volta fuori dall’edificio, ma non mi è stato possibile comprendere neppure questo. Quando anche io, dopo un certo tempo, ho potuto finalmente aprire la porta per andarmene, le due ragazze naturalmente non c’erano più sulla strada, svanite, come se tutto quanto fosse stato soltanto un sogno, o una semplice invenzione della mia fantasia>>.

 

            Bruno Magnolfi