martedì 29 novembre 2022

Esistenza in divenire.


            Al termine di una giornata intensa di lavoro, mentre già ero rimasto da solo, giunge in ufficio una telefonata di Fernando. Non perde tempo, e dice freddamente, come già d’accordo, di avere sempre ricevuto e controllato, in questo lungo periodo, tutti gli aggiornamenti sullo stato finanziario della nostra agenzia immobiliare, ma in ogni caso vorrebbe vedermi al più presto per parlarne di persona; così ci accordiamo per il giorno seguente a quel medesimo orario. Si presenta con un commercialista, si siedono, scartabellano le documentazioni che presento subito sopra al piano della scrivania, poi lui dice che, vista la buona situazione in cui sta versando l’impresa, per la propria uscita dalla nostra società avrebbe stabilito di necessitare del doppio esatto di quanto pattuito inizialmente. Accuso il colpo, abbasso gli occhi, resto in silenzio. Poi, come ho imparato ormai da tempo, rispondo che devo pensarci, senza portare avanti delle obiezioni che apparirebbero ridicole, nonostante la cifra mi appaia spropositata e tale da non permettermi di sostenerla. Chiarisco comunque che gli darò una risposta tra un giorno o due al massimo, così Fernando si alza dalla sedia, dà un’occhiata in giro, e poi se ne va, seguito dal suo uomo, senza chiedere altro. Due giorni dopo, a seguito di attenta riflessione, gli rispondo secco per posta elettronica che la sua proposta è irricevibile, e per come stanno le cose, per me può anche rimanere titolare della sua percentuale di società. Anche lui prende del tempo, infine dice per tutta risposta che in questo momento ha bisogno di liquidi, e quindi si accontenterà di un semplice trenta per cento in più sugli accordi iniziali. <<Devo sentire cosa mi propongono alla mia banca>>, gli rispondo per telefono; poi lascio trascorrere ancora qualche giorno. Infine, Fernando torna ad insistere, dicendo al telefono che, se mi va bene, <<ci possiamo vedere direttamente dal notaio per la cessione di tutto quanto dietro un semplice aumento del venti>>.

            Accetto; l’istituto bancario non crea problemi nel versarmi tutta la cifra, ed il prestito è restituibile addirittura in cinque anni. Ci vediamo un paio di settimane più tardi per la firma del contratto di cessione delle quote, e l’ufficio notarile, dietro al mio bonifico, avvalora e certifica quanto abbiamo stabilito. Stringo la mano a tutti quanti ed alla fine esco leggero e piuttosto soddisfatto da quegli uffici: per me è come se finalmente chiudessi definitivamente con il mio passato, e ritrovarmi indebitato, ma finalmente libero, mi fa sentire benissimo. Fernando durante tutta questa trattativa non mi ha detto niente di sua sorella, ed io naturalmente non gli ho chiesto nulla di lei, anche se resta la mia ex-moglie. Adesso però è come se concretamente tutta la loro famiglia uscisse dalla mia vita, ed io ho la speranza di non sentirne più parlare, almeno per un lungo tempo. La banca mi ha dato fiducia, e soprattutto ha accettato i conti positivi che ho portato in visione sulla scrivania del direttore. Le cose vanno bene, ed io devo proseguire così, senza distrazioni. Vorrei parlarne con qualcuno, ma è difficile. Alla fine, mi vedo con Luciana: lei tra qualche giorno inaugurerà la sua nuova “Trattoria da Mauro”, ed è felice di questo. Per i primi tempi terrà aperto il locale soltanto per la cena, mi spiega, ma in seguito, se le cose sono positive, inizierà a tenere aperto anche per l’ora di pranzo.

            Facciamo un giro in macchina, io e lei, tanto per parlare, così le spiego qualcosa del mio momento lavorativo; poi saliamo fino al mio appartamento. Lei ha già trascorso la notte con me qualche volta, ed io le ho sempre lasciato comunque completa libertà di scelta. <<Ho pensato di portare qui da te qualche mio vestito, Adriano, se non ti dispiace>>, ha detto poi con semplicità. So cosa significa, ma ho cercato di dare comunque poco peso alla faccenda, sottolineando solo la giusta praticità di fare in questo modo. Luciana mi ha abbracciato, ha detto che stava bene con me, che tutto secondo lei stava procedendo a gonfie vele. Ho annuito, e le ho promesso che non avrei mai avuto segreti nei suoi confronti, perché secondo me anche delle piccole incomprensioni senza apparente importanza, possono portare facilmente a distanze poi incolmabili. <<Inizialmente starò io in cucina insieme a due assistenti>>, mi spiega; <<ma in seguito, se le cose procedono come spero, assumerò del personale all’altezza, in maniera da allargare l’offerta dei piatti e delle portate>>. Annuisco, sono molto contento del suo entusiasmo, e sono sicuro che le cose andranno bene, anzi, benissimo. <<Il locale non è grande, per cui più che sull’afflusso dei clienti, devo puntare tutto sulla qualità>>. Sono d’accordo, però il prossimo lungo periodo sarà caratterizzato per ambedue da lavoro molto intenso e da un notevole impegno. Va da sé, comunque sia, che purtroppo avremo sempre meno tempo per noi due: ma stiamo costruendo un futuro fatto tutto e solo per noi stessi, e questo resta il dato più fondante; come un’esistenza avviata e in divenire.

 

            Bruno Magnolfi        

domenica 27 novembre 2022

Strada tortuosa.


            Non so, ma se qualche volta penso a tutto quanto, a tutto ciò che ho fatto intendo, o che mi è accaduto, mi rendo conto che non sono riuscito a comprendere quasi niente delle persone che mi sono girate attorno fino ad oggi. Forse ho solamente tentato con svogliatezza di decifrare quei messaggi che mi sono giunti, ed ho cercato in malo modo di capire il senso che avevano quei gesti, quelle espressioni, le stesse parole che mi arrivavano, tanto che il risultato è sempre apparso negativo, incompleto, inutile, come se il linguaggio che mi sono ritrovato quasi sempre a dover decifrare, fosse del tutto diverso dal mio: di un’altra natura, scollegato, differente. Ho provato a parlarne con Lorenzo, all'ora di pranzo, mentre consumavo uno dei suoi soliti panini, in un momento in cui non c'erano troppi clienti dentro al locale che gestisce; e lui dapprima mi ha sorriso, poi però si è fatto più serio, ed allungandosi sul bancone davanti a cui ero seduto, anche per abbassare il tono della voce e dare alle sue parole un senso confidenziale, mi ha spiegato che secondo lui è un problema che riguarda ogni individuo, in grado maggiore o minore a seconda dei casi, ma che probabilmente è destinato a diffondersi ancora di più, e che dovremo farci i conti sempre più spesso negli anni a venire. <<L'incomunicabilità, è il sintomo del nostro generale malessere; ognuno di noi tende a chiudersi in sé stesso, incapace di spiegare agli altri i propri pensieri>>, ha aggiunto in modo secco. Sono rimasto in silenzio, mentre serviva in giro qualche birra, ed ho capito che, secondo lui, oramai parliamo tutti tra di noi in termini estremamente superficiali, e così non riusciamo ad affrontare gli argomenti più complessi e personali. Forse io stesso sono sempre stato troppo silenzioso con gli altri, ho pensato, e così gli altri non si sono mai sentiti incoraggiati a parlare con me delle loro cose.

Quando sono uscito dal locale di Lorenzo mi è parso comunque di avere una consapevolezza in più, e dopo poco comunque è giunta anche per me l'ora di tornare in agenzia e riprendere la mia attività. Ho pensato però che persino il lavoro che sto portando avanti, dirigendo questi uffici, pare che mi allontani da tutti, lasciandomi da solo a prendere decisioni e a stabilire priorità; ed anche se la mia esperienza mi fa mandare avanti questo mestiere ormai quasi per istinto, in ogni caso mi manca a volte quel potermi rapportare con qualcuno, certe volte magari discutendo e decidendo le soluzioni migliori, in condivisione o meno con altri. I ragazzi che raccolgono tutte le informazioni immobiliari possibili sul territorio cittadino, anche se sono simpatici e abbastanza volenterosi, non possono certo essere trattati da me allo stesso pari: perderei subito verso di loro quell'autorità necessaria per fargli portare avanti al meglio le proprie attività; e la segretaria, che presiede ai nostri uffici e alle linee telefoniche, oltre ad essere in fondo soltanto una ragazzina, so che non deve mai perdere di vista la profonda serietà della sua figura professionale, e quindi del suo posto di lavoro.

Quindi, è come se la mia solitudine si fosse fatta più intensa, almeno da un po' di tempo a questa parte, e la mancanza di contatti sinceri con qualcuno, poco per volta, si fa sentire sempre di più. Sicuramente una parte di colpa è anche mia, che non ho mai cercato, fin da quando ero piccolo, di ascoltare attentamente chi mi parlava, ma nello stesso tempo non sono mai riuscito a spiegare nel profondo il mio pensiero, o forse, addirittura, non ho mai cercato neppure di appurare la possibilità di farlo. Quindi, proprio per tutto questo, provo adesso una grande necessità di avere qualcuno al mio fianco, e l'unica persona con la quale posso condividere sia dei pensieri piacevoli, sia qualche preoccupazione, indubbiamente è Luciana, la stessa ragazza che indubbiamente trattiene dentro di sé delle piccole e grandi sofferenze che forse non è riuscita mai neppure ad esplicare. Il pomeriggio così scivola via veloce, senza che il mio daffare in ufficio mi lasci avere ancora delle riflessioni su tutti questi temi, e quando mi trovo all'ora di chiusura, nel serrare la porta di accesso e ad inserire l'allarme, il primo pensiero che mi passa per la mente è quello di telefonarle, se non altro per sapere come stiano andando le cose nella trattoria, che in linea con i suoi desideri, sta rapidamente prendendo vita.

<<Ciao, stavo proprio pensando a te>>, risponde subito Luciana; <<se volessi passare da queste parti, vorrei mostrarti i lavori così come stanno procedendo>>. Naturalmente accetto subito, poi salgo sulla mia macchina e volo da lei. Mentre parcheggio poi, proprio al momento di spegnere il motore, mi interrogo ancora per un attimo su tutto quello che mi passa per la mente. Mi sento sereno quando sono con Luciana; mi piace tutto di lei; e se la strada per giungere proprio dalle sue parti, alla fine si è mostrata per me oltremodo lunga e faticosa, forse ne valeva comunque tutta la pena.

 

            Bruno Magnolfi

giovedì 24 novembre 2022

Firma indelebile.


            Alla fine di una qualsiasi mattinata di lavoro, dopo aver messo in lista una serie di nuovi potenziali compratori di appartamenti, importantissimi per la nostra agenzia, tutte persone molto interessate alle nostre offerte, e naturalmente desiderose di visitare gli immobili in vendita presso di noi il prima possibile, mi giunge, filtrata dalla giovane ragazza che fa da segretaria nei nostri uffici, una telefonata inaspettata. <<C’è un signore all'apparecchio, uno che dice di chiamarsi Mauro, e di essere il proprietario di una tavola calda>>, dice Elena con la sua voce neutra. <<Certo>>, faccio subito io, <<lo conosco, me lo passi pure>>. Nel breve silenzio elettronico che subito si impone, avverto solo il piccolo scatto di un pulsante, poi indubbiamente un lieve rumoreggiare di voci sul fondo di quel locale che immagino e che conosco bene. <<Buongiorno, signor Adriano, scusi il disturbo>>, mi fa il padre di Luciana con parole garbate ma anche un modo molto abituato a discorrere senza timori con ogni tipo di persona. <<Abbiamo tutt’e due poco tempo da perdere, e quindi mi scuserà se affronto per telefono un argomento che forse meriterebbe essere trattato di persona>>. <<Non si preoccupi, mi dica pure>>, gli faccio io cercando di essere il più possibile alla mano. <<Vede>>, fa lui, <<conosco mia figlia, e da qualche giorno mi pare all’improvviso quasi un’altra, tanto appare entusiasta di lei e del vostro incontrarvi. Siccome abbiamo deciso da poco la trasformazione del locale, lasciando assumere a Luciana la gestione, mentre io contemporaneamente vorrei anche ritirarmi, visto che sono tanti anni che svolgo questo mestiere ed ho maturato ormai l’età della pensione, non vorrei che tutto questo provocasse un gran pasticcio>>. Sorrido, anche se sono da solo nell’ufficio, però mi viene difficile rassicurarlo, nonostante gli dica subito che non è certo mia intenzione confondere sua figlia fino al punto di farle perdere di vista gli impegni di cui si sta prendendo carico. <<Vede>>, prosegue lui; <<tra voi due so che ci corrono diversi anni, questo è innegabile, e Luciana fino ad oggi è sempre stata in famiglia, specialmente dopo che purtroppo è venuta a mancare la sua mamma; così, forse, adesso le manca proprio l’esperienza giusta in certe cose, e poi sinceramente, non vorrei andasse incontro a qualche forte delusione, ecco>>.

            Tiro un respiro, lascio in aria una pausa come per ponderare al meglio le parole che sto per pronunciare, ma infine replico: <<Luciana è una persona adorabile, ed io le voglio bene, lo dico con piena sincerità; se ci sarà un futuro per noi due, adesso mi sembra presto per riuscire a stabilirlo, però è giusto che si sappia fin da subito che io mi impegnerò affinché questo possa realizzarsi>>. Mauro forse vorrebbe aggiungere qualcosa, ma qualcuno sembra che lo chiami nella normale confusione sempre presente dentro al suo locale, così dice soltanto: <<Va bene, va bene; mi scusi ancora se mi sono permesso di disturbarla; però lei è mia figlia, ed io in questo momento ho soltanto il desiderio del meglio possibile per il suo avvenire>>. Ci salutiamo con reciproca cortesia, riattacchiamo la telefonata, e all’improvviso mi sento come se avessi chissà quanti anni di meno, invece di aver superato oramai la mezza età. Ma non importa, Luciana è una ragazza speciale per me, anch’io voglio renderla felice, e mi impegnerò a fondo per spianare la strada a tutto questo.  

Poi indosso il mio soprabito, avverto Elena che sto per uscire, ed infine prendo la mia cartella con i documenti, sostenendo, quasi per giustificarmi, che ho un appuntamento urgente con dei clienti che desiderano visionare uno dei nostri appartamenti in vendita. Ma non è la verità. Fuori dagli uffici compio un lungo giro a piedi, proprio come per andare incontro a chissà quali impegni, ed alla fine mi ritrovo davanti all'agenzia di Elisabetta, il mio vecchio luogo di lavoro, anche se sosto, con una mano sprofondata nella tasca e nell’altra la cartella, dalla parte opposta della strada, ad osservare quell'entrata, la vetrina, i piccoli negozi a fianco. Non so come, però mi nota la mia collega di un tempo, così socchiude la porta, e poi mi guarda, da questi dieci metri di distanza circa, mentre il traffico intenso rende le nostre figure molto più lontane tra di loro. Elisabetta si trattiene sulla porta dell'ufficio, senza uscire del tutto sopra al marciapiede, ed io forse vorrei farle un cenno con la mano, darle un saluto, ma poi mi volto da un lato, e riprendo a camminare, quasi non l'avessi vista.

Il giorno seguente, sopra una delle vetrine opache della mia agenzia "F. & A.", trovo una frattura: un colpo ben assestato con un corpo metallico, una botta insomma, che non ha sfondato il vetro, non ha neppure fatto scattare l'allarme, ha solo composto una piccola ragnatela concentrica poco evidente, ed ha comunque lasciato una firma assolutamente indelebile.

 

Bruno Magnolfi

martedì 22 novembre 2022

Desideri inespressi.


            <<Ciao, Luciana>>, le ho detto, appena si è seduta nella mia macchina. Mi ha guardato con un largo sorriso, ha sfiorato leggermente con la mano il dorso della mia, e ha bisbigliato che aveva da riferirmi una novità che la riguardava da vicino. Ho messo in moto, ingranato la marcia, poi ho svoltato verso la strada principale. Avevamo deciso di vederci già da un paio di giorni, e la scusa stava nel fatto di andare ad assistere ad un concerto del suo cantautore preferito, così mi sono mostrato immediatamente disponibile ad accompagnarla, una volta trovati i biglietti in prevendita. <<Mio padre desidera lasciarmi la gestione della sua rosticceria-tavola calda>>, ha detto subito lei, guardando oltre il parabrezza. <<Ma io gli ho detto che mi piacerebbe trasformare il locale in una trattoria tradizionale, e lui si è mostrato abbastanza favorevole>>. Ho detto subito che questa notizia mi pareva davvero fantastica, e che mi prenotavo già da ora per andare a cena nel suo nuovo ristorante. Lei mi ha spiegato che la sua vera passione era quella di cucinare, proprio come le aveva insegnato sua madre fin da quando era ancora una bambina, e che però, trascorrere tutti questi anni nella rosticceria della famiglia, per lei non era stato il vero coronamento del suo sogno. <<Ma adesso, prese le misure, si è visto che eliminando il bancone riscaldato e tutto il resto, si ottiene uno spazio sufficiente per diversi tavolini, fino a riuscire a mettere seduti anche una quarantina di clienti>>. L’ho guardata per un attimo, mentre eravamo fermi ad un semaforo, trovandola bellissima con quella sua espressione di entusiasmo che fino ad oggi non le conoscevo.

            <<Dobbiamo festeggiare>>, le ho detto mentre cercavo un parcheggio nella zona del teatro Verdi; <<prima assistiamo al concerto, e dopo ce ne andiamo in un locale>>. Così siamo entrati all’interno della sala e ci siamo seduti in platea nei posti a noi assegnati. <<Non ci vorrà neppure troppo tempo>>, ha proseguito lei, parlando sottovoce. <<In fondo, la cucina sul retro è grande, e quindi resta la stessa, almeno per il momento, e per la sala è sufficiente una rifrescata alle pareti, magari dei quadretti appesi che sappiano dare un senso al nuovo locale, e poi l’acquisto di un numero di sedie e tavolini, tipo osteria, che siano sufficienti>>. Le ho sorriso, ancora incredulo, ed ho annuito di nuovo, senza riuscire a trovare neppure le parole giuste per dimostrarle tutta la mia contentezza. <<Lascerò il nome di mio padre nell’insegna, e lui in cambio mi darà una mano agli inizi, e pagherà le spese della trasformazione. Sono felice, non so dirti neppure come io mi senta in questo momento. Mi pare quasi il giusto riscatto per mia madre, che in vita sua è sempre stata in cucina a sbucciare solo patate o poco più>>. Poi un presentatore è salito sul palco ed ha annunciato con enfasi il cantante ed il gruppo dei musicisti che lo accompagnavano, ed io allora ho preso una mano di Luciana, e lei si è stretta a me. Ho pensato subito che ad un momento così non ci fosse proprio niente da aggiungere: la musica fluiva, le canzoni apparivano bellissime, la serata era felice.

            In un caffè elegante poco lontano ci siamo fatti servire poi due coppe di spumante di gran marca, e dei tramezzini leggeri che ne accompagnassero ogni sorso. Io e Luciana abbiamo parlato di quei testi in musica appena ascoltati, e ci siamo trovati perfettamente d’accordo su molti di quegli argomenti, tanto da sembrare che attorno a noi non esistesse quasi più niente, come fossimo protetti da una grande bolla di vetro: all’interno, solo noi due, i nostri sguardi, le nostre parole, le espressioni sorridenti, con la costruzione calma di una relazione ancora da iniziare, ma desiderata fortemente. Quando infine siamo usciti, poco prima di salire in macchina, ci siamo scambiati un bacio, così, in mezzo ad un parcheggio, come ragazzini che non tengono conto di nulla, provando la necessità di sentirsi liberi di manifestare qualcosa di prezioso che improvvisamente sentivamo dentro. Ci siamo salutati davanti casa sua, con tenerezza, senza voler esagerare nel nostro ritrovarsi vicini. Tornando indietro, da solo dentro la mia auto, mi è sembrato che qualcosa di Luciana fosse ancora accanto a me, forse i suoi silenzi, il suo guardarmi, il suo bagaglio di sentimenti puri.

            Sono rientrato nel mio appartamento come se ancora volassi sopra al pavimento, poi mi sono concentrato per qualche momento sulla giornata di lavoro che mi attendeva l’indomani, poi ho dato un’ultima occhiata, nella stanza adibita a studio, sulla mia agenda degli impegni, ed infine mi sono coricato, provando quella leggerezza che non avevo più avvertito da chissà quanto tempo. Il silenzio della notte, infine, mi ha chiuso gli occhi, e tutto intorno ha preso lentamente la forma dei desideri rimasti inespressi, e forse schiacciati in un angolo angusto, e quindi dimenticati; fino a poco prima.       

 

            Bruno Magnolfi

lunedì 21 novembre 2022

Nessuna lamentela.


Alla fine, il vero trasferimento è risultato relativo soltanto a degli scatoloni pieni di libri, ai miei vestiti personali, e poi alla biancheria della casa, oltre a qualche mobiletto a cui sono particolarmente affezionato, ed infine ad alcuni elettrodomestici della cucina, insieme a qualcos'altro meno importante. Perciò, non è risultato necessario neppure interpellare una vera impresa di traslochi a cui affidare questi compiti di facchinaggio, ed è stato sufficiente farmi aiutare da un paio di ragazzi in gamba, persone che conosco da tempo proprio per il mio ambito di lavoro, e insieme a loro, tramite un furgone e qualche altro strumento adatto, l’intervento si è risolto con rapidità ed efficienza. Il nuovo appartamento al primo piano di via Mazzini invece, era completamente vuoto alla firma del contratto, ma insieme a Luciana, che mi ha accompagnato volentieri, ci siamo infilati subito in un mobilificio cittadino fornito di una vasta esposizione, e così abbiamo ordinato, con le misure delle pareti tra le mani, tutto ciò che poteva servire, arredando con gusto le spaziose cinque stanze che lo compongono. Mi piace respirare quest'aria di nuovo, non avevo riflettuto fino adesso quanto fosse deleterio per me e per il mio umore abitare ancora in quel piccolo appartamento che parecchi anni fa prendemmo in affitto io e la mia ex-moglie, poco prima di sposarci, e dove in seguito ero rimasto a vivere da solo. Invece, aver trovato questo nuovo alloggio, peraltro sito a poche centinaia di metri dal mio luogo di lavoro, è stato un vero colpo di fortuna, una combinazione da me molto apprezzata, tanto che le cose sembrano adesso girare improvvisamente tutte in un senso positivo.

I coinquilini del palazzo dove praticamente ho abitato fino ad oggi, non si sono neppure accorti di perdere nell’ambito di una sola giornata un loro vicino di casa, escluso il solito pensionato che staziona regolarmente subito fuori dal portone principale, ed annota nella sua mente ogni variazione che avviene da quelle parti. Anzi, lui è stato molto cortese con me, e quando ha capito che stavo ormai uscendo dal condominio per non tornarci più, almeno come residente nell’appartamento del terzo piano, mi ha stretto la mano e mi ha augurato buona fortuna, forse anche con un filo di vero dispiacere per veder andarsene un proprio conoscente. La mia nuova abitazione però, sembra proprio voler dare una spinta al mio desiderio di cambiare, ed anche se ci vorrà un po’ di tempo per ambientarmi completamente in queste stanze così spaziose, mi sento molto soddisfatto, incoraggiato persino ad apportare con calma delle piccole modifiche di varia natura, qualche miglioria, ed anche dei piccoli spostamenti di alcuni oggetti al momento appoggiati da qualche parte in via del tutto provvisoria. Stanotte ho dormito per la prima volta nella mia nuova camera spaziosa, che ancora profuma di intatto, ed anche se le differenze incontrate hanno portato qualche debole perplessità tra le mie abitudini, ugualmente mi sono trovato bene, perfettamente a mio agio.

Anche l’intero palazzo in cui è inserito l’appartamento appare di buon livello e maggiormente curato in ogni sua parte, almeno rispetto a dove ho abitato fino a ieri, oltre ad avere un ingresso condominiale vasto ed elegante, tanto che a me ancora sembra impossibile riuscire a permettermi dei dettagli e certe finiture così come appaiono in tutto l’edificio, anche se naturalmente ho soltanto stipulato un semplice contratto di affitto con i proprietari delle stanze, pur rassicurandoli di voler rimanere ad abitare qui per molto tempo. Costa di più, è naturale, ma il mio attuale stipendio mi permette di coprire bene le spese di locazione, mentre i pochi soldi risparmiati in questi anni mi hanno lasciato la possibilità di acquistare in contanti i nuovi mobili. Insomma, va tutto bene, ed anche il mio lavoro nell’agenzia immobiliare scivola tranquillo, confortando il mio impegno ogni giorno con della nuova clientela che si avvicina sempre di più ai nostri servizi, che appaiono pubblicizzati in allettanti offerte. Oltre Luciana, che si è dimostrata molto carina nel supportarmi in questa fase di cambiamento, il primo che ho avvertito del mio trasloco è stato Lorenzo, che si è complimentato per la mia “rinascita”, come lui l’ha definita, ed è arrivato persino ad offrirmi, dentro al suo locale, una bevuta beneaugurante, che ha scambiato con me sedendosi al mio tavolo per qualche minuto, a dimostrazione del suo incoraggiamento e delle proprie congratulazioni rispetto alle mie scelte. Insomma, sembra proprio viaggiare tutto bene, ed anche se il personale dell’agenzia che mi trovo a dirigere, vada spesso spronato a fare meglio, ed anche controllato, ad evitare brutte sorprese, non trovo proprio qualcosa di cui debba lamentarmi. Ho una bella casa, un buon lavoro, un’automobile nuova, mi sento in forma: non mi pare proprio il caso di lagnarmi di qualcosa.

 

Bruno Magnolfi 

sabato 19 novembre 2022

Procedimento imprevisto.


Sono seduto davanti alla mia scrivania da dirigente dell’agenzia immobiliare "F. & A.", e sto riflettendo su come sembri addirittura impossibile che per più di cinque anni io abbia potuto condividere l'esistenza con una donna della quale, mi rendo conto soltanto adesso, non avevo compreso quasi nulla. Mentre sono da solo in ufficio, torno ancora a scorrere per incredulità le righe stampate su una lettera a firma di un certo avvocato, che in via confidenziale mi fa presente come non sia più possibile reclamare dei diritti sull'eredità ricevuta qualche tempo addietro in proprio favore dalla mia ex-moglie Laura, in quanto pienamente risarcito tramite la donazione a mio nome di una percentuale aziendale piuttosto cospicua della proprietà di questa stessa agenzia dove adesso mi trovo a svolgere il mio lavoro, a fronte peraltro, si dice nella lettera, anche di un regolare ed alto stipendio da direttore. Ora penso questo: non mi sarebbe mai passato per la testa di intentare una causa contro di lei per pretendere qualcosa di un suo bene di famiglia, e non vedo proprio quali pretese avrei potuto apportare in questo contesto, visto che avevamo già affrontato una rapida e dolorosa separazione; ma anche se avessi avuto diritto a qualcosa, per ragioni legali, ne avrei indubbiamente parlato con Laura, prima di intentare qualsiasi altra cosa. Adesso, veder scritta su carta un'offesa del genere alla mia buona fede, ed anche nei confronti delle mie più distanti intenzioni, mi pare addirittura un'enormità. Tanto più che quando l'attività speculativa di suo fratello Fernando lo ha portato ad aprire l'immobiliare che adesso dirigo, nessuno aveva parlato di risarcimenti di ordine familiare, ma soltanto di fondi corposi messi assieme da lui con il proprio intenso lavoro in Nuova Zelanda, e che, una volta tornato in patria, desiderava mettere a frutto aprendo un'impresa in cui investire solamente un certo capitale di partenza, lasciando poi gestire a me tutto quanto, fidandosi ovviamente della mia pluriennale esperienza nel settore immobiliare. Non avevo trovato niente di male in un'operazione del genere, a parte quella che ritenevo solo una incidentale parentela.

Ma tutto questo non basta: allegata alla lettera è stato inserito un documento ulteriore vergato su della preziosa carta intestata, molto ben scritto, in cui si chiede semplicemente di apporre la mia firma in calce in fondo al foglio, e a seguito ovviamente rispedirlo al mittente per raccomandata, dimostrando in questa maniera la mia intenzione manifesta di non avanzare pretese nei confronti di Laura, sia nel presente, sia nel futuro. Torna del tutto naturale che io firmi immediatamente questo foglio; non desidero niente da lei, e desidero far ciò non foss’altro che per il gusto di tranciare di netto ogni relazione eventualmente rimasta in sospeso con la mia ex-moglie, ed anche con suo fratello, con il quale purtroppo dovrò ancora incontrarmi tra diversi mesi per aggiornare in mio favore, come da accordi, la proprietà della neonata agenzia che rappresento. Naturalmente io dovrò riscattare con un mutuo la parte rimasta nel possesso di Fernando, almeno in questa fase, ma proseguendo le attività dell’immobiliare con queste premesse così positive che si stanno mostrando, non credo che ci potranno essere proprio dei problemi nel rispettare i tempi di quanto previsto. Forse è giunto per me soltanto con queste carte il vero momento per voltare pagina, per chiudere completamente con il mio passato, per aprire le porte a qualcosa indubbiamente da rinnovare, e che forse non avrei mai immaginato fino a poco fa. Nei prossimi mesi credo che cambierò di me tutto ciò che sarà ancora possibile, ed anche di quanto appare ulteriormente ancorato agli anni trascorsi, persino le abitudini, tanto è mia intenzione calcare al massimo le variazioni attuabili nelle mie giornate. 

Infine, esco dall'ufficio, chiudo l'agenzia, inserisco l'allarme. Faccio un salto da Lorenzo per distrarmi, nel suo locale poco distante, ma se non c'è lui dietro al bancone non mi fermerò neppure. E invece è lì, lo saluto, mi sento bene, gli dico, poi sorrido, faccio presente che sono contento di vederlo. <<Hai forse preso qualche decisione importante?>>, fa lui tanto per stuzzicare. <<Forse>>, faccio io, <<ma niente di particolarmente interessante>>. Lui mi serve la solita birra rossa piccola alla spina, poi mi guarda un momento. <<Stai cambiando>>, dice tranquillo; <<e spero in meglio>>. Sorrido, mi guardo attorno, gli dico che qualcosa effettivamente si sta muovendo, che provo un nuovo entusiasmo, e forse non sento più la necessità di abbassare la testa e di lasciare che le cose procedano per conto proprio. Lui annuisce, non sa che cosa io pensi davvero, però è certo che uno come Lorenzo sa comprendere al volo l'aria che tira. Va avanti e indietro nel servire altri clienti, poi si ferma di nuovo da me e mi guarda per un po'. <<A volte vorrei essere come te>>, gli dico, quasi con commozione. <<No, tu sei ben altro>>, fa lui; <<e stai ancora migliorando>>. Sorrido, butto giù l'ultimo sorso, poi me ne vado.

Fuori l'aria è fresca, quasi piacevole. Penso a domani: c'è un grande appartamento che verrà venduto, proprio domani; e l'acquirente verserà sul conto bancario della mia agenzia una quota corposa già prevista. Bene; andiamo avanti, mi dico, tutto procede.

 

Bruno Magnolfi

mercoledì 16 novembre 2022

Diverse solitudini.


            Oggi è domenica, ed io non ho proprio alcun impegno, posso restare a letto fino a tardi, anche se è da un pezzo ormai che sono sveglio. Quando ancora abitavo con mia moglie in questa piccola casa, non mi sarei mai attardato così a lungo prima di saltare fuori dalle coperte e mettermi rapidamente in piedi, almeno per assecondarla. Luciana invece, a quest’ora, probabilmente è già al lavoro nella rosticceria di suo padre, e sta lì sicuramente a sfornare teglie calde e vassoi da appoggiare dentro al capiente bancone riscaldato. Alla fine della mattinata potrei passare come per caso da quelle parti, magari quando ormai non c’è più quasi nessuno da servire. Proprio da Luciana potrei farmi sistemare dentro una busta qualcosa per un buon pranzo da asporto, e forse anche chiederle se è possibile vederci, magari nel tardo pomeriggio, oppure nella serata, come lei preferisce. Forse Luciana in quel caso si potrebbe fermare per un attimo, guardarsi lentamente attorno, pulirsi leggermente le mani sul grembiule bianco, prendere del tempo insomma, e poi dire soltanto: <<Va bene; ti aspetto a casa di mio padre, se vuoi passare a prendermi>>. Sarei contento, se tutto accadesse esattamente in questo modo, ed in quel caso senz’altro le sorriderei con garbo, pagando alla cassa quanto dovuto, e lasciandole poi un piccolo saluto d’intesa. Ma non sempre le cose vanno così, ne sono cosciente, per cui mi sento preparato già da adesso ad un suo rifiuto, tanto da chiedermi se valga la pena persino di andare fino là a mettere in opera questo mio sciocco tentativo.

Resto per parecchio tempo a riflettere su come sia meglio comportarmi, poi mi alzo dal letto, mi lavo, taglio la barba, scelgo gli abiti adatti da indossare, ed alla fine, dopo aver anche fatto tante altre piccole cose di minore importanza, mi decido ad uscire. Compio a piedi un lungo giro senza una meta precisa, poi, quasi provando una specie di innegabile attrazione, mi ritrovo davanti alle vetrine della rosticceria "da Mauro", per dare un’occhiata. Luciana è al suo posto, dietro al bancone, proprio come mi ero immaginato, ed io entro subito e le rivolgo un debole sorriso di saluto, mentre attendo il mio turno per essere servito. Poi le indico col dito sopra al vetro quello che desidero tra quanto è rimasto, vista l’ora, e lei, senza dirmi niente, asseconda fedelmente le mie preferenze. Sistema ogni cosa con cura dentro a dei contenitori, poi compone una busta che mi porge sopra al banco, guardandomi un attimo negli occhi. <<Ci vediamo stasera?>>, le chiedo allora rapido, toccandole la mano, mentre prendo quanto sta porgendo, in un momento in cui soltanto lei può sentire quel che dico; e Luciana attende un momento prima di rispondere, proprio come mi ero immaginato. <<Si>>, dice alla fine sottovoce; <<portami dove posso dimenticare per un po’ tutto questo brutto periodo>>.

Torno verso casa, ed improvvisamente mi sento bene, come se finalmente tante tra tutte quelle cose rimaste in aria, fossero ormai risolte, e non avessero più necessità di essere affrontate e tradotte in termini più semplici. Non voglio più stare da solo, adesso ne ho certezza; desidero scambiare i miei pensieri con Luciana, ascoltare attentamente le sue parole, almeno in quei momenti in cui desidera parlarmi, e poi sentirla accanto, aiutarla a dipanare i propri crucci, e condividere con lei tutto il possibile. Voglio capire i suoi pensieri, comprendere le sue idee, i suoi desideri, ed azzerare tutte le sciocchezze che si sono messe di traverso tra noi due, parlando e comportandomi con il massimo possibile di sincerità. Forse può essere che il mio si dimostri ancora una volta solamente un gesto completamente inutile, come tanti che ho già fatto; però adesso voglio portarlo fino in fondo, e mettere subito mano a quanto di meglio riesco a fare, affinché niente con lei resti intentato.

Al più presto devo cambiare abitazione, prendere in affitto un appartamento più spazioso, dove non si respiri ancora l’aria della mia ex-moglie, e dove anche Luciana possa sentirsi libera di seguirmi se le va. Soltanto adesso forse ho compreso il suo riserbo, la ritrosia dimostrata nel venire a visitare le mie stanze da singolo che furono abitate da una coppia, ma desidero superare al più presto anche queste difficoltà, ora che mi appaiono molto più chiare. Le farò scegliere qualcosa del nuovo arredamento, farla sentire a proprio agio insieme a me, e farle scordare un po’ il proprio passato, se è quello un ostacolo tra noi, nello stesso momento in cui io mi impegnerò con tutte le mie forze a dimenticare il mio. Ma certo, come avevo fatto a non pensarci prima: Luciana è più giovane di me, non ha esperienza, ha sempre abitato con i genitori prima, e poi solo con suo padre, quando la madre è morta. I miei trascorsi l’hanno spaventata, ha immaginato di me un uomo pronto soltanto a divertirsi, incapace di comprendere i suoi dubbi; ma adesso devo soltanto dimostrarle che non è così, che noi due possiamo darci davvero un futuro insieme, e condividere così le nostre diverse solitudini.

 

Bruno Magnolfi